25 febbraio 2010

Perle ai porci


Già avevo una sconfortante idea dei ragazzi delle scuole medie e superiori, ora è peggiorata di molto, tanto da farmi affermare che l'unico mio privilegio di vivere in questi tempi è che vedendoli non sono assalita dalla nostalgia che mi farebbe desiderare di avere di nuovo 16 anni. Mi basta incontrare le orde di adolescenti in giro per la strada per farmi sentire al sicuro dei miei anni e per farmi ringraziare di non dover vivere la loro età, oggi.
Perchè sarà inconcludente anche la mia generazione, ma non irrecuperabile come temo sia questa. Non li invidio davvero.
Questo tragicomico libro scritto da un insegnante che si firma Gianmarco Perboni (è uno pseudonimo) mi ha fornito un'ulteriore pezza d'appoggio alla caterva di argomentazioni che uso per contrastare tutte quelle persone che ancora mi rimproverano il fatto di non voler fare anch'io l'insegnante e poi la mamma. Su tutte una: prrrrrrrr!!!!

22 febbraio 2010

Altopiano di Piné

Non ci eravamo mai fermati a lungo in questa zona, sempre attraversata di fretta per raggiungere altri lidi. Non è male, c'è una bella aria e bei paesaggi.
Per pranzare abbiamo scelto un bel ristorantino in località Sternigo dove ci hanno fatto il pelo e il contropelo, con estrema cortesia però, e con gran classe, come ogni vero pirla si merita. Visto il locale, però, l'avevamo messo in conto.
La sensazione, ad ogni portata, era che si trattasse sempre di preliminari, e la conclusione, almeno io, l'ho aspettata invano; 40 e passa euro a capoccia per mangiare li spendo volentieri, per mangiare però, non per sporcare inutilmente il piatto con porzioni da uccellino a stecchetto (buonissime comunque, questo va detto). Dev'essere la tanto osannata cucina molecolare che va di moda.
Va bien, la cosa più importante era ed è stata la compagnia, e con quella siamo andati sul sicuro, e poi il posto meritava comunque una visitina.
Ho scoperto che il famoso tortel di patate altro non è che il mio casereccio "rosti": patate crude grattugiate e fritte.
Ho letto da qualche parte che regola vuole che questo composto venga fritto in padella con poco olio. Ricordo di aver mangiato anni fa una roba del genere, mattonissima e untuosissima, da qualche parte in val di non, e di averla smaltita con grande sofferenza epatica dopo averci fatto una croce su ed essermi ripromessa "mai più". La mia versione, assai più digeribile, prevede innanzitutto che le patate grattugiate siano ben asciugate con un panno, e che la frittura avvenga in friggitrice con abbondante e sano olio caldo; checchè se ne dica, è molto meglio.
Il marzemino della ditta Simoncelli mi ha sorpresa, assai simile ad un buon cannonau delle cantine di Jerzu; anche il merlino è buono, non so se valga davvero 40 euro la bottiglia, comunque è stato un bel trincare.
Dopo una bella passeggiata digestiva e più affamati che mai ci siamo infilati in un bar stile saloon del far west, dove alcune facce sinistre creavano una pittoresca tappezzeria (il mio tutore dell'ordine in borghese ha individuato subito una vecchia conoscenza, per fortuna allo stato non belligerante).
Il tasso alcolico che emanava da certi individui era visibile ad occhio nudo, noi invece abbiamo fatto la figura da Cocco Bill: té, tisane, acqua ed un caffé, giusto per non farci notare. Servizio e gentilezza del gestore comunque ottimi.
A casa mi son gettata sul pezzo di pane sapa che mi è stato portato in dono: è un dolce tipicamente natalizio fatto con farina, lievito, mosto, mandorle, nocciole, noci, uvetta, cannella e chiodi di garofano, proprio come lo faceva la mi' mamma. Per otturare la voragine del mio pancino che gridava vendetta.

antipasto e primo (sigh)


filetto di maiale (sigh)


rotolini di vitello ai funghi (sigh)


marzemino


dolce al gorgonzola con le pere (sigh)


tortino al cioccolato (sigh)


merlino


pane sapa (giustizia è fatta)

17 febbraio 2010

Incontri casuali a Castelfondo

Uno dei motivi principali che ci hanno convinti, anni fa, a decidere di restare in Trentino è che in qualsiasi località tu sia basta davvero poco per uscire dal mondo e staccare. Se la calca e il caos martellano sui neuroni è sufficiente avere tempo e curiosità a disposizione, ed è subito pace.
Ci siamo avventurati, non per la prima volta in verità, dalle parti di Castelfondo, nell'alta val di non, alla ricerca di un locale carino per portarci a pranzo una coppia di cari amici emiliani prossimi a venire (e attesissimi). Avevamo pensato di portarli al rifugio Arnika, per poi fare una tranquilla passeggiata digestiva nei paraggi, così siamo andati a vedere com'era la situazione stradale; non un granchè, stradine strette e ghiaccio a sufficienza per mettere in difficoltà la loro auto da pianura. Al rifugio non ci siamo nemmeno arrivati.
E' già pomeriggio, però una strada forestale laterale attira la nostra curiosità. E' in salita, ma "andiamo su giusto 5 minuti, siamo anche in astinenza da troppo tempo, una passeggiata ci vuole, e poi un ristorante per Vittoria e Luca lo possiamo sempre cercare con calma dopo". Questa stradina non è segnata sulla carta, ma credo che siamo alle falde del monte Ori.
I 5 minuti son diventati un'ora abbondante, come sempre ci capita quando ci diciamo "facciamo giusto 4 passi". E' che quando cominciamo a camminare, soprattutto in un posto silenzioso e solitario, perdiamo la cognizione del tempo.
Incontriamo 2 caprioli per nulla spaventati alla nostra vista, e abbiamo pensato a come è troppo facile per un cacciatore impallinarli. Mi sento sempre molto orgogliosa quando un animale selvatico non ci schifa e resta tranquillamente al suo posto; finalmente un essere vivente che intuisce che non siamo né pericolosi, né farabutti. Anche Jurka e la sua prole, incontrati 4 anni fa sul Peller, restarono pacificamente a guardarci (troppo) a lungo, ma in quel caso a non essere per niente serena fui proprio io.
Scendiamo che il sole è già tramontato, sotto la neve c'è ghiaccio e il rischio di arrivare all'auto sul fondoschiena è concreto. Io, per esorcizzare la probabile figura di triglia, comincio a ridere ancora prima di scivolare, e l'husband che mi precede si gira e mi fa "che ridi, sei per caso caduta di nascosto? fammi toccare il c##o, devo vedere se è bagnato" e dal quel momento in poi si apposta in attesa del momentone. E questo è il marito insostituibile che mi merito.

10 febbraio 2010

Nuovo carcere (e vecchi idioti)

Se la categoria dei giornalisti seri fosse ancora ben nutrita forse ne troverei in regione uno capace di raccogliere informazioni sul nuovo carcere di Trento e di illustrare alla cittadinanza quello che alcune eccelse menti italiane di varia provenienza son state capaci di concepire, e altre di assecondare.
Mi piacerebbe per esempio che mi fosse detto se è vero che nella ultra moderna nuova struttura le celle sono dotate di cestini portarifiuti in ferro movibili, nonchè di porta scopettini per cesso in ferro, pure movibili. Mi piacerebbe che qualcuno più patentato di me suggerisse a chi di dovere perchè non sono state anche arredate secondo i dettami del feng-shui, il tutto all'insegna dell'avvenirismo, già che c'erano.
Mi piacerebbe che fosse dato un nome e un cognome a quel gran cervellone, purtroppo non fuggito all'estero, che ha avuto la luminosa idea di allestire in questo modo gli interni delle celle, e un nome e cognome al generale e a tutti i tecnici-funzionari-geometri-ingegneri ministeriali e provinciali , che vedendo tutto questo non hanno trovato nulla di anomalo e hanno invece gioiosamente approvato e applaudito, magari congratulandosi a vicenda. Gente seria e preparata, che certamente deve essersi meritata la poltrona per meriti e non per spintoni.
Ecco, mi piacerebbe scrutarli bene in mezzo alle orecchie, dopo aver assunto un antiemetico; così, per semplice curiosità antropologica, perchè la regressione dell'intelletto umano a livelli batterici mi affascina; e soprattutto per sapere a chi i parenti di agenti eventualmente aggrediti devono andare a sputare in faccia.

9 febbraio 2010

che pizza!

Avevo ben chiaro che venendo a vivere a Trento avrei dovuto dimenticare varie cose: a parte il mare (e vabbé, ormai ho quasi sublimato) la privazione che più mi spaventava era quella di certe verdure. Ma dopo aver fatto un tour nelle pizzerie locali abbiamo scoperto con sgomento che la rinuncia più dura sarebbe stata quella della pizza, che chissà perchè da Roma in su ha spesso la tendenza ad essere secca e salata.
Per lei mi sono ingegnata, e dopo aver sfornato per anni una quantità avvilente di mattoni, freesbee e altre armi non convenzionali, ho raggiunto la buddità: non la pizza come la fanno a Napoli ma una dignitosissima pizza che ha pure l'entusiastico assenso del partenopeo che mi accompagna (e che, devo dire, in questi anni mi ha sempre sostenuta, dicendomi che con la capa tosta che mi ritrovo prima o poi avrei vinto). Tutta autostima che cola.
L'illuminazione mi è pervenuta all'improvviso, frutto dell'errore e del caso, come ogni geniale scoperta che si rispetti: non bisogna mettere il sale quando si impastano farina, acqua, olio e lievito. Al massimo lo si aggiunge dopo, a lievitazione già avvenuta, ma poichè di solito una pizza la si orna con varie cose, lo si può benissimo eliminare del tutto. Sembrerà un'eresia ai patiti del sale, ma basta quello che c'è nella salsa di pomodoro e negli altri condimenti, che ovviamente devono essere saporiti per supplirne la mancanza. Io ho ben presente la differenza che passa tra una cosa saporita (il famoso gusto umami giapponese) e una cosa salata, per cui non ho avuto alcun problema ad eliminarlo quasi del tutto dalla cucina e lo uso solo quando proprio non se ne può fare a meno.
Resta memorabile in chi vi ha assistito la mia rissa verbale con un caseario di Strembo che mi voleva spacciare per saporito un formaggio che invece era salato e basta.
La versione di oggi è stata pizza melanzane e peperoni arrostiti, con la scamorza affumicata al posto della mozzarella.

peperoni arrostiti al microonde


melanzane fritte (con la friggitrice)


scamorza affumicata (quasi grattugiata)


risultato finale: pizza forever e chili da smaltire a vendere

5 febbraio 2010

Pensando fosse otite

Non si sa bene cos'è l'articolazione temporo-mandibolare sino a quando non fa un crac pauroso.
A illuminarmi (si fa per dire) sulle sue mirabolanti funzioni un otorino molto preparato, che con una brevissima pressione nel punto giusto ha capito immediatamente il problema. Che c'entra l'otorino? E' che il dolore causato da problemi all'ATM è molto simile a quello che deriva da un'otite comune, per cui è facile sbagliare consulto. Molto meglio correre da un dentista bravo.
Purtroppo il luminare mi deve aver scambiata per una collega perchè subito dopo avermi controllata mi ha parlato in arabo-dottoresco per ben 5 lunghissimi minuti. (Poi dicono che non c'è comunicazione tra medico e paziente: la comunicazione c'è, son gli interpreti che mancano).
Comunque alla fine me la son studiata da sola e ho capito grosso modo che le lussazioni a codesta articolazione avvengono quando:
1) c'è una cattiva occlusione dentale
2) mancano denti dell'arcata inferiore
3) in seguito a traumi
Esclusi dopo l'attento esame i primi 2 casi e accertato che no, non ho preso schiaffoni, mi è stata formulata una bella domanda: "non si sarà mica messa a schiacciare noci con i denti?"
Che drago. Magari sospetta anche che oltre a spaccare noci a denti nudi, strappo lembi di carne cruda dagli stinchi di dinosauro e sgranocchio cortecce di baobab. Non ho capito se era in vena di far battute o se ha pensato veramente che io sia barbara a tal punto, fatto sta che ha sfiorato l'incidente diplomatico e non se n'è neanche accorto; e ringrazi l'innato rispetto che porto per i camici bianchi, che mi ha trattenuta dal rispondergli che lui ed io non abbiamo rapporti di parentela né condividiamo le stesse abitudini alimentari. Pirla.

1 febbraio 2010

Viale dei sogni

Per salutare un mese di gennaio abbastanza sfigato ci siamo regalati un tranquillo pomeriggio/serata alla casa ai confini del bosco, in quel di Coredo. La casa non è nostra, ma del carissimo amico che tante volte ci ha accolti e che ha fatto di quel luogo una delle nostre oasi di pace preferite.
Prima però abbiamo avuto la brillante idea di allungarci al caseificio del buon Cornelio, ovviamente chiuso la domenica pomeriggio. Non siamo stati però i soli ad aver avuto l'assurda pretesa.

clienti in attesa


Anche alla casa ai confini del bosco ho trovato come al solito qualche bel pelosone con cui trastullarmi.

la chiamano vita da cani


Chica se la dorme


Buona la cena, buono il beveraggio. Questo Rumtopf viene da Bosentino e mi era sconosciuto, ma abbiamo socializzato all'istante. Strati di frutti vari (mirtilli, lamponi, more, prugne, uva, pesche, pere, albicocche, mele) irrorati di buon rum e lasciati macerare: una delizia. Devo provare a farlo con le mie sante mani.

Rumtopf

Ottima la musica, come al solito. L'amico nòneso è il responsabile del 90% della mia educazione musicale e da diversi anni ormai abbiamo un piacevole scambio di notizie e chicche. Io per esempio gli ho portato "that kind of things" di Sergio Caputo, lui invece mi ha introdotta alla vena blues dei Fleetwood Mac che ignoravo (d'altronde quando loro si dilettavano col blues io non ero ancora di questo mondo). A dirla tutta non li avevo mai inseriti nella lista dei miei preferiti perchè indignata da quei pezzi alienanti di "little lies" e "big love" del 1987 che hanno importunato la mia adolescenza. L'album "english rose" del 1969 invece si può ascoltare, e mettendoci le orecchie dentro mi pare di aver sentito bene l'influsso di John Mayall.
Un altro bel regalo che è entrato a far parte della cassetta dei medicinali d'emergenza è questo cd del 1993, "Guitar fire! Gold Encore Series", una bella raccolta di brani musicali che non ha avuto molto successo. Per me funziona.


1. Smiles and Smiles to Go - Larry Carlton
2. Take Five - Acoustic Alchemy
3. Early A.M. Attitude - Dave Grusin
4. Affair in San Miguel - The Rippingtons
5. Jamaica, Jamaica - George Jinda
6. Chief - Gary Burton
7. South Beat - Rene Toledo
8. Essence - Kevin Eubanks
9. Blues for TJ - Larry Carlton / B.B.King