22 febbraio 2010

Altopiano di Piné

Non ci eravamo mai fermati a lungo in questa zona, sempre attraversata di fretta per raggiungere altri lidi. Non è male, c'è una bella aria e bei paesaggi.
Per pranzare abbiamo scelto un bel ristorantino in località Sternigo dove ci hanno fatto il pelo e il contropelo, con estrema cortesia però, e con gran classe, come ogni vero pirla si merita. Visto il locale, però, l'avevamo messo in conto.
La sensazione, ad ogni portata, era che si trattasse sempre di preliminari, e la conclusione, almeno io, l'ho aspettata invano; 40 e passa euro a capoccia per mangiare li spendo volentieri, per mangiare però, non per sporcare inutilmente il piatto con porzioni da uccellino a stecchetto (buonissime comunque, questo va detto). Dev'essere la tanto osannata cucina molecolare che va di moda.
Va bien, la cosa più importante era ed è stata la compagnia, e con quella siamo andati sul sicuro, e poi il posto meritava comunque una visitina.
Ho scoperto che il famoso tortel di patate altro non è che il mio casereccio "rosti": patate crude grattugiate e fritte.
Ho letto da qualche parte che regola vuole che questo composto venga fritto in padella con poco olio. Ricordo di aver mangiato anni fa una roba del genere, mattonissima e untuosissima, da qualche parte in val di non, e di averla smaltita con grande sofferenza epatica dopo averci fatto una croce su ed essermi ripromessa "mai più". La mia versione, assai più digeribile, prevede innanzitutto che le patate grattugiate siano ben asciugate con un panno, e che la frittura avvenga in friggitrice con abbondante e sano olio caldo; checchè se ne dica, è molto meglio.
Il marzemino della ditta Simoncelli mi ha sorpresa, assai simile ad un buon cannonau delle cantine di Jerzu; anche il merlino è buono, non so se valga davvero 40 euro la bottiglia, comunque è stato un bel trincare.
Dopo una bella passeggiata digestiva e più affamati che mai ci siamo infilati in un bar stile saloon del far west, dove alcune facce sinistre creavano una pittoresca tappezzeria (il mio tutore dell'ordine in borghese ha individuato subito una vecchia conoscenza, per fortuna allo stato non belligerante).
Il tasso alcolico che emanava da certi individui era visibile ad occhio nudo, noi invece abbiamo fatto la figura da Cocco Bill: té, tisane, acqua ed un caffé, giusto per non farci notare. Servizio e gentilezza del gestore comunque ottimi.
A casa mi son gettata sul pezzo di pane sapa che mi è stato portato in dono: è un dolce tipicamente natalizio fatto con farina, lievito, mosto, mandorle, nocciole, noci, uvetta, cannella e chiodi di garofano, proprio come lo faceva la mi' mamma. Per otturare la voragine del mio pancino che gridava vendetta.

antipasto e primo (sigh)


filetto di maiale (sigh)


rotolini di vitello ai funghi (sigh)


marzemino


dolce al gorgonzola con le pere (sigh)


tortino al cioccolato (sigh)


merlino


pane sapa (giustizia è fatta)

1 commento:

  1. Bella questa descrizione. Prossima volta un bel rifugio dove non c'é questa ricercatezza ma si mangia.... Ciao, Andrea - www.altopianodipine.com

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