29 dicembre 2010

malga sorgazza

Meglio stare in città con 3° sotto zero e l'aria ammorbata dall'inquinamento o meglio 11° sotto zero dalle parti della val malene? Here's my answer:

Dalla malga sorgazza guardo con un pizzichino di nostalgia verso il sentiero che porta a cima d'asta; rivado all'indimenticabile fatica boia tra le nebbie fatta nell'estate di 5 anni fa, e ribadisco forte e chiaro: fatta una volta, fatta per sempre, checché ne dica il Drago (penso sempre così, ma poi ci ricasco, come al lago di Antermoia, per esempio).


Il placido laghetto nei pressi della malga, incredibilmente non ancora ghiacciato e abitato da sinistri pescioni (no frost?).


Adoro i sentieri innevati nel bosco. C'era una bella traccia spianata per noi da qualche zelante scialpinista che ci ha preceduti, e che noi abbiamo incoscientemente vandalizzato razzolandoci sopra con leggiadrìa elefantesca. Oso benissimo immaginare i bestemmioni del suddetto al momento della sua agognata e sudata discesa, perché son probabilmente gli stessi che io indirizzo verso la categoria quando me li sento arrivare bofonchiando alle spalle. Ah, la fraternité, la solidarité....


Adoro anche i contrasti tra cielo azzurro, profili innevati e boschi imbiancati.


Ma più di tutto mi beo nel crogiolarmi davanti a certe visuali, che se poi non c'è anima viva nei paraggi è anche meglio.

Dopo lo scempio perpetrato ai danni della bella traccia ci siamo detti "anche per oggi abbiamo contribuito a rendere più armonioso il vivere in multiproprietà su questo pianeta, possiamo tornarcene a casa". Peggio delle peggiori carognacce. Son le soddisfazioni dell'evoluzione e dell'adattamento.

28 dicembre 2010

malga tolvà

Non è stato per niente facile trovare un posto pieno di neve e senza ghiaccio per una tranquilla passeggiata. E io solo so se, dopo giorni di nuvole e grigiore, mi ci volevano davvero sole e cielo azzurro. Bellissima zona da esplorare per bene in lungo e in largo la prossima estate.

22 dicembre 2010

piccolo manuale (scurrile) di autodifesa natalizia

Un post tutto da contestualizzare dalla prima all'ultima riga. Ad uso di atei, agnostici, laici, eretici, miscredenti, gente rotta a tutto.

Non per profanare l'atmosfera della festa più consumata dalla maggioranza dei cattolici, ma io mi accorgo dell'imminente avvento solo dal livello ributtante di volgarità che raggiungo in questo periodo.
E siccome la concorrenza è assai agguerrita, devo usare frasi sempre più contundenti per non soccombere davanti al nemico.
Perché io ero partita molti anni fa dall'ormai ridicolo "che rottura di balle", ma trovandomi mio malgrado davanti ad un florilegio di "puttanega" "madonnega" "porca merda" "cazzo" "che coglioni" e gli inossidabili "porcodio" o "dioporco", ho dovuto aggiornarmi velocemente: non sia mai che io passi per puritana.

18 dicembre 2010

italiani, buona gente?

Il giorno dopo il trasloco più temuto del nord-est, dopo 13 ore filate di lavoro in stile sturmtruppen (freddo, neve, chi siamo, dove siamo, dove stiamo andando, vai avanti tu che a me vien da disertare, e 'ndo sta la macchinetta distributrice di caffé) e quasi altrettante di sonno arretrato, il Drago sembra essere ancora in sé.
Ma poi apre bocca e dice che gli italiani sono un grande popolo, perché con la criminale classe politica/dirigente che ci ritroviamo è un miracolo che ancora qualcosa funzioni, che non ci si spari quotidianamente ad ogni angolo di strada, e che ci siano da nord a sud fior di onesti e persone perbene che nonostante tutto riescono a mandare avanti il carrozzone. E grazie al c@$$#, penso io, solo da una gravissima malattia possono nascere fortissimi anticorpi, vorrei ben vedere se così non fosse. Gli chiedo se si ricordi ancora chi è e dove deve andare; mi risponde "si, vado alla banca d'Italia, rapino qualche tonnellata di soldoni, torno, ti prendo e scappiamo in un posto caldo ai tropici". Ha detto proprio così, ha usato la prima persona plurale. Io dopo 3* anni con me medesima in corpo non mi sopporto più, e lui dopo quasi 14 anni di convivenza dice ancora che se fa soldi scappa via con me. Certo che alla fine di un grande stress tutto il resto può sembrare una bazzecola; come dopo che sei scampato ad un cancro, che paura vuoi che ti faccia la rogna. Io dico che se esiste la reincarnazione dovremo incontrarci anche nella prossima vita, però sotto forma di gatti. Aristogatti, per l'esattezza, in una bella casa con giardino, amati e spazzolati, e con un bel margine di libertà. Sterilizzati, possibilmente, grazie.

13 dicembre 2010

babbioni sui quad



Diciamo in alta val di non, diciamo tra il Roèn e il Penegàl. Diciamo pure che appena ho sentito il ronzio di quegli attrezzi li ho arcistramaledetti e uno di loro si è subito ribaltato al lato della strada. Quando mi ci metto so essere proprio menagrama. Onde evitare risse non ho fotografato il figurone galattico dell'inetto, e manco le altre facce, ma solo il lato posteriore, che poi a pensarci bene è anche meglio. 4 scassaminkia erano, e purtroppo manco un orso imbestialito a farne scempio: 'sti plantigradi, quando servono non si trovano mai.

Roèn, dal prelatino rovena col significato di balza e dirupo.
Penegàl, forse da panegàl col significato di gambo secco del granturco - (Giulia Mastrelli Anzilotti )

12 dicembre 2010

la dieta, ah ah






Internet mi fa ingrassare, non c'è dubbio, ma non è detto che portare a spasso il fondoschiena non sia altrettanto controproducente, soprattutto se inciampo in una bancarella dove sento aria di casa mia.









fiore sardo stagionato


pecorino piccantino


ricotta salata (mica tanto per fortuna)


salamino


pecorino spalmabile - burp

Diavolo d'un Ettore.

9 dicembre 2010

modus operandi

L'ombra della camorra si allunga in Trentino

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/

di Ubaldo Cordellini

TRENTO. Si sono presentati in quattro. Facce che erano tutte un programma. Tono da duri e biglietto da visita di un'agenzia di recupero crediti di Casal di Principe, provincia di Caserta, patria del celeberrimo clan camorristico dei casalesi. Volevano incassare un credito di poche centinaia di euro vantato da un imprenditore di Rovereto che era fallito e lo aveva ceduto a loro. L'imprenditore trentino che ha ricevuto la visita. Ha cercato di chiedere spiegazioni, ma il tono degli emissari della finanziaria casalese era di quelli che non ammettono repliche

7 dicembre 2010

malga di fondo (magari) e un nome: macaion

Fallita per l'ennesimo problema al tendine a meno di venti minuti dalla malga, comunque una bella passeggiata leggera e solitaria: manco l'ombra di un bipede per tutta la mattina. Mentre immaginavo folle domenicali di umani ammucchiati lungo piste da sci o sentieri un po' più alla moda, mi congratulavo malignamente con me stessa per la scelta del percorso che manco un orso s'è degnato di fare.
Ci passano 8 km dal lago smeraldo (1000 m) e scarsi 500 m di dislivello. Tanta bella neve, condizioni climatiche migliori del previsto, temperatura costantemente sotto zero dall'inizio alla fine.



ombrellone

Ho apprezzato così tanto quella beata solitudine che 1) ho dimenticato di frignare per il freddo e per il dolore alla gamba 2) mi son scordata di accendere il telefono per tutto il giorno.
E' in situazioni come queste che poi mi sento sempre un po' in colpa per la mia misantropia. Oscillo eternamente tra il desiderio di socialità e condivisione e il desiderio di deserto intorno, con una precisione e regolarità da pendolo svizzero. "E' la sindrome di Gollum che ti porti dietro dalla nascita" - parole del Drago, che riesce sempre in poche parole a spettinarmi i pensieri.
Una montagna dal nome curioso che sta in questi paraggi è il Macaion; secondo Giulia Mastrelli Anzilotti forse deriva dal dialetto alto nòneso "mòc" che significa "senza corna" nel senso di monte spuntato. Che fantasia 'sti nònesi.

4 dicembre 2010

manicomio all'italiana

Signore e signori, buonanotte (1976): geniale e impagabile generazione di registi in via di estinzione. Per tutti quelli che ci hanno creduto e per quelli che ci sperano ancora.

26 novembre 2010

che tempo che farà - incontro con Luca Mercalli

Bella seratina al teatro di Vezzano in compagnia di Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana che si occupa di ricerca sul clima e sui ghiacciai.
Si è parlato di tantissime cose, ma ovviamente l'argomento principe son stati i cambiamenti climatici e lo scioglimento dei ghiacciai, con annessi e connessi.
Grazie a grafici, numeri e dati scientifici inconfutabili, Luca Mercalli ha spiegato come lo sfruttamento petrolifero degli ultimi 2 secoli abbia accelerato il percorso di surriscaldamento, oltre ad aver inciso sul ciclo dell'azoto e quello del carbonio.
Ha invitato a distinguere tra clima globale e tempo locale, dimostrando quanto sia provinciale dire che gli ultimi inverni in Europa sono stati freddi per negare il riscaldamento globale; perché se è vero che da noi si sono avute temperature normali bisognerebbe anche ricordarsi bene che invece nel nord America e in Canada si sono avuti inverni eccezionalmente miti: le foto e i video dei camion che trasportavano neve a Vancouver in occasione delle ultime olimpiadi invernali di febbraio 2010 parlavano da sole.

22 novembre 2010

un nome en passant: 7 selle

L'unico modo per sopravvivere è circondarsi di persone serene assolutamente non rompineuroni, e chi ne trova può solo abbassare le pretese e ritenersi fortunatissimo. Per questo ho accettato volentieri di passare l'ennesima domenica lugubre con la coppia preferita di amiconi, tra i pochi capaci di farmi sorridere anche sotto la pioggia e di umiliare l'orso che è in me.
E pazienza se il ristorante scelto per gozzovigliare è lo stesso in cui ci hanno fatto pelo e contropelo 9 mesi fa; ieri poi la pelatura è andata ancora più a fondo, e proprio come una lametta da barba di alta qualità nelle mani di un barbiere esperto: senza lasciare tracce di sangue (quando uno è professionista nel suo campo bisogna dargliene atto).

20 novembre 2010

il richiamo del dna

In vino veritas. Contestualizzi chi può:

19 novembre 2010

roba da gatti? mavalà

Non cito e non commento le opinioni di Massimo Fini sull'intero mondo femminile perché ho un po' di comprensione per gli anziani depressi. Cito invece Katia Salvaderi, che ha scritto quasi 2 anni fa un pezzo dedicato ad un fenomeno a suo dire tutto femminile, quello della gattamorta: dicesi gattamorta quella donna che mette in pratica talune tattiche per accalappiare un uomo, possibilmente facoltoso, che le faccia fare la bella vita. Sostanzialmente una manipolatrice ruffiana. La descrive in 9 punti, fornendo ai suoi eventuali lettori uomini alcuni consigli su come riconoscerla, evitarla o liberarsene. Grosso modo queste le caratteristiche che fanno di una donna una ruffiana (ma nessuna incarna tutte queste caratteristiche contemporaneamente, almeno così credo di aver capito):

18 novembre 2010

Schloß Tirol / castel Tirolo

Ovvero, come spremere qualcosa di buono da una orripilante giornata di novembre.

Schloß Tirol


paesaggio crepuscolare alle 1o del mattino


armi da caccia


portale della cappella


sculture


sculture


sculture


grigiore.........


zoccolone per piedone


rimasugli di zampa d'orso

17 novembre 2010

storie di nomi: mòcheno

Nel testo sulla toponomastica mòchena di Ernesto Lorenzi c'è una illuminante paginetta di "satira sui Mòcheni" scritta presumibilmente da un notaio di Pergine tra il 1810 e il 1813. Il notaio si cimenta nella stesura di un ipotetico sunto del codice penale così come, a parer suo, lo avrebbero potuto concepire dei legulei mòcheni.
Con ironia si fa riferimento al fatto che :
- i mòcheni sarebbero gli ultimi e fieri discendenti di Attila e se ne vantano
- non riconoscono nessun altra lingua al di fuori della propria
- non riconoscono alcuna autorità esterna, che anzi è considerata nemica, alla quale peraltro è giusto e onorevole mentire sempre
- stabiliscono il principio secondo cui è obbligo proteggere qualunque loro consanguineo commetta reati (bellissime le frasi mi no so gnente, sarà ben stà, mi no go vist, ghe digo ben la verità Siori, ma mi no go vist ne sentù).
[Interessante sapere che lo stesso atteggiamento omertoso era attribuito ai nònesi ( mi no g'eri, e se g'eri dormivi)]

Se questo è vero, significa che identificare i governi con le sole tasse, obblighi, divieti, furti e ingiustizia (da cui deriva l'inevitabile conseguenza che è giusto fotterli in tutti i modi), non è prerogativa esclusiva degli italiani, come io pensavo. Sarei però curiosa di sapere con esattezza se questo pregiudizio dei mòcheni riguardava solo i governi italiani o tutti i governi in genere.

Ma è su questo punto che mi son fatta le quattro grasse risate più sonore: " le nostre vie di comunicazione saranno sempre da tenersi in uno stato anormale e pessimo, perché i scalfodri del pian (farabutti di pianura) non si possano godere visitando i nostri alpestri luoghi".
In questo sarei totalmente dalla loro parte.

Il nome mòcheni deriverebbe da mochen a sua volta mutuato da mocken/muggen, che nel dialetto svizzero significa parlare male e brontolare. E' sbagliato, secondo Lorenzi, dire che deriva dal verbo tedesco machen = fare, con riferimento al fatto che i mocheni fossero lavoratori.

13 novembre 2010

storie di nomi: fravort, oscivart, gronlait

POST AGGIORNATO
La prima volta che ho letto questi nomi su una mappa escursionistica confesso che ho sghignazzato: Fravort, Oscivart e Gronlait, tre cime del Lagorai sud-occidentale che separano la valle dei mocheni dalla valsugana. "Che diamine significheranno mai questi segni gotici?" qualcosa di gotico, per l'appunto. E si che ho studiato tedesco.
Per la gioia dei ficcanaso come me, Franco de Battaglia spiega nel suo bel libro: sono nomi di origine germanica, come se ne trovano tanti nell'isola linguistica della valle dei mocheni.
Fravort e Oscivart hanno in comune il suffisso -vort/vart che richiama il termine Ward, a sua volta mutuato dal tedesco Wache col significato di guardia; mentre il prefisso -fra è probabilmente un riferimento al termine Frau (donna, signora) e -osc potrebbe derivare da Haus (casa) o Hoch (alto). Fravort e Oscivart formano una coppia che richiama elemento maschile e femminile, essendo l'uno a forma di piramide (l'Oscivart) e l'altro più tondeggiante (il Fravort). Chi ha dato questi nomi a queste 2 montagne forse le immaginava romanticamente come una coppia di guardiani della valle.
De Battaglia fa anche notare come questa umanissima tendenza ad attribuire un genere maschile o femminile alle montagne ricorra anche in altri luoghi, come nelle alpi bernesi in Svizzera, dove si trovano il Mönch (frate) e la Jungfrau (giovane donna- tradotto vergine), o nel gruppo del Brenta, con il Crozzon e la Tosa.
Invece Ernesto Lorenzi nel suo dizionario toponomastico suggerisce che Oscivart sia un nome dato dai cacciatori e sarebbe derivato da Hasenspitze e Hosenwart (cima delle lepri), quindi Oscivart per assonanza.

Nomi che comunque sottintendevano rispetto, quasi a volerle umanizzare per esorcizzarle, penso io. Man mano che l'uomo diventerà sempre più arrogante e convinto di comandare su tutti gli elementi, chissà se e quali nomi infami si tirerà fuori dal cranio. Come facevano i nazisti, che pensavano di umiliare gli ebrei cambiando i loro nomi con altri degradanti, come ein Stein per esempio.

Anche il Gronlait vicino è composto da 2 termini: gron, che richiama il termine crona/corona ( Krone in tedesco) e che de Battaglia interpreta curiosamente col significato di luogo scosceso e dirupato; lait deriverebbe dal termine laita/leita (forse dal tedesco Seite = lato, fianco?) col significato di costa. Traduzione letterale: costacorona. Uhmmm, scrat scrat, boh. Trattasi probabilmente di parole che vanno interpretate in base al registro lessicale dei montanari.
In ogni caso, a guardarlo il Gronlait presenta in effetti un lato con una bella pendenza.

Gronlait in una foto ignobile, ma non ci tengo altro

(continuo-forse..............................................................................................)

11 novembre 2010

storie di nomi: lagorai

Come sa bene chiunque usi la montagna per sanare anima e corpo, nei giorni di pioggia novembrina capita spesso di andare in astinenza. Riguardare le foto estive no, ho trovato di meglio: 2 bei libroni carichi di foto e curiosità.
Il primo è di Renzo Caramaschi, ed è uno dei più bei gesti d'amore per la montagna che abbia mai visto; a parte la commovente dedica allo stupendo samoiedo di nome Vickie che già di per sé lo qualifica, è pieno di tantissime foto così belle e ben fatte da dare la sensazione a chi le guarda di essere proprio lì, sotto un cielo perbene a guardare paesaggi da cardiopalmo. Il che non è male, visto il meteo da suicidio di questi giorni.

31 ottobre 2010

volevo solo correre un po'

27 ottobre 2010

Villnoessertal (val di Funes)

In val di Funes Sua Leggiadrìa la neve è calata come si spetta.









Geislergruppe


Geislergruppe


Peitlerkofel


Wuerzjoch

25 ottobre 2010

chocolate

Questo invece si che è un peperoncino serio.

non è dipinto a mano, il chocolate è spettacolare per natura


habanero chocolate giunto a maturazione completa.

Il colore è proprio quello giusto, la dimensione anche (non è lui che sembra grande, è la mia mano che è piccola). Non so se riuscirò a ucciderlo per mangiarmelo. Ma dovrò trovargli un modo dignitoso di morire. Secondo me la degustazione migliore è quella con il classico spaghetto abbinato ad un buon olio e un po' della mia cremina d'aglio. Ma anche con 2 bei calamari credo che ci faccia la sua bella figura. Dunque ecco il prossimo menù: spaghetti aglio-olio-chocolate, e calamari alla diavola. Aggiudicato.

Ne ho ben 15 sopra un'unica pianta cresciuta in vaso, e che ultimamente, a causa delle rigide temperature notturne, mi contende lo spazio (si fa per dire) della cucina. Glielo concedo volentieri.
Ce ne sono altri 4 che come questo si stanno avviando alla maturazione. La colorazione tipica comincia alla base del picciolo. Gli altri 10 ancora totalmente verdi seguiranno presto.

eppur matura

23 ottobre 2010

prik kee noo /bird's eye

Non ditemi mai, consigliandomi un normale peperoncino, "questo è davvero piccante" se non sapete cosa è il naga (forse il peperoncino più piccante al mondo) e che io me lo mangio anche con una certa frequenza. Vi depennerò impietosamente dalla ben misera lista di persone che ritengo affidabili.
Sono entrata nella solita bottega di alimenti etnico-esotici, quella in cui faccio regolarmente incetta di aromi e spezie di tutti i tipi, dal curry al masala, rimbalzando tra il coriandolo e il cumino, lo zenzero e il sesamo.
"Questi sono piccantissimi, vengono dalla Thailandia; e stai attenta, perché quelli verdi son più micidiali dei rossi" mi ha detto l'EX mio consigliere preferito, mostrandomeli orgoglioso e con fare misterioso.


prik kee noo, detti anche bird's eye

"Più dell'habanero???"
"Sisisisisi"
"Ma daaaaiiii???"
"Sisisisisi"
Lui è (anzi, era...) il mio esperto preferito di queste cose e conosce la mia insana passione per i peppers, dunque mi è venuto naturale prenderlo sul serio. Glieli ho accattati al volo e ne ho messo subito uno sminuzzato su 2 spaghetti, paventando chissà quale combustione oro-gastro-uro-ano ecc ecc. Non ho sentito una beata mazza. Piccante lo è, va bene, ma ho sperimentato e sono abituata a ben altro.
Vatti a fidare, scema. Così imparo a credere che gli altri ne sappiano sempre più di me.
Mavalà.

20 ottobre 2010

incontro con Gherardo Colombo, Marco Dallari, Giovanni Ladiana

Dopo la lezione di scienza con Giorgio Vallortigara ho voluto mantenere alto il livello aulico regalandomi quest'altra bella lezione di educazione civica.
Titolo del dibattito "vuoti da prendere - il ruolo della partecipazione nella produzione di legalità".
Location: aula Kessler della facoltà di Sociologia di Trento.
Oratori: Gherardo Colombo, il pedagogista Marco Dallari (che non conoscevo ma che ho apprezzato subito dopo le prime 10 parole che ha pronunciato) e Giovanni Ladiana (frate che a Reggio Calabria si occupa di mobilitazione contro la 'ndrangheta).
A moderare il tutto una delle donne più intelligenti e piacevoli, secondo me, di questi tempi bui: l'ex difensore civico Donata Borgonovo Re.
Tantissima carne al fuoco anche in quest'occasione, difficilissimo riassumere.

16 ottobre 2010

Nati per credere - incontro con Giorgio Vallortigara

Nella incredibile Sala degli affreschi della biblioteca comunale di Trento si è tenuta giovedì una delle più belle lezioni di scienza cui abbia mai avuto il privilegio di assistere, fatta con garbo, con pazienza, in un italiano semplice, lineare e mai pomposo. "Una carezza per i tuoi neuroni eh?" mi ha detto l'husband, e per quel che ne so io, perfetta.
(Grazie al tecnico Alessandro per averci spontaneamente raccontato, durante l'attesa, la storia degli affreschi e del loro recente restauro).
Non dovrei osare farne un resoconto visto che sono argomenti, quelli scientifici, troppo lontani ohibò dalla mia formazione scolastica, ma è stata troppo interessante per me perché io non provi a fissare in memoria almeno il cuore dell'argomento, sintetizzando in modo brutale e indegno quasi 2 ore di altissima classe.

11 ottobre 2010

di Parma e del peperoncino

Quante sono le probabilità di entrare in un ristorante nel centro di Parma e mangiare appena decentemente? Poche credo, e spero che il nostro sia stato solo uno di questi rari casi. Ogni tanto la sfiga si ricorda di noi.
Bella città, che non avevo mai visitato prima.
Tanta gente tranquilla in giro, tante belle facce, tanta cordialità, tanti eventi interessanti, vivace, ordinata, ben tenuta; insomma, se non fosse in mezzo alle nebbie e i miasmi della pianura padana, così distante dal mare e dai monti, e infestata dalle zanzare killer e dai casalesi, un pensierino su un ipotetico trasferimento lo si sarebbe potuto anche fare. Peccato.


7 ottobre 2010

al laghetto del cengello

Una sonora fucilata che è riecheggiata da una parete montuosa all'altra, forse per ribadire il possesso del territorio da parte di qualche babbuino (*), ci ha dato il benvenuto al baito del Cengello. Meno male che con questa leggera passeggiata in val Campelle volevamo rilassarci dopo i 3 giorni nel caos napoletano.
I gorilla (**) del Borneo si battono il petto e rumoreggiano per sottolineare la loro supremazia; invece i nostri, di trogloditi, sparano.

4 ottobre 2010

aspettando un altro Masaniello

L'errore quasi criminale dei napoletani è stato sottovalutare la portata della camorra e sopravalutare la propria capacità di contenerla. E' una supponenza che per altri aspetti infetta anche i trentini, probabilmente il genere umano intero; si pensa sempre di essere più intelligenti e furbi degli altri, e si va avanti a suon di "a me non capiterà mai, io so come fare" ecc ecc.
(Come se le cronache locali anche qui in regione non ci avessero raccontato gli affari di alcuni trentinissimi uomini- cerniera. E cosa sono gli uomini- cerniera, come lavorano, a cosa lavorano? Qualcuno glielo spieghi, io non ne ho più voglia dopo essermi sentita ripetere troppe volte "guarda che qui non siamo a Napoli". Peggio per loro e per i loro discendenti).

27 settembre 2010

Belli castelli: castel Thun

Dopo 2 anni dalla nostra prima visita siamo tornati a vedere questo castello ora quasi interamente aperto al pubblico dopo 18 -ohibò- anni di restauri. Senza saperlo né volerlo abbiamo beccato una giornata speciale con prezzo del biglietto d'ingresso a tariffa ridotta, sicché abbiamo dovuto fare lo slalom tra oscene comitive di turisti ammucchiati in gruppi per le visite guidate (oddio). Allo stato brado solo noi e altre 2 coppie di giovinastri.
Sarà a causa di quel sovraffollamento che non me lo sono gustato come volevo e lo sguardo, più che agli interni, svolazzava assai spesso agli esterni.

25 settembre 2010

bambini? si, grazie (quelli degli altri)

E' bastato che mi vedessero spingere una carrozzina imbottita di neonato perché ricominciasse la lagna "ma cosa aspetti a fartene uno? dai, su, coraggio, e blablabla.........".
E io che stavo solo adoperandomi affinché una impagabile amica passasse una tranquilla mattinata di relax, non certo allenandomi in vista di un siffatto traumatico evento.
Ci tengo però a precisare che non sono una che non fa figli perché (magari istericamente) "odio i bambini"; non li odio affatto, mi ci trovo quasi sempre benissimo, e purtroppo spesso la cosa è reciproca.
L'isteria la indirizzo verso ben altri sottotipi di umanoidi.
Sono solo convinta che non ne valga la pena. Crescere figli e insegnargli e/o incitarli tutti i santi giorni a resistere all'imbarbarimento credo non sia un gran bel vivere, né per un genitore, né per un figlio. Già ho fatto e faccio tuttora questo lavoraccio con mia nipote, che biologicamente è figlia di sorellona, ma culturalmente, affettivamente e caratterialmente è più vicina a me che alla mamma naturale. E che quando a 18 anni mi ha detto rabbiosa "fai bene a non depositare (sic!!) figli in questa Italia" ha raso al suolo qualsiasi mia speranza di un futuro decente per questo paese. Spiace (neanche tanto) per i connazionali, ma temo che questo rifiuto sia la più alta forma di disistima che si possa mostrare per un popolo, il peggiore degli insulti. Ma noi non vogliamo allevare vittime o guerrieri per causa loro.

22 settembre 2010

se anche questo è un habanero...

Ho seminato un haba red e mi è spuntato un banale cornetto :((
No, non ho fatto confusione con vari semi, anche perché i cornetti non li uso da un pezzo e tantomeno dispongo di loro semi. Vuoi vedere che creare un ogm in natura è molto più facile e spontaneo di quanto vogliono farci credere coloro che li temono?

16 settembre 2010

Val di Lares

Non potevamo lasciare che fosse l'escursione in val forame a chiudere in bellezza questa spassosa stagione estiva. Così, per essere sicuri di toccare il fondo e di procurarci un autunno reumatoso, ci siamo avventurati in val di Lares col sentiero 214 che parte dalla malga Genova (1115 m), nell'omonima valle.
Lo scopo era di farci un'idea del percorso micidiale che porta al pittoresco lago di Lares, a 2650 m, e sondare la nostra capacità di affrontare un dislivello di 1500 m e più.
Sembrerebbe abbordabile, almeno la salita, mentre sulla discesa ho più di un timore, soprattutto se dovessi fare entrambe in un'unica giornata (potrebbe partirmi qualche rotula).

11 settembre 2010

val forame (lost in)

Siamo andati alla ricerca del lago fantasma del Forame in una luminosa e fresca mattina di settembre. 
Da dire subito c'è che non l'abbiamo trovato, ma questo è secondario, perché tutta l'escursione è stata una tragicomica avventura che mi induce a depennare questo percorso dai miei appunti bloggistici, onde evitare di ricascarci in futuro.
Allora, siamo partiti alle 7.30 dal parcheggio del ponte crosette, in val moena, quota 1158 ca, freddo 6°. 

Strada sterrata, un po' ripida ma comoda; inutile fare i maratoneti, mi son detta, andiamo con calma. Invece tomo tomo cacchio cacchio dopo meno di un'ora siamo arrivati alla casera delle capre, quota 1610, e senza nemmeno sibilare un'imprecazione com'è mio solito. 
Non male, stiamo bene, siamo in forma, arrivare al lago sarà una barzelletta.

30 agosto 2010

laghetti di Strino

Continua la fortunata serie di escursioni furbissime.
Dopo la neve e il lestofante del 16 agosto, quello di ieri è stato il giorno del vento gelido da inizio a fine giornata, e anche dell'escursione più allucinante di questa stagione.
Per arrivare ai laghetti di Strino (2580m ca) siamo partiti dal Tonale a quota 1900 ca; scarsi 700 m di dislivello faticosissimi, ma solo perché mi son svegliata stanca, son partita stanca e mi sono incamminata stanca.

28 agosto 2010

non solo habanero













Entrata al supermercato per tutt'altri acquisti, l'occhio guidato dall'istinto primitivo è andato immediatamente alla cassetta di peperoncini tondi calabresi adagiati mollemente tra gli altri ortaggi. In un nanosecondo mi ero già munita di guanto e sacchetto e avevo già razziato tutto il razziabile sotto lo sguardo sospettoso dell'addetto al reparto.
Per fare questa salsa di peperoncini da infarto (non perché piccante ma perché buona) occorrono olive verdi, pomodori secchi, capperi, aglio, basilico, origano, olio extravergine di oliva, aceto bianco. Inutile dire che la qualità di questi ingredienti deve essere buona, se ottima è anche meglio.
Di pomodori secchi ne abbiamo una bella scorta arraffata dalle parti di Salerno, idem per le olive, mentre l'olio sìculo è!
Il basilico, vabbé, un po' abbiamo spennacchiato la piantina in vaso, un po' ne abbiamo accattato, ma anche quello in polvere, se di livello medio-buono, va benone. Guanti alla mano, abbiamo proceduto subito alla preparazione di questo elisir di buon umore.
I peperoncini vanno lavati e privati dei semi, of course, e questa è la parte più noiosa perché è un continuo starnutire. Poi vanno scottati per 2 minuti in acqua, aceto e zucchero (2 cucchiai), insieme ad una dozzina di pomodori secchi.
Gli psicopatici come me, volendo, possono aggiungere un cucciolo di habanero, giusto per dare quel certo non so che di girone dantesco infernale. Il resto è una barzelletta. Dopo averli fatti scolare per bene basta infilarli insieme a tutti gli altri ingredienti in un bel frullatore, irrorare tutto con un getto consistente di olio e lasciare che il frullatore lavori per noi.
La parte più seria è la conservazione nei vasetti di vetro. Devono essere sterilizzati (basta fargli fare qualche giro al microonde) e una volta riempiti vanno chiusi ermeticamente e bolliti a bagnomaria per almeno 20 minuti. Una volta raffreddati li si mette in frigorifero e dopo circa 10 giorni si può gozzovigliare a tutto spiano: è una salsina con cui si può condire la pasta, la si può spalmare sul pane, ci si può condire il pesce, la pizza, la parmigiana o qualche frittatina, che ne so.
C'è chi dà fondo ai vasetti di nutella, io che adoro il peperoncino anche allo stato naturale me la slurpo a cucchiaiate a tutte le ore del giorno, facendo allibire pure l'husband.
Prossima infornata, i peperoncini ripieni di tonno e capperi.
Tutto questo aspettando il 10 ottobre, quando all'Azienda Stuard di Parma ci sarà la XIII mostra mercato del peperoncino, compresi gli habanero di tutte le specie .