30 aprile 2010

Silvano Fuso al MTSN


Gli intensi impegni della settimana appena trascorsa mi hanno impedito di dedicare 2 doverose righe all'incontro con Silvano Fuso di mercoledì scorso al mtsn di Trento, e non perchè non abbia apprezzato il suo intervento dedicato alle leggende sulle influenze lunari (vere e presunte), tutt'altro.
Avevo già avuto modo di incontrare qualche tempo fa questo socio effettivo del Cicap nazionale nonché segretario del gruppo regionale della Liguria. Il primo incontro l'ho avuto tramite i suoi istruttivi e piacevoli libri che leggo sempre volentieri per farmi una sana cultura, il secondo al convegno nazionale del Cicap del 2009 e il terzo poco tempo dopo a Bolzano, in un incontro pubblico organizzato dal circolo La Comune al quale partecipò anche il professor Giorgio Dobrilla, e dedicato in quell'occasione ai nemici della scienza.
Nell'aula magna del museo tridentino si è parlato, nell'ambito delle conferenze a tema "viaggio nel cosmo: scienza e fantasia a confronto", di tutti quegli influssi che si ritiene eserciti la luna in ambito agricolo, meteorologico, biologico e geologico. Gli unici influssi accertati, dice Fuso, sono la forza gravitazionale che il satellite esercita e la luce solare che riflette. Il primo si manifesta attraverso le maree, che riguardano non soltanto le masse oceaniche ma anche il globo terrestre (che può essere soggetto a deformazioni che in qualche caso possono anche provocare scosse telluriche). Il secondo influsso accertato è quello causato dalla luce solare riflessa, che provoca lievi movimenti nelle piante atti a orientarle verso la fonte di luce (i cosidetti tropismi); o che spinge taluni organismi marini ad avvicinarsi in superficie proprio perché attirati dalla maggiore luminosità.
Tutto il resto delle leggende legate alla luna son strascichi di cultura popolare arcaica, quando non esisteva un metodo scientifico in grado di spiegare taluni fenomeni e ci si affidava alla magia e al sopranaturale.
Silvano Fuso analizza ogni diceria e risponde colpo su colpo in modo dettagliato e tale da non ammettere dubbi, a meno che non si scelga di credere a priori a determinate leggende; magari perché, spesso senza rendersene conto, le persone non riescono a distinguere i propri desideri dalla realtà e/o tendono ad evidenziare i fatti che confermano le loro credenze e aspettative e a tralasciare i fatti che invece le smentiscono.
Durante il dibattito col pubblico ha dato un valido consiglio a chi gli chiedeva come dialogare in maniera appropriata con chi crede all'irrazionale: prima di tutto occorre sempre evidenziare di cosa si occupa effettivamente la scienza, e cioé solo di quei fenomeni che sono controllabili e misurabili con il metodo scientifico; dunque bando alle discussioni sulla metafisica, perché su quello la scienza non può dire nulla, e stare molto ben attenti a non cadere nello scientismo, ossia nell'errore presuntuoso di ritenere che a tutto c'è una spiegazione scientifica, perché così non è, almeno allo stato attuale della ricerca.
Pubblico giovane e indisciplinato, diversi i soci cicap e i compagni del museo, ma è sempre piacevole incontrarsi in queste occasioni.

malga prima busa

Ci siamo proprio invaghiti della zona montuosa sopra i comuni di Torcegno, Ronchi e Roncegno, così oggi abbiamo voluto tornarci per curiosare cosa c'è ancora di bello da fare e da vedere. Molto, direi, e soprattutto in autunno dev'essere un festival di colori da non perdersi per nulla al mondo. Approfittando dell'ultima giornata semiserena, e prima che inizi la stagione delle piogge prevista per la prossima settimana, abbiamo imbroccato il sentiero 323b per la malga prima busa che si trova a scarsi 1800 m di altezza, farneticando pure sulla probabilità di spingerci fino ai 2000 m dei 7 laghi che si trovano sopra la malga.
Non è stato semplice intercettare il sentiero, perché la segnaletica non è proprio facilmente interpretabile, ma tutto sommato siamo arrivati dove volevamo senza grossi problemi.



monte sopra conella (???.....)

Presuntuosi come sempre, siamo stati stoppati dalla neve, a pochi minuti dalla malga.






A dire il vero ho voluto fare l'arrogante e provare ad andare nonostante la mia inadeguatezza tecnica, e come al solito son stata punita sprofondando fino alle orecchie e infradiciandomi fino al midollo. Ma siccome son capa tosta ci torno non appena la perfida si è squagliata.

29 aprile 2010

malga 7 selle, quasi

La stradina asfaltata che da Torcegno porta alla malga 7 selle e oltre, è segnalata come sentiero 311 ed è libera e transitabile fin qui;



poi solo cumuli ingombranti di neve in via di rapido scioglimento. Ma è stato meglio così, altrimenti forse saremo stati tentati di inoltrarci con l'auto fin sotto la malga come dei banali borghesucci qualsiasi.
Andare a spasso per monti riserva sempre delle belle sorprese; di solito sono incontri con bestiole carine, o scorci speciali.
A volte anche perline come questa:



Se avessi avuto un pennarello indelebile solo la minaccia di una fucilata in fronte mi avrebbe trattenuta dallo scriverci sotto a caratteri cubitali "MENTRE IL PROPRIETARIO E' ROGNOSO", tanto per suscitare amore e amicizia anche da queste parti.
Quando ci troviamo davanti cumuli di neve è sempre buona regola per noi calcare le impronte di chi ci ha preceduti, sperando che le rispettive falcate corrispondano, più o meno. Ma le orme di oggi non rispettavano alcuna logica umana, essendo piuttosto a mossa di cavallo; un'impresa starci dietro, soffocata tra battute irrispettose e grasse risate, li mortacci loro.
L'intera passeggiata è stata davvero piacevole perché la zona è paesaggisticamente molto bella. Il percorso per nulla faticoso ci ha ringalluzziti, e già pregustavamo di arrivare ben oltre la malga 7 selle quando ci siamo trovati davanti un muro di neve sul quale non ci siamo avventurati e che ci ha impedito il passaggio proprio a 2 minuti dalla malga.




Così abbiamo un ottimo ulteriore motivo per tornarci.

24 aprile 2010

le gioie del matrimonio

E' da un anno almeno che minaccio l'husband di rendere pubbliche le sue battutacce, le sue alte considerazioni filosofiche sul mondo, i suoi mattoni culinari indigesti e i suoi obbrobri botanici. Più o meno da quando una sera, spaparazzato sul divano, nell'apprendere la notizia di una donna germanica che dopo aver ucciso i suoi 8 bambini li aveva occultati in un congelatore, con grande serenità e assoluto candore mi chiese: "ma dove li vendono congelatori così grandi?? io non ne ho mai visti". Mentre io meditavo di scassinare una farmacia per farmi un'overdose di tutto il prozac possibile e immaginabile, l'uomo di mondo si interrogava sulle dimensioni dei congelatori tedeschi; ah, la tecnologia teutonica, mica hanno una delonghi qualsiasi...
Quel giorno dissi: vedrai se prima o poi non ti dedico un'apposita etichetta del mio blog, che lo sappiano i miei lettori masochisti da dove traggo ispirazione per le baggianate cosmiche che scrivo e perché son così fulminata.
Oggi è arrivato il momentone, perchè appena rientrata a casa dopo un'intera giornata trascorsa al museo tridentino di scienze a tentare di accalappiare adepti per il cicap taa, ho trovato una cosa pornografica in balcone.
Probabilmente stimolato dal successo della mia semina di habanero, l'husband si è fatto spuntare un pseudo pollice verde e ha trapiantato una piantina di basilico, tra l'altro in una balconiera dove avevo buttato qualche semino di habanero fatalii. E vabbé, è giusto che ognuno si cresca ciò che preferisce. Dopo qualche giorno affianco al suo basilico mi è spuntato un unico germoglio di fatalii, e vabbé, appena diventa grandicello lo sposto in un vaso tutto suo. Non ho fatto in tempo, l'incarnazione simultanea di attila e conan il barbaro insieme mi ha preceduta:

OHIBO'

Fortunatamente per lui non era a portata di scopa, dunque veloce scambio di messaggi sull'apparizione non mistica di quell'ammasso di gramigna spelacchiata che sarebbe, a sentir lui, una piantina di menta. Trapiantata di nascosto in mia assenza, perchè non lo posso lasciare solo un attimo.
Il mio cucciolo di fatalii, naturalmente, raso al suolo. L'unico della sua specie che ero riuscita a far spuntare. E al suo posto quella sterpaglia lì. A me. Senza più parole né lacrime (dal gran ridere, però).

22 aprile 2010

ops! Stefano Oss

Questo bravissimo conferenziere che lavora in qualità di docente al dipartimento di fisica dell'università di Trento, è anche, fortunatamente per noi, presidente del neonato gruppo locale del Cicap e dunque colui che ci mette la faccia più di tutti, in quanto effettivo rappresentante e portavoce; e devo dire che meglio di così non ci poteva proprio andare, anzi, dubito che altri gruppi locali possano vantare di più.


Appassionato di astronomia e storia dell'astronautica ha spiegato, con linguaggio abbastanza tecnico ma comprensibile, quali sono grosso modo le leggi della fisica che hanno consentito all'uomo di sollevarsi da terra per arrivare prima in orbite via via più alte e poi allo sbarco sulla luna e oltre. Quello del linguaggio da utilizzare durante gli incontri divulgativi è un problema molto serio per chi vuole diffondere la cultura scientifica tra i non addetti ai lavori, ed è la vera prova del 9 di tutti gli insegnanti, secondo me; perché son quasi tutti bravi a studiare e laurearsi, ma condividere il proprio sapere con altri riuscendo ad accendere curiosità e piacere è di pochini, e Stefano è uno di questi. Concetti come "la caduta che non finisce mai" per spiegare le orbite dei satelliti, o la sottile differenza tra assenza di peso e assenza di gravità e l'equazione di Tsiolokowskji li ho recepiti anch'io che di fisica so meno di zero (ma non mi azzardo a scriverne un resoconto perché non saprei come maneggiarli).
Mi meraviglio sempre di quante poche persone sappiano apprezzare argomenti di questo genere, che solo apparentemente sono asettici; dentro la storia dell'astronautica (e della ricerca scientifica in genere) ci sono invece uomini e donne umanissimi, animati da una passione che deve essere davvero smisurata per arrivare a concepire strumentazioni così sofisticate e rischiare la propria vita per amore della conoscenza, da cui alla fine bene o male traiamo vantaggi tutti. Meritano tutta la nostra gratitudine.

20 aprile 2010

Fiocco red savina in balcone

Stavolta ho pochi dubbi e posso dire con certezza che alla fine, con molta calma, il bastardino ha messo fuori le sue corna. Uso il termine bastardino non a caso, visto che con tutti i rimestaggi che ho combinato tra terriccio e semi di varie specie di habanero non saprei proprio che razza di accoppiamento selvaggio ci sia stato là sotto terra; meglio non indagare. Diciamo per semplificare che dovrebbe essere un red savina e non se ne parli più (figlio dei red che mi furono regalati da Orlando lo scorso autunno nella sua azienda agricola di Pontecagnano).

ogni scarraffone è bello a mamma sua


Dei chocolate e dei naga racattati invece all'azienda Stuard di Parma neanche l'ombra, per il momento. Peccato, perchè al chocolate in particolare ci tenevo molto.
Ora, se tutto va bene e se la temperatura si mantiene più o meno costante, il bastardino dovrebbe diventare bello e rigoglioso in giugno, e per me si ripropone sempre il solito problema: trovare un habanero-sitter che lo accudisca mentre io sono in spiaggia a strafregarmene di lui e del mondo intero. Non è facile, perché le persone finché devono innaffiare una rosellina sono entusiaste di accoglierla, ma quando sanno che razza di demone è questa si rifiutano gentilmente, manco temessero di tenersi in casa una pianta carnivora che aspetta le tenebre per strangolarli nel sonno. Non mi credono quando dico che invece è una soave pianticella, timida, che non sporca, non disturba e che al massimo partorirà un unico peperoncino a fine estate, e soltanto se gode di buona salute e se si sente amata. E' un'incompresa, poverella (this world was never meant for one as beautiful as you - "Vincent" D. McLean).

19 aprile 2010

malga Fregasoga - baito val Mattio

Ogni tanto il mio livello di filantropia aumenta in maniera del tutto ingiustificata e allora sempre la realtà si incarica di riportarlo bruscamente ai soliti livelli primitivi; alla baita della val di mattio, tappa dell'escursione di oggi alla malga fregasoga, ho potuto ammirare un'espressione sbalorditiva del senso estetico umano, una vera perla.

Bonjour noblesse


Bonjour finesse



Per chi non avesse inquadrato bene, sono zampe di ungulato usate come attaccapanni e portascope.
Questa è gente che magari si vanta di amare la montagna, la natura, il bosco e soprattutto i suoi abitanti, specie se in padella, al forno o impagliati alle pareti. Penso che ne ho abbastanza da farmi passare per i prossimi 6 mesi la voglia di socializzare con qualsiasi bipede dovessi malauguratamente incontrare lungo qualche sentiero, tanto per cambiare.

14 aprile 2010

Malga Vernera

Siamo partiti da Montesover insolitamente tardi rispetto alle nostre abitudini, causa nottata infame e tempo incerto, e senza alcuna pretesa di arrivare chissà dove. Invece, nonostante le mie inguardabili condizioni mentali e fisiche, tomo tomo cacchio cacchio alla malga ci siamo arrivati dopo un'ora e mezza per nulla faticosa, seguendo un itinerario lasciato in sospeso qualche anno fa, esattamente il sentiero 469. Non male, considerato che ero ferma da tanto tempo e la nottata trascorsa a espellere acido cloridrico allo stato puro.
Fino alla baita Pat strada abbastanza libera con tratti di ghiaccio infido nascosto sotto un leggero velo di neve innocente, che stavolta non mi ha fregata. Poi per fortuna solo neve (scadente).

malga vernera bassa

Il cielo nero ci ha suggerito di non avventurarci oltre, ma credo che tra breve cominceremo a fare come i britannici, che non si fanno più condizionare dal loro schifosissimo clima ed escono di casa sempre e comunque. Mi sembra saggio, anche se temo che non mi basterà una vita ad abituarmici o a togliermi la paranoia dei fulmini.

11 aprile 2010

incontro con Bruno Tinti

L'ex procuratore aggiunto Bruno Tinti ha intrattenuto ieri sera un centinaio di persone alla sala rosa del palazzo della regione di p.zza Dante. Invitato dall'associazione Trentoattiva, ha parlato per ben 2 ore e mezza di come vede lui l'attuale situazione politica e sociale italiana e di quale potrebbe essere l'evoluzione.
Non è uno che le manda a dire, che fa giri di parole o che cerca di non drammatizzare; tutt'altro: fa nomi e cognomi, cita a memoria leggi e provvedimenti che lentamente erodono la democrazia, auspica apertamente la nascita di un comitato di liberazione nazionale, come quello nato nel 1943 per liberare l'Italia dalle truppe nazi-fasciste. Precisando però che l'Italia di oggi non si trova nella stessa situazione del '43 ma piuttosto in quella del '25, quando il partito di Mussolini prese legalmente il potere modificando alcune leggi che gli permettessero di fare ciò che prima era illegale.
Roba da alzarsi ed infilarsi nel primo bar ad alcolizzarsi fino al coma etilico.
Interrogato da una signora che gli chiedeva un parere sui troppi silenzi del presidente della repubblica che dovrebbe essere garante della costituzione e di un certo rispetto istituzionale, ha parlato apertamente di paura; secondo Bruno Tinti, c'è il timore che contraddire troppo duramente una maggioranza di governo capitanata da un individuo di tal fatta potrebbe scatenare una qualche reazione spropositata che potrebbe anche sfociare in tragedia nazionale. Personalmente condivido l'opinione di Tinti e l'ipotetico timore presidenziale, ma se l'alternativa è lasciar fare, come si fa con i pazzi che è meglio non provocare, forse una botta in testa per svegliare un po' di gente è davvero meglio.
Non vede soluzioni all'orizzonte ma incita alla resistenza, perchè tolta questa resta il nulla. Ognuno faccia la sua parte, questo è l'eterno sunto degli incontri di questo genere, mai delegare ad altri, informarsi, faticare, perchè nulla è dato per scontato e i diritti acquisiti in passato vanno esercitati e mantenuti. Aggiungo io, senza criminalizzare quanti si arrendono, magari impegolati in altri problemi di sopravvivenza quotidiana, perchè contrastare certa mentalità arrogante è logorante e non si può umanamente pretendere che tutti se la sentano di sacrificare ad oltranza parte della propria sanità mentale.
Chiacchierata a tratti deprimente, a tratti divertente, anche perchè il tipo è fine pensatore, colto e raffinato senza essere snob.
Pubblico piacevolmente giovane, reattivo, educato, intelligente, insomma confortante abbastanza da non uscire dalla sala pensando di aver sprecato oltre due ore. E convincendomi ulteriormente che è più auspicabile morire depressa che diventare cinica.

7 aprile 2010

e questo che è??






Nel vaso in cui ho seminato habanero già diversi mesi orsono è spuntato questo coso, complice anche l'alta temperatura di questi ultimissimi giorni. Habanero o ufo portato magari da qualche passero? Io i germogli di habanero li ricordo molto diversi, e poi non vorrei rischiare di allevare un peperoncino fasullo... pepperfriends, mi date una dritta??

3 aprile 2010

Il mio primo casatiello

Il casatiello è una torta rustica tipica del napoletano, che può essere dolce o salata. Quella che preferisco è la versione salata, ça va sans dire, e finora l'avevo sempre mangiata a sbafo a casa d'altri; quest'anno ho voluto sfidarmi e mi sono cimentata nella sua preparazione, però tarata sui miei gusti personali.
Gli ingredienti principali sono farina, lievito, burro (nella versione originale strutto o sugna, come la chiamano loro), uova, formaggi, salumi vari, pepe a piacere. L'ideale per andare incontro alla bella e calda stagione, ma è cucina napoletana, dunque tutto nel rispetto di un fegato mediamente ignorato.
Ho apportato qualche variante, e con queste ho rischiato di espormi al dileggio dei napoletani doc:
- non disponendo né gradendo la sugna mi sono affidata ad un normale burro dell'alto adige (ca 70 g);

- ho usato un solo uovo per 350 g ca di farina, invece che 2;

- quanto a salumi ho usato pancetta, salame e lardo in quantità discreta;
- quanto a formaggi ho usato il trentingrana grattugiato e un po' di provolone piccante;

- pepe nero macinato al momento.

Le dosi di questi ingredienti non le ho calcolate, sono stata guidata dalla mia personale ingordigia, che non consiglio a nessuno che sia sano di stomaco e desideri restarlo.
No, non ci ho messo habanero perchè sarebbe stato interpretato come un atto di guerra gratuita. Come sempre non ho usato il sale, e comunque in questo caso sarebbe stato più che superfluo, visti gli ingredienti. Però se ne sono accorti, ed è l'unica seria osservazione che mi è stata fatta.
Barbari.
Tempo di cottura: circa un'ora, a temperatura moderata (160°).
Il risultato finale:

l'aspetto non è granché...


E' stato apprezzato dai commensali, dunque temo che in futuro mi venga chiesto di prepararlo ancora; e mi sta bene, così imparo a rendere partecipe il nemico dei miei esperimenti gastronomici.