29 agosto 2009

incontro con Paolo Attivissimo

La notizia che circolava era fondata: Lavaronestate 2009 non si è fatta e quella dell'anno scorso è stata l'ultima edizione. Non che questa estate non si sia fatto nulla a Lavarone; semplicemente la rassegna di autori non era sotto la regia di Claudio Sabelli Fioretti e la levatura degli ospiti è stata avvilentemente inferiore, tale da suggerirmi ben altre attività, come per esempio dormire. Come la maggior parte delle persone che abitano il Trentino sa benissimo, c'è la precisa volontà di investire il budget destinato al turismo quasi esclusivamente nel settore invernale. Quindi soldi pubblici a catinelle per sovvenzionare gli impianti sciistici dei soliti (che li spendono per creare neve artificiale là dove non nevicherà più per il ben noto fenomeno del riscaldamento globale o per mettersi le pezze al fondoschiena), soldi pubblici al rifugio larcher al cevedale per farne un centro di scialpinismo aperto anche durante l'inverno, zero soldi pubblici ad una rassegna, quella di Lavaronestate, che aveva il difetto di richiamare gente normale più o meno colta che aveva piacere di incontrare autori di libri più o meno condivisibili, ma che sempre cultura diffondevano. Sembra di essere dalle parti della Brianza; non so perchè, ma questa idea di turismo sa tanto di lumbard ignoranti col portafoglio pieno, a digiuno di educazione civica e con pessima cognizione del sè. “Il mmmondo è mmmio”, urlava quel mostro nel cartone animato di Fantomas, ed è diventata la parola d'ordine di ¾ della popolazione mondiale e di 9/10 di quella italiana. Tutto, soprattutto il peggio, è dovuto al turista medio, altrimenti che li ha fatti a fare i soldi e i debiti? E l'amministratore pubblico, invece di tutelare il bene pubblico (che sia territorio o cultura) dalla rapacità di tali trogloditi, ci si allea, li serve e li riverisce prono a 90° davanti a sua santità il conto in banca, che se consistente provoca una ulteriore angolazione a 45°.
E' passata in sordina anche la serata del 14 agosto con Paolo Attivissimo a Tesero, organizzata dal gruppo astrofili di fiemme: si è parlato di complotti lunari e dintorni, nel 40mo anniversario dello sbarco dell'uomo sulla luna. Non una riga sulla stampa locale, non una parola sui notiziari regionali; una vergogna davvero. Per quei pochi fortunati che hanno avuto il piacere di starlo a sentire, si è trattato di un rarissimo spazio di ragionevolezza, di buona cultura, e anche di sano divertimento, perchè il tipo, oltre a essere competente, preparatissimo e ottimo divulgatore, è anche un gran simpaticone. Sul suo blog ci sono i link per ascoltare tutto quel che si è detto durante la conferenza.

23 agosto 2009

rifugio lago corvo e laghi

La terza volta son riuscita ad arrivarci partendo da piazzola di rabbi invece che dalla malga bordolona di sotto. Dalla località cavallar (a circa 1500 m di altitudine) al rifugio son scarsi 1000 metri di dislivello, ma il paesaggio è tutta un' altra cosa rispetto all'ambiente da bolgia infernale che si attraversa partendo dalla malga bordolona di sotto.
Sentieri 108 e 145

malga Caldesa, 1835m


per rinfrancar lo spirito: visuale durate l'ascesa sulla Vegaia

Sicuramente è molto più ripido, perchè si parte da una quota inferiore, e i momenti di tregua sono pochini. Il numero di sentiero è il 108, dice che ci vogliono 3 ore per arrivare su; non ne dubito, partiamo alle 7.05 e sorprendentemente arriviamo al rifugio alle 9.15, solo 2 ore e 10', che è 'sta roba? La verità è che partendo presto non si soffre il caldo e la fatica si sente meno; e poi il percorso è talmente ripido in certi punti che o si va avanti velocemente o si rischia di franare ignominiosamente a valle, non è che ci siano molte alternative: o si è caproni dentro o meglio lasciar stare.

ultimo tratto del sentiero, la pendenza....

I laghi son sempre lì, il rifugio anche, i gestori più o meno gli stessi, la cortesia immutata, i prezzi più bassi rispetto ad altri rifugi (forse per compensare l'infame fatica che si fa per arrivarci). Ne vale sempre la pena.

il rifugio lago corvo


il primo dei laghi


il secondo laghetto





il terzo lago


Con grande piacere abbiamo incontrato il buon Luciano, vero alpinista d'altri tempi in tutto e per tutto. Ci siamo conosciuti circa 9 anni fa al lago delle malghette: mentre arrancavamo lungo un sentiero questo bellissimo signore di 70 anni rallentò il suo passo per camminare insieme a noi, e tra una descrizione di piante e un racconto di montagna riuscì a portarci sulle rive di altri 3 laghetti con la sola forza della sua cordialità e signorilità. L'abbiamo incontrato un'altra volta pochi anni dopo al rifugio larcher al cevedale, stessa cordialità e lucidità; conciso il suo giudizio sulla guerra che arrivò a consumarsi fin sul ghiacciaio del cevedale: “pazzi”. Poi sparito. Ogni tanto ci si chiedeva che fine avesse fatto, finchè oggi non l'abbiamo rivisto al rifugio lago corvo, con quasi 80 anni sulle spalle ma con la stessa immutabile cordialità e lucidità, fisico da far schiattare un trentenne, capello da montanaro e pipa in bocca: chissà quanti medici ha seppellito, mi son chiesta. Questo vero signore che passa dal dialetto trentino alla lingua italiana, e poi alla lingua tedesca, con una naturalezza che io che ho studiato lingue mi sogno, è una delle persone più affascinanti che mi sia mai capitato di incontrare, una delle poche che mi fanno vergognare delle mie lamentele a tempo perso.

19 agosto 2009

lago delle buse, del montalon, delle stellune

Ci sono 2 accessi al lago: il primo e il più battuto è il sentiero 318 della val cadino, laterale della val di fiemme; si parte dal ponte delle stue a 1250 m e poi si sale al lago a 2090 m. Il secondo accesso è quello che preferisco, il sentiero 322a che dal passo manghen, a 2160 m, passa per la forcella del montalon (2130 m) e prosegue per la forcella valsorda (2250 m). E' abbastanza lungo ma almeno non ci sono dislivelli da spaccarsi l'impianto scheletrico. Si cammina quasi sempre in quota, tranne qualche saliscendi qua e la, lungo un sentiero che soprattutto vicino alla forcella valsorda si fa scomodo perchè su rocce aguzze. Il lago non è particolarmente affascinante per i miei gusti.






lago delle buse, sentiero 322


lago del montalon nei pressi dell'omonima forcella








Da qualche anno si trovano alcuni cartelli della segnaletica sat spaccati; ne ho trovati alla malga val cion e all'omonimo passo, ne ho trovati al lago lagorai e ora alla forcella montalon. Senza parole.
i trogloditi arrivano in quota

Bah.

18 agosto 2009

laghi di lagorai

Tra Masi di Cavalese e Lago di Tesero, lungo la vecchia provinciale di fondovalle, c'è un vecchio cartello in legno che indica la val lagorai. É il sentiero 316 che porta al 1° lago di lagorai e, per chi avesse ancora vita in cuorpo, al 2° e al 3° lago di lagorai, o ancora ai laghi di bombasel. Questa catena montuosa è bella anche per questo: offre tanti sentieri e tanti laghetti, cosicchè ognuno è libero di scegliere su quali rive schiattare dopo la scarpinata che si è scelto. Fortunatamente la strada forestale è percorribile almeno sino a 1330 m circa di altitudine, altrimenti sarebbe un supplizio incommensurabile. E ciò nonostante, la salita al primo dei laghi è faticosa: 500 metri di dislivello ripidi ripidi. Meglio che glutei pigri e flaccidi se ne stiano a valle: ho visto coppie tramare il divorzio lungo questo tratto. Il lago è a quota 1870 ed è uno dei più belli della regione, a parer mio.






Visto il cielo sorprendentemente limpido era d'obbligo proseguire al secondo lago di lagorai, tralasciando il sentiero che porta ai laghi di bombasel (già visti qualche anno fa e poco apprezzati causa sovraffollamento di turisti calati in massa dalla funivia del cermis). Durante l'ascesa abbiamo involontariamente dirottato il gregge di caprette e pecorelle della malga lagorai, che chissà perchè ha deciso di seguirci per un bel tratto, mentre il pastore dietro sbraitava e si sbracciava; era tutto un concerto di mbeee? mbooo? mbiii (gli agnellini), dioo poorcooo (il pastore), mbaaaa (i caproni).

gregge impazzito



capretta asociale

Dopo una mezz'ora buona il gregge ha cominciato a dubitare della nostra affidabilità e ha rallentato, così siamo riusciti a seminarlo e a continuare l'escursione in santa pace col meritato silenzio che si addice a certe quote, eccheccazz! Anche il secondo e il terzo laghetto a quota 2270 m sono niente male, soprattutto poco frequentati nonostante il periodo.





Il turista medio, per la gioia delle mie orecchie e dei miei occhi, quasi sempre preferisce salire comodamente con la funivia e raramente si sposta più di 500 m dalla stazione: non sia mai che si perda lungo qualche sentiero selvaggio, che poi magari, orrore, gli tocca camminare coi suoi piedi e sudare.

2 agosto 2009

Lago di soprassasso e lago rotondo

Si parte dal parcheggio in località Valorz, a circa 1200 metri di altitudine, raggiungibile dalla provinciale subito dopo l'abitato di San Bernardo di Rabbi. Il sentiero è il 121 e i vari numeri di pronto intervento e soccorso alpino segnalati all'inizio fanno intuire un percorso lungo e faticoso. I metri di dislivello son 1200, i tempi di percorrenza segnalati dicono che per salire su al lago rotondo ci vogliono 3 ore e 30. Partiamo alle 7.15, e quasi subito comincio a tirar giù tutti i santi a bestemmie; alla malga casera (1950 m), prima tappa, ci arriviamo dopo 1 h e 30, 40 vaffanculo a me, 37 porca merda e un numero imprecisato di macumbe a destra e a manca. Poi il fisico si abitua, il cervello si rassegna, e si arriva al lago di soprassasso (2180 m) dopo circa mezz'ora relativamente serena; il lago è poco reclamizzato ma non è male.

lago di soprassasso

Gli ultimi 250 metri di dislivello per arrivare al lago rotondo (2427 m) li facciamo in 45' e sono i più faticosi. In tutto scarse 3 ore di fatica boia per arrivare ad un lago che alla fine non mi è neanche piaciuto tanto.

lago rotondo

Quella che sembrava un'escursione destinata a essere ricordata come una delle più faticose e deludenti, è stata allietata dall'incontro con un folto gruppo di ragazzini dodicenni delle colonie estive incrociati durante la discesa. Stramazzati di stanchezza, grondanti fiumi di sudore da tutti i pori, uno di loro ha trovato comunque il fiato di sibilare “quanto manca al primo lago?” “1 h e 30, forse 2” , la nostra risposta. La controreplica non si è udita bene, ma ho validi motivi per credere che quanto a bestemmie pure il ragazzino non scherzasse. Gli accompagnatori, che viaggiavano in coda alla comitiva, non hanno idea del rischio letale a cui vanno incontro costringendo queste giovani leve a una scarpinata infame di tale entità. Come dice l'uomo di casa, la qualità degli ospizi in cui finiremo dipende tutta dal trattamento che riserviamo alle nuove generazioni, prima lo capiamo e meglio è.