30 luglio 2009

Lago casinei (2059 m)

Dalla valle del Chiese si raggiunge l'abitato di Brione e da qui la malga Valle Aperta (1538 m). Comincia il sentiero 257 per malga Bondolo (1836 m) che si raggiunge comodamente in 50 minuti, poi si prende il 251 per la bocchetta di Rema (2282 m). In tutto circa 2 ore e 15' per un dislivello di 750 m spalmato su almeno 6 km.
Fuori dalle rotte del turismo di massa, abbastanza mal segnalato e poco servito dal grosso della ristorazione alberghiera, questo angolo del Trentino merita di essere esplorato ancora a lungo prima che calino i barbari.


























27 luglio 2009

crucolo - val campelle

(Come trascorrere una giornata in Trentino e non sembrarci.)
Un bel ristorantino, e mi verrebbe da dire giustamente affollato. Era inevitabile la calca in una domenica di fine luglio, ma avevamo prenotato e dunque no problem. Il ristorante è così rinomato da richiamare gente un po' da tutto il circondario, con comitive che addirittura organizzano il viaggio in pullman solo per poter mangiare al Crucolo. Infatti l'aria non era quella tipica che si respira nei ristorantini locali frequentati quasi esclusivamente dagli indigeni: gli accenti spaziavano dal veneto al napoletano, dal sardo al romagnolo, con qualche parola tedesca e slava qua e là. Gente allegramente rumorosa senza essere fastidiosa.
Gli antipasti consistevano in affettati della casa (salame, soppressa, prosciutto cotto e crudo, pancetta e lardo) ed erano buoni. I primi forse un po' deludenti: un tris di canederli al sugo, strangolapreti e zuppa di porcini; intanto il canederlo non era neanche intero, bensì mezzo, e neanche tanto saporito. Modestamente quelli che faccio io sono più profumati e lo speck e il formaggio si sentono, eccome. Gli strangolapreti idem, erano minuscoli, pochi soprattutto, e non molto saporiti. Io li preparo con ricotta, spinaci, pane, formaggio grattugiato e latte, in quelli del Crucolo forse mancava quel pizzico di formaggio in più nell'impasto. La zuppa di porcini non era male ma qualche fungo in più non sarebbe stato male. Sulle carni alla griglia nulla da ridire invece, anzi, chapeau. Non è mai stato facile per me, abituata alle carni sarde, trovare qualcosa al di fuori della mia isola che le eguagliasse, ma stavolta forse ci siamo. I contorni, insalate e finferli, nella norma. Buoni i dolci (vari tipi di crostate e strudel), ma su questi non aggiungo altro non essendo io grande estimatrice di dolci. Vino della casa discreto, buono il sorbetto, e poi il parapampoli: una mistura bollente di caffè, vino, grappa, miele e zucchero. I clienti abituali pare vadano pazzi per quella roba, per me vale il motto “assaggiato una volta, assaggiato per sempre”.
Belle le cantine sottostanti, stracolme di carni insaccate, formaggi, vini, maialoni interi e sezionati. Un tour che mi ha ricordato quello fatto alle cantine Ferrari di Ravina lo scorso autunno, ma molto più interessante e odoroso.
Più che ottima la compagnia, eccellente direi; per non parlare del pezzettone di parmigiano reggiano che mi è stato portato in dono. Gli amici veri devono essere così: pochi ma buoni.

21 luglio 2009

Laghi di valbona

L'escursione non è stata male dal punto di vista paesaggistico e ambientale, era solo mal frequentata. Il sentiero 225 lo si raggiunge da Tione seguendo le indicazioni per la località zeller. Il primo tratto dal rifugio zeller (1427) alla malga cengledino è un po' ripido ma fattibile senza tante bestemmie. Il secondo tratto dalla malga cengledino (1660 m) fino al primo dei laghi è stato funestato da uno sciame insopportabile di mosche e zanzare talmente invadenti da far venire una crisi isterica, e ci è toccato sorbircele impotenti per un'ora abbondante. Ci sarebbe voluto un lanciafiamme al napalm per sterminarli tutti, anche rischiando di far divampare un incendio, ma meritavano di essere arrostiti senza pietà. Oltre il primo dei laghi gli immondi insetti non si sono spinti, così si è potuto ammirare in pace il paesaggio circostante: non male anche nonostante la nuvolaglia che copriva ogni tanto le cime intorno. Il secondo e il terzo lago sono adiacenti e giacciono in una bella conca a 2370 m, così almeno diceva la segnaletica della Sat. Significa che abbiamo fatto ben 950 metri di dislivello in 2 ore e 15', e io non ho fatto nemmeno una grinza (forse perchè ero troppo impegnata a stramaledire lo sciame per accorgermi del dislivello). Si può riprovare.











16 luglio 2009

lago di monte luco

Catapultarmi dal blu del mare al verde della montagna non è mai stato un grande problema, eppure stavolta la prima escursione della stagione non è stata gratificante. Le lunghe camminate in acqua e gli esercizi ginnici al mare hanno fatto si che in un mese non diventassi una pappeta, ma inerpicarsi su un sentiero ripido e sconnesso sotto il sole è tutt'altra fatica.
Dal passo delle Palade ( 1500 m, già aria di Alto Adige), parte il sentiero 133 per il monte Luco. Scartato senza manco pensarci 2 volte a causa dell' eccessivo dislivello, abbiamo preferito proseguire sulla comoda forestale che prima porta alla malga di Laugen (1850 m) in circa ¾ d'ora, e poi al lago Luco (2180 m); lago è una parola un po' grossa, più che altro sembra una pozzanghera per abbeverare le capre. La foschia ha impedito di godere almeno del paesaggio, cosicchè l'escursione è stata praticamente una faticaccia inutile. Tanti i sudtirolesi che bazziccavano nella zona, tutti con la stessa faccia vagamente ebete: si vede che l'abitudine di accoppiarsi soltanto tra di loro comincia ad asfissiare il loro patrimonio genetico.

12 luglio 2009

Il maialino di Obelix

Il maialino sardo è una razza a sè stante, come buona parte delle specie viventi che abitano l'isola. Di piccola stazza, viene allevato allo stato semibrado e questo fa si che non sia raro che qualcuno di loro si accoppi con i numerosi cinghiali selvatici, dando origine a discendenti ibridi che del maiale nazionale hanno praticamente nulla, sia per quanto riguarda l'aspetto che per il sapore specialissimo delle carni. Da anni è in vigore il divieto di esportare carni suine sarde, fresche e stagionate, nel resto d'Italia, perchè è dura a morire la teoria che i maialini sardi siano portatori sani di peste suina, e si teme un contagio pandemico al di là delle coste. A parte il fatto che i suini nazionali non hanno certo bisogno di entrare in contatto con carni morte di maialini sardi per ammalarsi, lo sanno fare benissimo per conto loro; sarebbe semmai il caso di tenere lontani i maialini sardi dai maialoni nazionali, prima che facciano la fine degli indiani d'America che dopo il contatto nefasto con le genti europee si ammalarono e morirono di malattie prima sconosciute. Ma noi sempre più furbi, importiamo da mezzo mondo porcate vere, avvelenate davvero, di provenienza più che sospetta, tipo paesi che non hanno standard di igiene e sicurezza ambientale e alimentare compatibili con quelli europei, e poi rompiamo le balle ai maialini sardi. Viene il sospetto che il divieto venga tenuto in vita a beneficio della guardia di finanza, che se durante un controllo antidroga trova 4 braciole di maialino in partenza per le patrie coste è autorizzata al sequestro, previo multone ovviamente. Se ci si spreme le meningi si arriverà anche a intuire la fine che faranno le carni sequestrate.
Il vero maialino non deve avere un peso superiore ai 5 / 6 kg e deve essere scuro. Una volta cotto allo spiedo lo si taglia a pezzi, lo si mette in un recipiente e lo si copre con rami e bacche di mirto per una decina di minuti in modo che le carni ne assumano l'aroma. Non è bello ridurlo in quello stato, ma la sindrome di Obelix che mi assale ogni volta che sbarco in Sardegna è pari alla sexual addiction del banana: da curare seriamente.

10 luglio 2009

l'isola del banana 2

Meglio di me il sito emigratisardi racconta benissimo l'origine e la ragione dei murales sardi. "I murales sono "tele" di un’ enorme scuola di sperimentazione pittorica all’ aperto che cambiano continuamente nel tempo: i più belli vengono aggiornati, integrati e restaurati, altri ancora lasciati serenamente invecchiare... oppure sostituiti dai nuovi.Gli stili impiegati sono molteplici: dalla pittura ipergrafica americana all’ impressionismo di fine secolo, dal naif al realismo ai disegni infantili; le tecniche sono estremamente semplici, pittura ad acqua, per interni.Orgosolo e San Sperate sono stati i paesi caposcuola, a fine anni 60, coinvolgendo gran parte della popolazione; Da allora la tradizione muralistica è più viva che mai, nuove opere riprendono le tematiche sociali della modernità locale, nazionale ed internazionale, confrontandosi con i problemi relativi alla globalizzazione economica, evolvendosi in trompe-l’oeil a cielo aperto. Le immagini dei murales di Orgosolo, simbolo barbaricino, hanno più volte fatto il giro del mondo. La passione politica e sociale degli anni 60 e 70 che li ha generati ha lasciato le proprie tracce sui muri delle case e sulle rocce intorno ad Orgosolo. Le figure sono forti e drammatiche, rimandano alle ferite antiche, alla vita dei pastori, alla miseria, alle lotte per la terra, alle proteste e ai desideri della comunità a cui lo Stato colonialisa non ha mai dato soluzioni. Quando infine le tensioni sociali degli anni 70 e 80 si sono stemperate i dipinti a sfondo politico si sono tramutati in scene decorative che riproducono la quotidianeità: uomini e cavalli, pastori, madri con i propri figli. Nel 1994 è stato addirittura realizzato un murale inerente il conflitto della ex Jugoslavia e la distruzione di Sarayevo, evidenziando una ulteriore evoluzione del murales, da elemento di denuncia sociale a descrizione della vita quotidiana e della storia locale che riconduce alla storia mondiale, rimanendo fortemente ancorato alla realtà."

I murales.








La fauna. Non sono andata in giro a rompere le balle a chicchessia, semplicemente gli incontri con la fauna locale sono inevitabili e non c'è modo di sottrarvisi. Certi animali ti piombano letteralmente addosso come il vento, il sole, i profumi delle piante selvatiche o il suono del mare. Son lì a prescindere, e basta.

una quaglia e nidiata forse?


i bocconcini di Obelix


capretta curiosa


riccio timido


gallo variopinto


Lui, one year later, we immediatly recognize each other. Really nice meeting one more time again.

5 luglio 2009

prima che diventi una fogna

L'uomo della strada (che è una bella merda, come scriveva Cuore qualche tempo fa) durante il periodo estivo si trasforma e/o coincide con il turista medio (che è una bella merda anche lui). Ho visto crescere come funghi a ridosso delle coste sarde villaggi turistici con piscina incorporata, quando a pochi metri ci sta un mare simile. Immagino che prima di costriure quei ricettacoli di rettili infami siano state condotte indagini di mercato per sapere se il turista medio (che, ribadisco con convinzione, è una bella merda) apprezzasse uno scandalo simile, è il risultato deve essere stato che si, la bella merda gradisce la piscina in riva al mare sardo. L'uomo della strada (che è una bella merda) si merita tutte le porcate che gli tirano addosso: cibi avvelenati, informazione di regime, ambiente inquinato, truffe e raggiri di ogni sorta. Tanto è contento lo stesso. Purchè si magni e si trombi.






















3 luglio 2009

L'isola del banana

Il prossimo asino che mi viene a cantare la balla che trentini e sardi son simili lo mando affanculo nella mia lingua madre. Mai come durante quest'ultima vacanza mi son convinta che è una sonora baggianata. Una certa affinità esiste forse tra alcuni cagliaritani di città e alcuni trentini: stesse nevrosi, stesse paranoie e stessa mania di comportarsi da squali coi propri conterranei e da persone più civili con quelli che vengono da fuori. Ma per il resto è abisso.
Per esempio la diffidenza, citata come tratto comune, non è la stessa. La maggior parte dei sardi che ho conosciuto sono diffidenti all'inizio di una relazione sociale, ma poi prevale la fiducia e la tendenza all'inclusione dello “straniero”. E quando si parla con qualcuno si parla davvero, non si sta sui generis e sui luoghi comuni. Se poi l'altro si rivela falso lo si manda affanculo per sempre, e non c'è verso di recuperare (e in questo io sono maestra insuperata).
La maggior parte dei trentini che ho conosciuto sono diffidenti dall'inizio alla fine e non c'è verso che si sbottonino: parlare a 360 gradi a viso aperto è una rarità, essere espansivi e spontanei roba dell'altro mondo. Son sicura che ne soffrono e non se ne rendono conto. Attribuiscono il loro caratteraccio a tutto e tutti, ma di imparare a rilassarsi e a smettere di fissare il proprio ombelico non se ne parla nemmeno. Son sempre più convinta che questa mentalità sia pure contagiosa: di casi umani di italiani che abitano qui da tanti anni e si son lentamente trasformati ne sto conoscendo con frequenza preoccupante. Comincio a preoccuparmi seriamente anche della mia salute mentale.Lo stesso atteggiamento delle comunità straniere cambia molto: in Trentino tendono a fare gruppo solo tra di loro, si autoghettizzano; in Sardegna c'è più scambio reciproco e non è assolutamente raro che nascano delle belle amicizie infraculturali. La comunità senegalese è quella meglio integrata: ci chiamano fratelli.
Od(d)io, il cagliaritano. Arrogante, strafottente, presuntuoso, aggressivo, prevaricatore, praticamente un bullo nato e lasciato allo stato brado, questo è il marchio caratteristico che vien dato all'abitante medio del capoluogo dal resto della popolazione sarda (dalla quale è odiatissimo), e a volte mi obbliga a tirar fuori quel po' di sangue ligure che ho in corpo per differenziarmi in qualche modo. La critica non è completamente campata in aria, una certa tendenza alla prevaricazione l'ho riscontrata anch'io che ci ho vissuto a stretto contatto per i primi 2/3 della vita. Quando sento dire che i romani de Roma son sbruffoni mi vien da ridere.
La giara. La giara di Gesturi è una zona protetta nel centro della Sardegna, diventata famosa per le sugheraie e la presenza di cavalli un po' più piccoli rispetto alla stazza media, ma scattanti , resistenti e duri da domare. La gita alla giara, piuttosto deludente, è stata improvvisamente ravvivata dal mio incontro con 2 maiali selvatici che avrebbero fatto la gioia di Obelix. Invece io, come nelle peggiori barzellette illustrate, mi son ritrovata in un nanosecondo in piedi a balbettare sul tavolo dell'area picnic mentre quelli scorrazzavano col grugno a terra in cerca di qualcosa da mangiare.

Giara di Gesturi e fauna locale.


Una mattina in spiaggia un grillo (?) verde, sfidando la morte, ha preso dimora dentro uno dei miei sandali. Si deve essere sballato allegramente, perchè il giorno dopo è tornato caracollante a cercarlo come un tossico che non può far a meno della sua dose quotidiana. Ho dovuto rieducarlo a fare il grillo serio.


presunto grillo


Questo invece non so che frutto di quale accoppiamento selvaggio sia: camminava all'alba sulla battigia e sapeva il fatto suo. Un essere a metà tra un gambero e una cicala.


alien

Ma gli incontri bestiali più spettacolari son stati gli ultimi 2 che non ho potuto documentare: per esempio l'incontro con un vero bandito sardo d'altri tempi dalle parti di Dorgali, e non è una balla. Scesi dall'auto per fotografare un paesaggio interno particolare ci siamo ritrovati davanti a codesto pittoresco individuo che era uguale in tutto e per tutto a Dinamite Bla. Dopo il tradizionale e inevitabile saluto ci ha offerto subito delle ciliegie selvatiche che si portava in una sacchetta: guai a rifiutare qualcosa che viene offerta da un tale residuato antropologico, si rischia l'incidente diplomatico. Siamo riusciti a risalire in auto senza conseguenze, previa stretta di mano obbligatoria, e a me è toccato pure il rituale bacio guancia a guancia con quella barba umidiccia e untuosa che se mi avessero infilato la testa in un letamaio avrei stomacato di meno. L'altro incontro purtroppo non documentato è stato quello con i delfini, così belli da farmi dimenticare velocemente Dinamite Bla. Un gruppo composto da una decina circa di esemplari ha incrociato il traghetto sulla via del ritorno. Stupore e ammutolimento a bordo per questo ultimo regalo inaspettato dal mare.
Cala discarica. Fare più di 100 km per andare a vedere una delle spiagge più reclamizzate e trovarla cosparsa di spazzatura è stato più che alienante. Contenitori di plastica, bottiglie, sacchetti, scarpe, cartacce, polistirolo, c'era di tutto un po' sulla spiaggia e anche in acqua, dove non mancavano già di buon mattino 2 motoscafi carichi di buzzurri. Un disastro rivoltante per chi come me è abituato da una vita a spiagge pulite e mare trasparente. Il Poetto di Cagliari al confronto è un gioiellino, anche adesso, dopo che la giunta comunale cagliaritana ha autorizzato anni fa quello scandaloso ripascimento che ha sostituito per sempre la secolare sabbia bianca con l'attuale poltiglia grigia. Dopo questa rivoltante esperienza, non ci siamo più azzardati a schiodarci dalle nostre abituali postazioni.

Cala Domestica

Predator.L'onore e il lusso di assistere ad una esercitazione del drone predator credo che non capiti a tutti (esclusi gli addetti). Avendo l'abitudine benedetta di andare in spiaggia di buon'ora, abbiamo evitato che la pattuglia militare ci sbarrasse l'accesso al mare; altri, che volevano scendere in spiaggia a metà mattina, sono stati bloccati e rispediti indietro. A dire il vero pareva tanto che la pattuglia volesse allontanare anche noi, ma poi è stato deciso che non eravamo pericolosi per il drone e il drone difficilmente avrebbe potuto essere pericoloso per noi. L'aereo telecomandato dalla base si è esibito in 2 esercitazioni spettacolari che hanno azzerato la mia innata avversione per tutti i mezzi militari e da guerra. È arrivato silenzioso come un aliante, poi ha acceso i motori e ha dato il via alle acrobazie, che consistevano anche nell' evitare i razzi lanciatigli contro dalla base aerea. Finite le esercitazioni ha messo il silenziatore ed è tornato alla base, calmo e invisibile così come era venuto. Non ho avuto il coraggio nè di fare foto e tantomeno filmati, anche se mi sarebbe piaciuto riprendere l'intera sequenza. So che un'occasione simile non mi capiterà mai più.
Il pane, i dolci, la frutta.Son tante le cose che mangio soltanto in Sardegna: i gamberi, la pasta di mandorle, i ravioli di patate menta e pecorino, i pomodorini dolci, la salsiccia fresca, i salami misti cinghiale/maiale, il pane di giornata cotto nel forno a legna, certa pasticceria, le pizzette rettangolari, le pizzette di sfoglia con capperi acciughe e pomodoro.Praticamente vivo 30 giorni all'anno.

Cocoetto


dolci sardi:pasta di mandorle, brutti, pardule