17 gennaio 2010

Ri-membramenti sospetti

Trovato nella bacheca della biblioteca principale di Trento:



Mi ha colpito soprattutto questa proposta: "un ciclo di 10 incontri per ri-membrare il divino femminile che è in noi".


mmm... mmm... mmm... mmm... mmm... mmm... mmm...
Rimembrare (senza trattino) significa ricordare (Silvia rimembri ancora..)
Ri-membrare col trattino? sarà mica un refuso?
E poi 'sto "divino femminile" che sarà mai?
Se c'è una cosa tipicamente femminile a cui è stato attribuito in tempi primitivi qualcosa di divino è la capacità di procreazione, il dare la vita. Oggi si sa che nel corpo femminile la vita non nasce spontaneamente, c'è bisogno anche del contributo maschile (il membro, parlando con decenza...)
Dunque, ricapitoliamo "ri-membrare il divino femminile che è in noi"...
Possibile traduzione : "e datecela una buona volta senza fare tante storie!"
Sta a vedere che ci ho azzeccato?
Tutto sta a vedere chi sarebbe il "ri-membratore"...
Parlandone pochi giorni fa con la coordinatrice del cicap taa ho avanzato un timido suggerimento: senza nulla togliere all'husband non mi dispiacerebbe che il ri-membratore fosse quel gran bel manzo di Eddie Vedder, insomma, se proprio dovessi sborsare soldi...
Temo invece che mi ritroverei davanti un vecchio bacucco barbone, progredito però, che invece di tramortire le donne con la clava come facevano i suoi avi tenta di sedurle con codesto raffinato linguaggio.
E' l'evoluzione, femmina!

13 gennaio 2010

Come affogare in mezzo metro di neve

Che chiavica di giornate da 10 giorni a questa parte. Appena svegli e subito constatato che nulla è cambiato rispetto ai giorni scorsi decidiamo di evacuare lo stesso, perchè a questo punto tutto è meglio pur di non restare in città. In effetti in val calamento il cielo è nuvoloso ma non così basso da far venire un broncospasmo; e poi almeno c'è neve come si spetta e soprattutto non c'è anima viva. Questo è uno dei vantaggi di chi lavora a turno: non essere costretto ad intrupparsi insieme a tutti il sabato e la domenica e stressarsi anche nei giorni di riposo.
Non ci azzardiamo ad avventurarci chissà dove, andiamo solo fino alla malga cagnon. Sarà che l'ho fatta tante volte, fatto sta che vado tranquilla e sbadata com'è mio solito, fino a quando non mi ritrovo misteriosamente mezzo metro al di sotto del livello del manto nevoso e con la faccia in mezzo alla neve. E vai che ho inaugurato un nuovo trend: la scivolata in avanti e in salita, contro ogni legge di gravità e senza nemmeno prendere la rincorsa. Roba corroborante, mica le solite scivolate da escursionisti/ciaspolatori/scialpinisti dozzinali e delle mie ghette, che al massimo atterrano sul fondoschiena.Tsè, parvenus. Vuoi mettere, atterrare sulla faccia.
Mi è andata bene che non sono andata a finire su quei mucchietti di neve ingiallita che si trovano spesso ai lati dei sentieri, di organica e umanoide provenienza, presumo. L' husband con cui sempre mi accompagno ha avuto anche lui la solita dozzinale reazione: grassissime risate sonore e lacrimose, per poi avvicinarsi e sussurrarmi pseudo-amorevolmente "ma come cacchiuzz hai fatto, non l'ho mica capito", come se cercasse ancora una spiegazione logica alle mie cadute fantozziane. "E che ne so" (risposta in versione opportunamente spurgata delle parti più scurrili). Il tempo di spazzolarmi la neve dalle orecchie e rieccolo: "Sembri Dick Dastardly che avanza balzellon balzelloni". Sempre più solidale e livello culturale alle stelle.
Alla prima occasione ho approfittato dei minuscoli atomi di neve che scendevano per proporre una decorosa ritirata, perchè sotto sotto odio dare soddisfazione e argomenti all' husband in agguato e sempre pronto a sbrindellarsi alla faccia mia (e che fortunatamente non aveva macchina fotografica a portata di zampa). Però la mia otite lancinante adesso la sopporta anche lui.

Ragno delle nevi. Fa piacere ogni tanto sapere che non sono l'unico essere vivente fuori luogo.

10 gennaio 2010

Figure barbine: rifugio 7 selle

Nel tentativo ridicolo di mettere ordine nel catalogo fotografico ho scovato una sperduta cartellina con su scritto "Rifugio 7 selle". Avevo dimenticato questa umiliante passeggiata intorno a questo rifugio, ma più che di dimenticanza si tratta verosimilmente di rimozione.
Era agosto, discrete condizioni meteo, siamo partiti all'alba da Palù del Fersina col sentiero 343 convinti di fare un bel giro sino alla forcella d'Ezze (2250 m ca), e magari perchè no, allungarci al lago Erdemolo (2000 m ca) e ridiscendere col sentiero 325.
Poco prima del rifugio ho fotografato tanti abeti in queste condizioni.

Abete malconcio

I gentilissimi gestori del rifugio ci spiegarono poi che trattavasi degli effetti delle piogge acide, ma non mi hanno convinta.
Ci avevano consigliato un altro percorso, quello verso passo dei Garofani (2150 m) che poi porta col 340 al rifugio Tonini (1900 m ca).

Passo dei garofani visto dalla "quasi" forcella d'Ezze ( stavolta non sbaglio, forse...)


Ma noi, quando si tratta di massacrarci, non accettiamo consigli da nessuno e così abbiamo proseguito per la nostra meta.

Qui è dove mi è venuta la crisi isterica


Secondo la segnaletica mancavano 15 minuti alla forcella, ma io sulle rocce ripide e aguzze non mi sentivo per nulla a mio agio e ho dato il peggio di me. In bilico davanti a questi segnali ho declamato il peggiore oltraggio che montanaro abbia mai osato: "beata l'ora che l'erosione spianerà tutte queste montagne!". Subito dopo averlo pronunciato ho aspettato timorosa che una saetta mi fulminasse, ma non è successo nulla, segno che il dio dei monti, se esiste, o è infinitamente compassionevole o è infinitamente sordo.
Siamo fuggiti velocemente con le orecchie basse e io ho odiato tutti gli escursionisti sani di mente che salivano spensierati. In cerca di solidarietà e affetto non ho trovato nulla di meglio che acchiappare una lucertolina di montagna e tormentarla con le mie carezzine. Stranamente, le ha gradite.

Pet therapy

A lei e a tutti gli altri piccoli animaletti che ho importunato durante l'anno passato, grazie e scusate.

7 gennaio 2010

Il silenzio degli habanero

Come mi ero ripromessa, 30 giorni fa ho seminato 4 varietà di habanero in vaso sperando di portarmi avanti col lavoro ed avere i peperoncini almeno per l'estate. A distanza di un mese questo è il risultato:

niente, nulla, nichts, rien, nothing, nada, azz

Intuisco vagamente che col gelo di questi ultimi tempi i semini siano ibernati da qualche parte sotto terra e da lì temo che provengano dei sonori pernacchioni ogni volta che mi avvicino a scrutarne le viscere. In compenso mi son riempita le 4 mura domestiche di un bell'allevamento di moscerini drone, invisibili all'udito e all'occhio tranne quando mi ballano sfacciatamente il flamenco proprio davanti al naso. Con ipocrisia pelosa sono andata a recuperare un ragnetto che avevo sfrattato fuori sul balcone solo pochi giorni fa, e l'ho appostato vicino ai vasi, confidando che la catena alimentare facesse il suo corso. Sparito. Secondo me se lo sono pappato. Quando però ho visto una flotta di moscerini planare intorno a Mirò, manco fosse una carogna, ho perso davvero la pazienza;

lui è solo un piccolo peluchino inerme, e che diamine

Allora ho deciso di scendere direttamente in campo ad armi sguainate: gli intramontabili palmi delle mani . Che scornacchiamento. Mi consolo col rosmarino, morto e resuscitato ben 2 volte nel corso degli ultimi 14 mesi: la prima morte risale alle nevicate di fine 2008, che lo seppellirono e congelarono per una settimana. Riuscii a recuperarlo appena prima di andarmene al mare. Quando tornai in luglio trovai un bonsai spettrale totalmente rinsecchito da scenografia horror. Ebbene, l'ho resuscitato una seconda volta e ancora adesso cresce e mette fuori nuovi rametti in continuazione. Di sicuro non mi mancherà di che aromatizzare gli arrosti. Almeno spero.

4 gennaio 2010

pane e circo

Ogni tanto ci provo ancora a tentare di capire com'è che tanta gente istruita e perbene non trovi nulla di anomalo nella tragedia che dovrebbe governarci, ma le mie capacità di concezione sono fortunatamente limitate. Poi succede che sotto le feste, costretta a pranzi e cene tribali da parte di parenti e affini, la dannata tv eternamente accesa trasmetta un telegiornale, e poi una coglionata di pseudo intrattenimento, e allora capisco tutto. Quando la signora Franca Ciampi disse che la tv era deficiente ha dato un solenne esempio di eleganza e buona educazione. Lo chiedessero a me un parere sulla tv, sarei capace di spulciare nei dizionari di tutto il pianeta per cercare insulti in tutte le lingue e dialetti, compreso il sanscrito. Per me che vivo di musica, libri ed internet, essere stata costretta ad ascoltare quel mare di cazzate è stata un'offesa fisica e psicologica che mi ha fatto meditare vendetta tremenda vendetta, tipo abbattere a bazookate tutte le antenne a portata di occhio. Per gli altri invece tutto normale. L'unico aspetto positivo di queste audizioni forzate è che mi hanno provocato una tale nausea e un tale giramento di balle che tutto quello che ho ingurgitato si è consumato velocemente; più spesso mi si è letteralmente chiuso lo stomaco, onde evitare pericolosi rigurgiti al napalm. Non c'è che dire, in fatto di autodifesa il mio neurone sa benissimo cosa fare, benedetto alleato. Lo lasciassi davvero libero, da perfetto ed efficiente pilota automatico, mi porterebbe ad ibernarmi in una malga di alta quota lontana da tutto, in compagnia di orsi, stambecchi e lupi.
Non mi sembra vero che lo strazio delle abbuffate coatte sia terminato, e che finalmente posso starmene di nuovo con le orecchie in pace e ricominciare a cucinare e mangiare quello che voglio io. Come la pasta e fagioli con le cozze, per esempio. Suona come una gran porcata, e suona giusto. Questa sbobba tipica della cucina napoletana viene servita anche durante i pittoreschi pranzi matrimoniali partenopei, così, tra una lasagna imbottita, uno spaghetto con le vongole, una mozzarella in carrozza, una frittura di pesce e un arrosto di carne (perchè per i napoletani cucinare è un'arte, mangiare è un rito e il fegato è un optional). Però non ne potevo davvero più di sentire decantare la squisitezza e la raffinatezza di cibi eleganti per i veglioni: andassero a dar via le ciapp'.