28 marzo 2009

mi salverà la musica

Una giornata tremenda quella di ieri di cui mi porto ancora i postumi sul groppone. La prima sberla me l'ha data il buon postino che si proclama marxista-comunista-fanatico no-global ma che secondo me si può definire con un'unica parola: fulminato. Un'ora circa di bombardamento ideologico, senza speranza di poter ragionare di alcunché, ha messo a durissima prova la mia stabilità psichica.
Intermezzo sereno a base di pranzo casalingo con amici, poi la seconda sberla: il meccanico evangelista in vena di sermone, che prima di restituirci l'auto ha pensato bene di tentare la conversione di 3 miscredenti.
Coraggioso però, 1 contro 3.
Tenace, anche.
Impermeabile, soprattutto.
Non finirò mai di spaventarmi davanti all'infinita capacità umana di costruirsi gabbie mentali per il terrore di uscirne fuori e sperimentare altre vie, opzioni, opportunità, qualsiasi cosa che sia altro. Pensare che questa gente è in buona fede e in buona fede rischia di fare danni irreparabili agli altri semplicemente entrando in un seggio elettorale. Che rughe.
A fungere da estintore, come al solito e ancora una volta la musica, che mi son spalmata sui neuroni come un balsamo lenitivo. Funziona sempre.
Per ricordarmi che gli italiani sono stati molto altro ancora, e che a tutt'oggi non mancano gli anticorpi in grado di reagire a certa (sub)cultura asfittica, mi sono sparata nelle orecchie un po' di sana canzone nazional-popolar-folkloristica: ho trovato una bella versione di “saglie, saglie” cantata da Pino Daniele (prima che si fulminasse anche lui);
per non allontanarmi troppo ho continuato la cura con “tammuriata nera” cantata dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare: uno spasso.
Poi “nel covo dei pirati” e “salviamo il salvabile” di Edoardo Bennato, per darmi una scossa. Qualcosa di Andrea Griminelli, “sea of milk”, per volare alto.
“i musicanti” di Francesco de Gregori, per riposarmi.
“Atlantico” di Enzo Favata, per convincermi che anche nella mia isola può esserci speranza.
“Max” di Paolo Conte, perchè da parecchio tempo ho l'idea assurda che ci salveranno i piemontesi, e chissà perchè.
“creuza de ma” di Fabrizio de André, perchè il Piemonte va bene, ma serve uno sbocco a mare.
“certi siri viu navi” dei fratelli Mancuso, e “viaggiari” degli Agricantus, per togliermi la paura della Sicilia.
Per concludere “je so' pazzo”, ancora Pino Daniele, per non sentirmi sola.

23 marzo 2009

tentativi in val rendena

Nonostante abbia visto le nevicate eccezionali degli ultimi mesi ancora non mi è entrato in testa che buona parte delle strade che portano in montagna sono e resteranno ancora a lungo chiuse al traffico veicolare e pedonale. Come la strada per la val di Genova, per esempio, o quella per la val di Tovel, o quella per la val di Saènt, tutti posti in cui ero solita andare in pellegrinaggio anche in pieno inverno. Rien a faire. Anche il sentiero per il lago di Nambino, pur battuto, è più una pista di pattinaggio che un tracciato pedonale; così, dopo aver piroettato acrobaticamente con tipica leggiadria da bombo ubriaco, è stato serenamente deciso di ridiscendere adagio e col fondoschiena in mano.
La strada per la val Nambrone giace sotto un metro abbondante di neve; la prima frana che si incontra è nulla confronto al valangone che l'ha travolta poco prima del rifugio nambrone e che ha sancito definitivamente il fallimento della passeggiata.
Una valanga, vista in tv o descritta da altri è una cosa, vista coi propri occhi è un'altra.


2 camosci immobili ai piedi della valanga che fingevano di essere alberelli del bosco ci hanno spiato a lungo e molto mi ci è voluto prima di capire cosa fossero davvero. Ho aspettato invano che decidessero che non eravamo cacciatori e si avvicinassero. Poi comunque, restare appostata in cima alla valanga non era affatto rassicurante, così li ho mollati. La mia potente macchinina fotografica di più non ha potuto fare.



Sembravamo 4 deficienti che si fissavano ad una distanza di circa 200 metri senza sapere bene che mosse fare, e credo alla fine di sapere chi fossero i più svegli.

21 marzo 2009

trogloditi in tricolore

Da oggi ho un motivo in più per sperare in una florida crescita degli habanero, e cioè l'intenzione di destinarli non solo ad uso alimentare ma anche ad uso di autodifesa, diciamo così.
Ho già sbertucciato a iosa i trogloditi che ogni sabato mattina svendono la loro tolleranza zero (nei confronti altrui ovviamento) per un rinsecchito polletto arrosto piazzato da una zozza friggitoria ambulante.
Parcheggiano sul suolo privato (altrui), sui marciapiedi, davanti agli accessi condominiali, davanti ai cassonetti della spazzatura, in mezzo alla strada.
Raramente un vigile si fa vedere, multa il fesso di turno e poi sparisce per mesi e mesi.

20 marzo 2009

il demone in balcone

So che da un certo punto in poi mi riserverà dolori e ustioni, indifferente alla bella accoglienza e alle cure amorevoli che gli ho prestato. Che porterà a probabile morte per combustione tutto il mio sistema cardiocircolatorio, l'apparato digestivo e forse anche il sistema nervoso, fulminando quei 2 neuroni sani che ancora mi sopravvivono. Mi soffocherà per averlo voluto a tutti i costi, anche in un habitat che sapevo non essergli congeniale.
Non è un figlio in arrivo e nemmeno la falsa amica che mi sbeffeggierà alle spalle dopo avermele appesantite con le sue tragedie coniugali.
È una semina di habanero, appena interrata in un apposito vaso posto nell'angolo più soleggiato e caldo del balcone.
Affianco troverà degna compagnia in un'altra pianta dal carattere pessimo: un misero cespuglietto di mirto che da 2 anni sopravvive ai gelidi inverni e ultimamente ai metri di neve solo per testardaggine. Spero che non si atomizzino a vicenda.
La culla gliel'ho preparata allestendo un letto di comune terriccio al quale ho aggiunto qualche fertilizzante home made (buccia di mela, avanzi di carotine, foglioline varie), il tutto circondato da un paravento che dovrebbe contrastare i freddi refoli da nord. Dopo aver trascorso un lungo inverno a selezionare e stipare una discreta quantità di semini ho scelto quelli che ora dovranno lottare per affrontare quella che si preannuncia una primavera umida e un'estate di uragani tropicali. E che vinca il più tosto.

14 marzo 2009

incontro con Massimo Polidoro

Un bell'incontro con Massimo Polidoro, valente segretario nazionale del CICAP, si è tenuto ieri sera nell'aula magna dell'Università Popolare delle Alpi Dolomitiche a Bolzano.
Il tema non poteva non essere incentrato sulle finalità del cicap, anche se il titolo della conferenza indicava come argomento principe l'uscita di alcuni suoi ultimi libri che trattano di cronaca nera italiana (Etica criminale, Un gioco infame, I grandi gialli della storia, Elvis è vivo!).
Sulle finalità del Cicap è stato molto chiaro: svelare gli inganni che ruotano intorno al mondo del supposto paranormale. Poichè il cervello umano è programmato per dare senso a tutto, abbiamo un bisogno fisiologico di conoscere finalizzato alla sopravvivenza; si può dire che siamo nati per conoscere ma molti di noi sono indotti a credere l'irrazionale tramite elementari regole di psicologia e manipolazione mentale.
Anche quando questo trucco è svelato molti di noi preferiscono continuare a credere ai loro manipolatori pur di avere una qualsiasi risposta confortante e semplice che plachi l'ansia esistenziale, perchè la conoscenza vera, o meglio la realtà nuda e cruda, sicuramente non è garanzia di felicità.

10 marzo 2009

maddalene, ciao

Mancava un solo ingrediente alla riuscita dell'escursione di oggi: un manto nevoso capace di reggere.
Sconsigliato non solo il fuoripista ma addirittura il semplice escursionismo. Peccato, perchè la giornata è stata splendida almeno sino al primo pomeriggio.
La Sat comunica che a causa di lavori il rifugio Larcher al Cevedale sarà chiuso almeno sino alla prima settimana di agosto 2009, ma poichè i metri di neve in quota abbondano, si presume che i lavori tarderanno a iniziare e di conseguenza la stessa apertura estiva del rifugio potrebbe slittare a data da definirsi.
Qualcosa mi suggerisce che fare escursionismo in alta montagna l'estate prossima sarà difficoltoso, dunque tocca organizzare saggiamente un piano di emergenza per non morire di malinconia.
Esclusa la visita alle città d'arte più prossime a Trento (tipo Venezia, Verona, Mantova) non mi resta che sperare in qualche evento interessante a livello locale: gli incontri con autore a Lavarone e Comano Terme, per esempio; son tanti i libri interessanti usciti recentemente.
A dire il vero mi accontenterei di qualunque sagra della polenta e luganega anche nella più sperduta valle tirolese: non sia mai che dalla noia mortale mi venga voglia di abbrutirmi davanti alla tv.