31 maggio 2009

incontro con Federico Rampini (festival dell'economia TN)

Se non ci fossero questi incontri con questi signori morirei di malinconia. Peccato solo che occasioni simili si presentino raramente, e sempre si tratta di personaggi di passaggio. Incontri eccezionali, da un lato, ma devastanti dall'altro, perchè ogni volta mi ritrovo a piangere il mio destino di vivere in una zona abitata per lo più da gente burbera o asettica (quando va bene) alla quale non mi abituerò mai, per testardaggine. Confortante quello con Federico Rampini al festival dell'economia.
Ha spiegato il sistema di premi e punizioni che avrebbe dovuto regolare l'economia e i soggetti che vi operano (chi è capace sta in piedi, chi non è capace cade), ma che ha vistosamente fallito, come quest'ultima grave crisi ha dimostrato, sbattendoci in faccia gli scandalosi bonus elargiti a manager responsabili di crac bancari e finanziari. Una vera ingiustizia sociale che per gli americani è stata un trauma psicologico (noi in Italia modestamente siamo più avanti: ci siamo docilmente lasciati ipnotizzare per vedere i corrotti, gli incapaci e i nani non solo a piede libero ma addirittura imbullonati a poltrone di tutto rispetto, senza nemmeno percepirlo come indecente). Interessante la lettura dei famigerati mutui subprime; un modo, secondo Rampini, di indurre la gente a credere che ricchezza e benessere fossero davvero a portata di tutti e proprio grazie al vigente sistema capitalistico il quale invece, incapace di redistribuire la ricchezza, ha esercitato questo trucco per nascondere la menzogna. Questo andazzo ha mostrato come fosse balorda la teoria finora incontestata secondo la quale nel sistema capitalistico le diseguaglianze sociali sono sopportabili perchè comunque portano sviluppo che alla fine coinvolge tutti, anche i meno abbienti. Non è stato così ma non perchè il capitalismo non funzioni, bensì perchè è venuto meno proprio il sistema di premi e punizioni. Il sistema capitalistico quindi, dice Rampini, non deve assolutamente essere sostituito da forme di comunismo che hanno dimostrato la loro inefficacia in passato: va corretto e aggiornato in continuazione e per fare questo ha bisogno dello stimolo indispensabile di uno stato democratico, il solo che può imporre, se lo vuole, il principio di responsabilità e renderlo prioritario. Gli stati totalitari che hanno un modello economico di tipo capitalista ma un sistema di governo autoritario e illiberale sono sicuramente condannati all'implosione e all'asfissia, mentre il modello capitalista americano fondato sulla democrazia ha tutte le carte in regola per dimostrare che anche dalle sue ceneri è capace di risorgere migliorando e correggendo le cause del suo sfascio. A chi gli chiedeva un'opinione sulla decrescita ha dato una risposta che condivido in pieno: la decrescita è roba da ricchi, non la si può chiedere a quelli che solo oggi sono usciti dalla povertà e per la prima volta assaporano il gusto di un sacrosanto benessere. La decrescita, come è stato in Giappone negli anni '90, ha portato solo disoccupazione e stagnazione. Si può e si deve crescere senza necessariamente depredare risorse energetiche, investendo su ricerca e innovazione tecnologica che portino allo sfruttamento di fonti rinnovabili a inquinamento ridotto. Si può crescere, e allo stesso tempo vivere dignitosamente, imparando proprio dai paesi orientali, ai quali vorremo mettere il mordacchio, uno stile di vita più frugale e morigerato. Si può crescere innovando e studiando modi sempre migliori e ottimali per stare al mondo, insomma, che piaccia o no.

24 maggio 2009

festa dei popoli

Facce dignitose, sguardi umani, portamenti eleganti, abiti colorati, sorrisi veri, il mondo che forse invidia il nostro portafogli ma non i nostri modi di essere si è ritrovato a Trento per la decima edizione della festa dei popoli, organizzata da quei faziosi cattocomunisti dell'arcidiocesi trentina. Mi sembra giusto che i diversi popoli che abitano l'italia, nonostante la tragedia psichiatrica che ci governa, abbiano diritto ad una festa tutta loro; in attesa che la festa la facciano loro a noi, (visti i loro tassi di natalità e i nostri) si accontentano di incontrarsi e mostrarsi una volta all'anno in una delle poche città che glielo permette, nel vano tentativo di ricordare ai diversamente evoluti come noi che il buono non è una nostra esclusiva assoluta come il cattivo non è la loro. Un'occasione ghiotta per me di uscire da quel monoblocco culturale asfissiante che sta opprimendo la penisola italiota da un bel po' di anni a questa parte; come durante il soggiorno a Roma, trovarmi gomito a gomito con una umanità variopinta e multirazziale ha rigenerato i miei neuroni che annaspavano nel tarpante grigiore della mentalità dominante. Non so se il thè alla menta del Marocco e il muffin cubano che ci sono stati offerti fossero realmente così buoni, il messaggio al cervello in ogni caso è stato quello.

musicisti sudamericani nei loro abiti tradizionali


pietanza ucraina molto scenografica e probabilmente buona


allestimento dello stand Moldavo


India


Thailandia


Polacco fulminato


Africa


Martinica


Africa


servizio da thè del Marocco

23 maggio 2009

perlustrazioni in valle del chiese

Pare sia una zona ancora tutto sommato sconosciuta alle orde di turisti barbari e chiassoni. Pochi alberghi in valle, o comunque medio piccoli, e pochi rifugi alle quote più alte, dove invece abbondano le malghe, le vecchie miniere, le trincee e i segni di guerre passate. Dall'abitato di Prezzo una stradina porta alla località Boniprati, da dove partono alcuni percorsi facili e rilassanti, ideali per le mezze stagioni ma credo anche per le ciaspole. La malga Table (1640m) non è lontana, per raggiungere le altre invece bisogna camminare tanto, ma su strade sterrate comodissime; i dislivelli non sono mai eccessivi, e anche volendo raggiungere qualche cima nei paraggi (cima marese 2100m, cima pissola 2000m) non ci si innalza mai più di 500 metri. Piacevole l'incontro con una coppia di simpatici camperisti bergamaschi col gusto della battuta e la voglia di condividere dritte e storie. Quando pensi che la parte migliore dell'umanità sia in via d'estinzione interviene sempre il caso a ricordarti che non è necessariamente vero e che quando vien voglia di mandare tutto affanculo si rischia di fare torto proprio a queste persone, non ai fior di stronzi che se la tirano da maggioranza.

11 maggio 2009

ritorno in val di genova

È vero che era impercorribile fino a qualche settimana fa, è vero che durante l'inverno appena concluso ho comunque esplorato altre zone, però mi è dispiaciuto davvero non aver fatto il consueto pellegrinaggio invernale in val di Genova. Ho come la sensazione di essermi persa uno spettacolo irripetibile, e si che in val di Genova nevica sempre e comunque ci ho passeggiato tante volte per tanti inverni, tant'è che ne ho pieno il catalogo fotografico.
Dal ponte rosso al rifugio Stella Alpina ci passano circa 5 km, tutti percorsi a piedi e in solitudine (eccetto un guardiacaccia che è andato e tornato in 10 minuti) e in silenzio. Silenzio si fa per dire, perchè lo scioglimento dei nevai ha aperto una miriade di altre piccole cascate che insieme a quelle “fisse” creano una polifonia delle acque ipnotizzante. Oltre il rifugio Stella Alpina una valanga ostruisce il cammino con i suoi metri cubi di neve e alberi al seguito; non mi convincerò mai a camminare spensieratamente sopra codesta furia della natura, come non camminerò mai spensieratamente sopra una tomba o sul fondale di un lago prosciugato.


5 maggio 2009

val di tovel e lago

Ci sono ancora lavori di ripristino forestale e stradale in corso (rimozione di alberi caduti sotto il peso della neve e rimozione di cumuli di neve che ancora ostruiscono la strada). Diffatti la strada è percorribile in auto solo fino all'hotel capriolo, poi culo in mano e si cammina a piedi per non rompere le balle agli operai che hanno tutto il diritto di lavorare sereni e in sicurezza. È stato sorprendente per me incrociare un'auto con targa tedesca che se n'è strafregata del divieto di transito e si è inoltrata fin quasi al lago, facendo lo slalom tra tronchi, neve e operai, finchè non è stata costretta a rigirare le chiappe di fronte alla ruspa che liberava l'ultimo pezzo di strada. Questi crucchi non hanno più ritegno solo perchè ci sanno governati da una barzelletta alta quanto me (1 metro e 50) e pensano di potersi comportare da impuniti esattamente come noi. Dove andremo a finire.
Le alte temperature causano la dilatazione delle rocce ai lati della strada, causandone lo sgretolamento; rumore per me sconosciuto finora, che mi ha fatto inorridire dal timore di un incontro violento con qualche plantigrado appena uscito dal letargo e giustamente furioso per la fame. In questi casi sorge sempre una domanda: ci conserviamo le cibaglie di modo che, in caso di incontro, gliele buttiamo sotto il naso e mentre il bestio mangia noi ce la diamo a gambe, oppure ce le mangiamo subito in modo da avere energia quanto basta per correre a razzo col bestio dietro? Alla fine prevale sempre la seconda opzione: dannato orso, non avrai nè me, nè le mie cibaglie, tiè! Però devo dire che queste accelerazioni repentine del mio metabolismo valgono più di una settimana di dieta, altro che non mangiare formaggi. Quando poi ho visto arrivare gli operai con camion e motoseghe ho ipocritamente giubilato, io che ogni volta che incontro esseri umani nel bosco vado cercando altri percorsi per non incrociarli. Questi li ho pure salutati e ci ho perfino sorriso. Che schifo mi faccio.

1 maggio 2009

1° maggio sulla neve in val venegia

La forzata inattività fisica dovuta all'impossibilità di fare escursioni sta cominciando a produrre le malefiche tossine che temevo: tensione a 1000, insonnia, ansia. Non è di buon presagio perchè significa che se la mia salute mentale dipende dalla quantità e qualità di movimento mi tocca una vecchiaia fetente, posto che non mi si faccia la grazia di schiattare prima. Le condizioni meteorologiche non potrebbero essere peggiori: caldo in valle, melma e pantani a basse quote, neve fresca a rischio slavine alle quote più alte. E anche quando non si va in montagna e si ripiega sul misero trekking urbano (adesso si chiama così la passeggiata in città), si rischia sempre lo scontro frontale con i ciclisti sulle piste ciclabili, o lo scontro con gli innumerevoli joggers che ti sfiorano su tutti i lati facendoti venire un insano prurito alle mani. Per questo considero un vero miracolo essere riuscita a camminare dignitosamente sulla neve ancora ingente in val venegia, data 1° maggio. Le marmotte sono sveglie e si guardano intorno con aria ancora più da pirla del solito: forse avranno difficoltà a trovare da mangiare con tutta quella neve ancora sui prati. I forestali hanno pensato di foraggiare gli ungulati durante questo lungo inverno per evitare una morìa esagerata, e alle marmotte non ha pensato nessuno; forse perchè non si è trovato ancora il modo di cucinarle. Ci penseranno i cinesi negli anni a venire.