28 novembre 2009

Waiting for my first cut

It took me a long night to make up my mind, and once I decide I go for it... but anyway, the more I think about it, the more I feel bewildered. I'm not as strung up as I used to in such occasions and I feel it my duty not to show my fear. But as I'm not used to pretend not to notice there's nothing to do in order to hide my bad mood. I was told it's a very simple operation but I know, when it'll be the moment, I'll regret my decision not to hide in this hole, and this hole will be where I ever longed to be.


hole in the snow (val venegia 25/11/09)

All being well I'll be back for the second week of december, good heavens!

24 novembre 2009

Il mio secondo habanero

habanero con coccinella

Lui è nato a metà settembre ma non gliela fa a diventare rosso. L'ho portato dentro casa, sistemato nella parte più soleggiata e calda, vicino ad un termosifone: rien a faire. E se non è diventato rosso durante questi giorni di caldo insolito mi sa che è arrivato alla fine del suo ciclo vitale e basta.
Per evitare anche l'anno prossimo una così tardiva crescita conviene seminare adesso, o comunque al massimo entro dicembre. Per motivi di spazio posso permettermi solo 3 vasi, ed è dura decidere quali habanero piantare tra le 6 varietà di semi di cui dispongo.
Scarto subito a malincuore gli habanero del Gambia: son buonissimi ma la signora thailandese ne è sempre ben fornita. Devo dunque scegliere tra i Naga, i Chocolate, i Red Savina, i Fatalii e i bianchi (che forse sono i White Rocoto o i White Bullet). Che dilemma. Più ci penso e più sono orientata a tentare con i Chocolate (che oltretutto son belli anche a vedersi), i presunti White Rocoto/Bullet e i Red Savina. I Naga sono troppo piccanti anche per me, mi lasciano sempre con il timore di incappare in un caso di autocombustione, mentre i Fatalii non li ho trovati poi così diversi dai Naga. I Red Savina e i White Rocoto hanno il pregio di essere un po' più piccoli rispetto agli altri, e visto che la psicopatica del peperoncino ultra piccante in casa sono io, meglio optare per questi.
A pensarci bene però, potrei strafregarmene anch'io una volta tanto delle regole condominiali e allargarmi sul pianerottolo con una bella fila di vasi pieni di peperoncini, chissà, magari tengono lontani i sacchetti di munnezz che ogni tanto appaiono e scompaiono come un fenomeno paranormale. A ciascuno le sue armi.

23 novembre 2009

Monte Biaena

Pensavamo che il sentiero 671 che dal ristorante La Baita porta al monte Biaena fosse una comoda passeggiata. Mica tanto: non è un percorso impossibile, ma non è nemmeno particolarmente agevole. Il breve tratto di sentiero dotato di cordino (“la lasta”) può essere un po' pericoloso in caso di ghiaccio, e noi proprio qui ne abbiamo trovato, forse perchè il percorso, durante la mattina, è in ombra.

Tratto di sentiero chiamato "le laste"

Al parcheggio del ristorante abbiamo incontrato 2 bei cagnoloni: uno di stazza enorme, una varietà di orso fortunatamente molto mansueto.

Orso addomesticato

L'altro più normale. È quest'ultimo che ha deciso spontaneamente di accompagnarci per tutta la passeggiata.

La nostra guida (o badante)

Non è stato il primo cagnino ad offrirsi di farci da guida e mi auguro che non sia l'ultimo. Anni fa, un bell'esemplare di siberian husky mollò il suo amico taglialegna nei boschi di Stenico e ci accompagnò fino all'arca di Frapporte.
Poi fu il turno di un pastore maremmanno al lago di s.Colomba, un pastore tedesco sulla Marzola, una specie di schnauzer in val di Non, e un gran bel san bernardo al passo Vallès.

- “Dev'essere femmina, e forse un po' zoccola” ho detto
- “e perchè” mi chiede l'husband
- “perchè segue solo te e non ti molla un attimo”
- “e che c'entra? di questi tempi, poi...”
(Come riassumere il senso dei tempi in cui ci tocca vivere in 4 battute).

Per arrivare alla cima a circa 1600m ci vuole poco più di un'oretta, con calma. Da lassù si dovrebbe vedere un bel panorama, ma se si è tapini e si becca una giornata di foschia da vedere c'è pochino. Più che altro si va ad intuito.
Per esempio, il mio intuito mi ha suggerito che non valeva proprio la pena di stare lassù a farsi sbattere oscenamente da un vento gelido che, guarda caso, soffiava solo lì. Per cui appena arrivati abbiamo girato le terga e siamo ridiscesi velocemente col cagnetto fedele a fianco.
In occasioni come questa mi viene una grande crisi di astinenza da val di Genova; che ci sia neve, freddo, sole, caldo, non mi stanco mai di guardarla. E poi ho un conto in sospeso con questo gioiellino: il lago di Lares.

16 novembre 2009

perlustrazioni in val di Ledro e val Concei

Per arrivare in val concei abbiamo dovuto sottostare al consueto percorso ad ostacoli costituito dai numerosi cantieri stradali disseminati tra Arco e Lenzumo. Il motto filosofico di Eraclito “non è possibile discendere per 2 volte nello stesso fiume” lo si può riadattare per descrivere la viabilità e l'urbanistica del Trentino e ancor più dell'Alto Adige: non si può attraversare per 2 volte la stessa località. C'è sempre un cantierino che si occupa principalmente di rendere meno noioso e prevedibile un tragitto, altrimenti sai che barba. E poi tutti 'sti stravolgimenti stradali hanno almeno un pregio: ti costringono a socializzare con la fauna locale. Abbiamo attraversato grandi città come Napoli, Roma e Milano, senza mai perderci, e dove andiamo a impantanarci? A Lenzumo, ridente località della val concei. Un cantierino di fattura molto artigianale deviava il percorso, così abbiamo pensato bene di chiedere informazioni agli operai che sistemavano il manto stradale. Appena si son sentiti interpellare educatamente “buongiorno, scusate, ma per uscire di qui da dove si passa?” ci hanno guardato come a dire “uhhhh, eccoli qua, son arrivati i terroni con la loro parlantina sofisticata”. Bagaglio lessicale costituito da 100 parole, si e no, in dialetto per giunta, ci hanno spiegato (si fa per dire) che bisognava tornare indietro e girare di là, dove c'era la “cosa”. La “cosa” altro non era che una croce in cemento posta all'incrocio tra due stradine; si, proprio quella “cosa” che i leghisti difendono a panza in fuori contro quei miscredenti culatton-comunisti della corte europea dei diritti umani che vorrebbero vietarla nelle scuole. La cosa, l'han chiamata, e per fortuna non hanno sottolineato il concetto con il “porco dio”, altrimenti c'era da fare una bella rissa a suon di clave. Va bien, è andata così: non si può mica pretendere di incontrare sempre persone fini.
Le 2 valli, di ledro e concei, non son malaccio. Vanno bene per le passeggiate autunnali, visto che ci son tanti sentieri poco impegnativi (di circa 2 h, 2h 30) che portano sulle montagne circostanti; però non è il Trentino a cui sono abituata, per cui dubito di tornarci.

Lago di Ledro


Il lago di Ledro diventa rosso. Il lago di Tovel sarà verde d'invidia.


Non solo orsi: una salamandra nei pressi del rifugio Nino Pernici.

11 novembre 2009

verso monte Stivo

Una bella passeggiata è quella che dalla localita s.Barbara, nel comune di Ronzo Chienis, porta al rifugio Marchetti sul monte Stivo. Ottima da fare in autunno/inverno, decisamente da sconsigliare in estate: è molto soleggiata, e con le temperature che si raggiungono ormai anche in montagna in luglio e agosto si rischia l'insolazione, a meno che non si sia sufficientemente saggi da mettersi in cammino di buon'ora. Molto panoramica, oltretutto.

panoramica

Fino alla località “le prese” (1480m) la neve è stata scarsina - i colori del bosco sono ancora fulgidi




Ma da questo punto in poi il paesaggio è cambiato decisamente: il bosco finisce, la visuale si apre ed è una buona occasione per ringraziare di avere buone gambe, cuore e occhi sani per poter godere del paesaggio circostante.



Per un breve tratto la neve era ghiacciata qua e là, ma vicino alla malga stivo è diventata bella soffice e farinosa. Non mancava molto al rifugio Marchetti, c'era un bel venticello, e anche se la neve non era tutto sommato così tanta da far temere una valanga assassina abbiamo preferito tornare indietro, anche perchè in effetti non avevamo previsto di arrivare fin su, ma solo di fare un giro di perlustrazione. Ho deciso che se proprio devo perire a causa di qualcosa che mi piace, almeno che sia in seguito ad una porca abbuffata di lasagne, pizza, patatine e formaggi, o in alternativa annegata nel mio mare, ma sotto la neve al freddo no.

un tratto del sentiero 608


il miraggio del rifugio: sembra vicino

Il lago di Garda visto da quassù sembra pure bello: potere della lontananza.

10 novembre 2009

Cominciamo presto: prima neve

Il passaggio dalla stagione estiva a quella autunnale per me è sempre un trauma, che però fortunatamente si riemargina subito alla prima nevicata. Anche chi è dotato di animaccia zozza e arida non può non sentirsi rallegrato dalla visione di un paesaggio montano innevato che luccica sotto un sole abbacinante, soprattutto dopo 4 giorni pieni pieni di pioggerella infida. C'è da sperare che una volta tanto i cannoni sparaneve tacciano, ma ne dubito. Intanto leggo sul settimanale venerdì che in Alto Adige, al Plan de Corones, “quest'anno si può contare su impianti rinnovati e più confortevoli, come la prima cabinovia al mondo con poltroncine in pelle riscaldata”. Mi è venuta in mente la geniale battuta di qualche anno fa della Littizzetto, quando, riferendosi alla coglioneria tipica degli arricchiti, disse che erano talmente dementi da essere capaci di comprarsi delle mutande in grado di avvisarli qualora se la facessero sotto. Ha voglia Michele Serra di dire che non è giusto tradurre l'aggettivo “ricco” con l'aggettivo “coglione”, e che ci sono ricchi perfettamente intelligenti e misurati....ma uno che va in montagna per sciare e poi non si offende nel posare le onorevoli chiappe su quella poltroncina riscaldata non è mica tanto equilibrato. Il minimo che gli si può augurare è che gli vengano le emorroidi.

Intanto sul più umile Bondone: