29 dicembre 2009

Monte Macaion (magari)

Cercando un posto tranquillo per fare una passeggiata non pericolosa la scelta è caduta su questo percorso che sulla carta pareva tanto abbordabile. Ma si, si parte dai quasi 1000 m del lago Smeraldo e per arrivare ai quasi 1900 del monte Macaion cosa vuoi che ci voglia? 2 ore al massimo. E poi il percorso è indicato anche per la mountain-bike, significa che è bello comodo comodo. Non fa neanche troppo freddo, "solo" 6 gradi sotto zero. Dopo 10 minuti sul sentiero 513 arriva la prima sberla:

oopss! 2 ore e 40! a chi?


ancora?

Ma si, continuiamo, quando ci siamo stancati torniamo indietro, tanto non dobbiamo rendere conto a nessuno.
Il posto è niente male, c'è tanta bella neve.

Un mare di neve.

Tanto bel ghiaccio, anche.

Una pista di ghiaccio.


Adatta ai pattinatori, ai ramponi e ai possessori di airbag posteriori. Non per me, di sicuro.

Per arrivare a questa casina di eremiti avremo fatto si e no 600 m di dislivello.


Ma la neve cominciava ad essere un po' troppo alta, e a me non è che ne serva molta per sprofondare fino alle ascelle. E poi 2 ore e 40 sulla neve in salita non le ho mai fatte e non avevo voglia di cimentarmi oggi. Così, capolinea e dietrofront.

25 dicembre 2009

I lettori che mi merito

ATTENZIONE: LA LETTURA DI QUESTO POST E' CALDAMENTE SCONSIGLIATA A CHI NON HA SENSO DELL'UMORISMO

Mentre milioni di persone celebrano l'anniversario della nascita del loro dio, io celebro un funerale: quello della privacy del mio blog. Poi che non sono originale. Tsé.
Quando il contatore mi segnalava visite provenienti da Trento e dintorni ho temuto di essere entrata nelle ossessioni di una banda di psicotici particolarmente disturbati, o nel mirino di qualche sezione locale di qualche lega.
Peggio.
I componenti del neonato gruppo locale cicap, chissà come, mi hanno scovata e adesso razzolano impuniti tra le pagine del mio blog; e qualcosa mi dice che anche altri soci da fuori regione vengono qui a farsi 4 grasse risate. Ecco cosa succede ad accompagnarsi con internauti, professoroni, prestigiatori e magari anche hackers.
Ora, c'è tanta gente che spreca energia a dire e scrivere idiozie, ed io son qui per dimostrarlo, ma questi se la tirano da snob e non mi lasciano neanche un salutino. Dai, scrivete un'idiozia anche voi, per esempio il vostro nome :-))
Orsi geneticamente non manipolati che non siete altro.
Comunque auguro loro vivamente che qualcuno li spii dal buco della serratura mentre sono in una toeletta pubblica a braghe calate, così intuirebbero come mi sento io da qualche giorno a questa parte.

UÈÈ, SO CHE SIETE SVEGLI DUNQUE SPERO CHE ABBIATE COLTO IL TONO ASSOLUTAMENTE SCHERZOSO DI QUESTO POST - (IN ATTESA CHE UNA SCABBIA COLGA VOIALTRI).

22 dicembre 2009

A cena con il Cicap TAA

Alcuni dei soci fondatori del locale gruppo Cicap si sono incontrati ieri sera per una tranquilla cena in compagnia. Su questo bel gruppo composto da iniziali perfetti sconosciuti non avrei scommesso un centesimo bucato, e mai come in questa occasione son stata così contenta che la realtà abbia sbertucciato il mio pessimismo.
Tutto è cominciato una sera di marzo a Bolzano. Massimo Polidoro parla davanti a una trentina di persone nell'aula magna dell'Università Popolare delle Alpi Dolomitiche. Qualche ignaro futuro socio fondatore è già lì, seduto affianco ad altri ignari futuri soci fondatori. E' Massimo Polidoro a metterci in contatto gli uni con gli altri, e lo fa invitando tutti gli interessati alla costituzione del gruppo locale a comunicarglielo privatamente. Dopo un confuso giro di mail tra sconosciuti arriva il primo incontro, per guardarsi in faccia e negli occhi; poi arriva il secondo incontro, per parlarsi; il terzo incontro tutti a casa mia, ad assegnare le cariche e a firmare l'atto costitutivo. Incredibile. Alcuni di loro non li vedevo proprio da quella storica sera di settembre in cui abbiamo formalizzato la nostra unione; qualcun altro non lo vedevo dal convegno del Cicap nazionale di ottobre ad Abano Terme. Quindi è stato davvero con grande piacere che ieri sera ho incontrato di nuovo il nocciolo duro del gruppo.
Poteva fermarci la prima consistente nevicata sulla città e sulla regione? Per niente. E potevamo scegliere un ristorantino comodo e facilmente accessibile? Non sia mai. Sfidando meteo e buonsenso ci siamo dati appuntamento al ristorante "Lillà" di Terlago.
Avremo dovuto parlare di cose importanti; prima di tutto la realizzazione di un filmato sull'illusione ottica che caratterizza la famosa salita-discesa del comune di Montagnaga, e poi la nostra prossima imminente collaborazione col museo tridentino di scienze naturali, ottima vetrina per presentare ufficialmente il gruppo alla popolazione locale. Ha prevalso lo spirito goliardico, o cazzeggio, per usare un termine più consono, e già è tanto se alla fine ne siamo usciti sobri.
Presenti: il presidentissimo Stefano. A vederlo non si direbbe, ma è docente di fisica presso la locale facoltà. A lui spetta tenere alta la bandiera della razionalità in regione, possibilmente senza offendere nessuno.
Sara, la nostra incrollabile coordinatrice. La sua innata avversione per le baggianate di qualsiasi stampo la rende forte e tenace. Invidio la sua caparbietà, senza la quale il gruppo non sarebbe mai decollato. Non a caso Massimo Polidoro affidò a lei il delicato compito di contattarci per dare inizio all'avventura.
Francesco, il nostro web master, giovane professore di matematica che tra un impegno di lavoro e uno di famiglia è riuscito a mettere su un sito e un forum dignitosi, sempre in evoluzione.
Vittorio, anche lui con le mani in pasta nella locale facoltà di fisica, cacciatore di eclissi e membro della Susat. La sua smandolinata finale è stata apprezzata, e quando dico smandolinata intendo dire che si è portato seriamente il mandolino dietro e su mia richiesta ha suonato qualche nota di Tammuriata nera (Nuova Compagnia di Canto Popolare). Con lui abbiamo ipotizzato la micidiale escursione al lago di Lares per l'estate prossima.
Ilaria, giovane studentessa della facoltà di fisica, nostra tesoriera fidata.
Michele, ricercatore universitario all'IRST, cacciatore di eclissi, gran conoscitore di una miriade di congegni tecnologici che non oso nemmeno nominare; scopro soltanto ieri sera che condividiamo la passione per gli habanero. Evviva!
Marco, già membro del Gruppo Astrofili di Fiemme, mente ed elaboratore dello statuto e dell'atto costitutivo.
Paolo, non ancora socio ma simpatizzante, professore di fisica in una scuola superiore.
E poi l'husband, che rifiuta le cene con i suoi colleghi adducendo sempre svariate e improbabili scuse, ma che con questo gruppo pare trovarsi a suo agio. Il presidentissimo Stefano, estimatore delle spiritosaggini e delle battute argute, ha trovato in lui argine e pane per i suoi denti.

La pizza non era male, il servizio ottimo, il prezzo direi quasi irrisorio. O hanno sbagliato a prepararci il conto o ci hanno fatto qualche sconto promozionale. Zitt zitt ce ne siamo andati con la promessa di rivederci quanto prima.

17 dicembre 2009

Malga Lavazzé

Ci volevano immagini come queste per rasserenarmi. Per catturarle son dovuta salire alla malga Lavazzé (1639 m), nell'alta val di Non, salendo per il sentiero 134 che parte dalla località Fontane (1099 m), nel comune di Mocenigo Rumo.


2 belle cimette di cui ignoro il nome

Con una temperatura infame: 9 gradi sotto zero alla partenza, e 6 gradi sotto zero al ritorno: al limite del suicidio. Come ho fatto a non schiattare non lo so. E' stata la prima vera passeggiata sulla neve di questa stagione, e ci è andata bene, perchè siamo andati un po' all'avventura, non essendo mai stati prima in questa zona. Non c'era nessuno, e così siamo potuti serenamente regredire allo stato infantile sguazzando e rotolando nella neve senza vergogna. Da tornarci.

Torrentello ghiacciato lungo il sentiero 134


Entrata della malga


Ulteriori percorsi (per chi ha ancora fiato)

12 dicembre 2009

L'insostenibile pesantezza dell'idiota

Per quanto uno si allontani dal manicomio in cerca di pace, si imbatte comunque nei simboli inequivocabili del troglodismo moderno che costringono a ricordare sempre con quale razza di quadrumani tocca condividere il pianeta. Non c'è scampo.
Psicologicamente sarei molto curiosa di studiare la miseria mentale di certi individui, ma mi fermano sempre le sante parole del buon Nietzsche: "chiunque debba combattere contro i mostri dovrebbe stare attento a non diventare un mostro egli stesso; perchè quando scruti dentro l'abisso, l'abisso scruterà dentro di te".
Può succedere effettivamente che una volta familiarizzato con il troglodismo ci si faccia il callo o, peggio, ci si prenda gusto e ci si convinca che è una buona scelta. Allora una sana distanza, non solo più fisica ma anche soprattutto mentale, è la fuga migliore. Tutta salute guadagnata.
Durante l'ultima passeggiata in val Genova ho dovuto vedere ancora una volta i risultati degli atti vandalici ai danni della segnaletica.



ex segnaletica val genova 11/12/09


ex segnaletica val genova 11/12/09


ex segnaletica val genova 11/12/09


ex segnaletica val genova 11/12/09


C'è chi è evoluto e sa esprimersi con parole, immagini, suoni, invenzioni e silenzi; altri poverini sono ancora azzavorrati all'era del giurassico e non hanno strumenti così avanzati per ribadire la loro esistenza. Non gli si può augurare nulla di peggio che restare fermi così come sono, in attesa dell'estinzione.

Bisogna alzare gli occhi da terra per respirare.

Poca neve in giro. Scopro che il sentiero per il lago di Lares è chiuso da un bel po' di mesi causa inagibilità di un ponte. Così ho smesso di pentirmi di non essermi alzata all'alba di un luminoso giorno di agosto per compiere questo percorso che, lo so, sarà la mia tomba e l'ultimo della serie.

9 dicembre 2009

Volemose male

Ho dovuto soffocare l'orso che è in me per costringermi a fare quello che non avevo mai osato finora: gettarmi, in pieno ponte dell'immacolata, in quella zona di caccia per antropologi che è il centro storico cittadino con annesso mercatino di natale . Una folle folla davanti alla quale sarebbe indietreggiato persino il più depravato dei maniaci sessuali in pieno estro. Cosa non si fa per accontentare gli amici.
Come sempre, ogni qualvolta mi costringo a fare qualcosa contro natura il mio unico agguerrito neurone superstite mi presenta il conto; in questo caso una provvidenziale vertigine associata a rimbambimento ha convinto tutti che era meglio catapultarsi fuori dal girone infernale. Ma solo per trascinarmi verso altre bolge: castello del buonconsiglio e pranzo al pedavena. Il castello lo conosco ormai a memoria ma la mostra sull'Egitto avrei gradito studiarmela con calma; invece, con tutta quella gente tra le balle, ho ammirato una beata mazza. Tramortita da quella fiumana pazzesca di gente ho pensato con rammarico che in quel preciso momento avrei potuto essere in una sala operatoria, sotto anestesia generale. Non male come alternativa. Intanto faccio pace col mondo somministrandomi una delle mie cure preferite: Gabin Dabiré.

28 novembre 2009

Waiting for my first cut

It took me a long night to make up my mind, and once I decide I go for it... but anyway, the more I think about it, the more I feel bewildered. I'm not as strung up as I used to in such occasions and I feel it my duty not to show my fear. But as I'm not used to pretend not to notice there's nothing to do in order to hide my bad mood. I was told it's a very simple operation but I know, when it'll be the moment, I'll regret my decision not to hide in this hole, and this hole will be where I ever longed to be.


hole in the snow (val venegia 25/11/09)

All being well I'll be back for the second week of december, good heavens!

24 novembre 2009

Il mio secondo habanero

habanero con coccinella

Lui è nato a metà settembre ma non gliela fa a diventare rosso. L'ho portato dentro casa, sistemato nella parte più soleggiata e calda, vicino ad un termosifone: rien a faire. E se non è diventato rosso durante questi giorni di caldo insolito mi sa che è arrivato alla fine del suo ciclo vitale e basta.
Per evitare anche l'anno prossimo una così tardiva crescita conviene seminare adesso, o comunque al massimo entro dicembre. Per motivi di spazio posso permettermi solo 3 vasi, ed è dura decidere quali habanero piantare tra le 6 varietà di semi di cui dispongo.
Scarto subito a malincuore gli habanero del Gambia: son buonissimi ma la signora thailandese ne è sempre ben fornita. Devo dunque scegliere tra i Naga, i Chocolate, i Red Savina, i Fatalii e i bianchi (che forse sono i White Rocoto o i White Bullet). Che dilemma. Più ci penso e più sono orientata a tentare con i Chocolate (che oltretutto son belli anche a vedersi), i presunti White Rocoto/Bullet e i Red Savina. I Naga sono troppo piccanti anche per me, mi lasciano sempre con il timore di incappare in un caso di autocombustione, mentre i Fatalii non li ho trovati poi così diversi dai Naga. I Red Savina e i White Rocoto hanno il pregio di essere un po' più piccoli rispetto agli altri, e visto che la psicopatica del peperoncino ultra piccante in casa sono io, meglio optare per questi.
A pensarci bene però, potrei strafregarmene anch'io una volta tanto delle regole condominiali e allargarmi sul pianerottolo con una bella fila di vasi pieni di peperoncini, chissà, magari tengono lontani i sacchetti di munnezz che ogni tanto appaiono e scompaiono come un fenomeno paranormale. A ciascuno le sue armi.

23 novembre 2009

Monte Biaena

Pensavamo che il sentiero 671 che dal ristorante La Baita porta al monte Biaena fosse una comoda passeggiata. Mica tanto: non è un percorso impossibile, ma non è nemmeno particolarmente agevole. Il breve tratto di sentiero dotato di cordino (“la lasta”) può essere un po' pericoloso in caso di ghiaccio, e noi proprio qui ne abbiamo trovato, forse perchè il percorso, durante la mattina, è in ombra.

Tratto di sentiero chiamato "le laste"

Al parcheggio del ristorante abbiamo incontrato 2 bei cagnoloni: uno di stazza enorme, una varietà di orso fortunatamente molto mansueto.

Orso addomesticato

L'altro più normale. È quest'ultimo che ha deciso spontaneamente di accompagnarci per tutta la passeggiata.

La nostra guida (o badante)

Non è stato il primo cagnino ad offrirsi di farci da guida e mi auguro che non sia l'ultimo. Anni fa, un bell'esemplare di siberian husky mollò il suo amico taglialegna nei boschi di Stenico e ci accompagnò fino all'arca di Frapporte.
Poi fu il turno di un pastore maremmanno al lago di s.Colomba, un pastore tedesco sulla Marzola, una specie di schnauzer in val di Non, e un gran bel san bernardo al passo Vallès.

- “Dev'essere femmina, e forse un po' zoccola” ho detto
- “e perchè” mi chiede l'husband
- “perchè segue solo te e non ti molla un attimo”
- “e che c'entra? di questi tempi, poi...”
(Come riassumere il senso dei tempi in cui ci tocca vivere in 4 battute).

Per arrivare alla cima a circa 1600m ci vuole poco più di un'oretta, con calma. Da lassù si dovrebbe vedere un bel panorama, ma se si è tapini e si becca una giornata di foschia da vedere c'è pochino. Più che altro si va ad intuito.
Per esempio, il mio intuito mi ha suggerito che non valeva proprio la pena di stare lassù a farsi sbattere oscenamente da un vento gelido che, guarda caso, soffiava solo lì. Per cui appena arrivati abbiamo girato le terga e siamo ridiscesi velocemente col cagnetto fedele a fianco.
In occasioni come questa mi viene una grande crisi di astinenza da val di Genova; che ci sia neve, freddo, sole, caldo, non mi stanco mai di guardarla. E poi ho un conto in sospeso con questo gioiellino: il lago di Lares.

16 novembre 2009

perlustrazioni in val di Ledro e val Concei

Per arrivare in val concei abbiamo dovuto sottostare al consueto percorso ad ostacoli costituito dai numerosi cantieri stradali disseminati tra Arco e Lenzumo. Il motto filosofico di Eraclito “non è possibile discendere per 2 volte nello stesso fiume” lo si può riadattare per descrivere la viabilità e l'urbanistica del Trentino e ancor più dell'Alto Adige: non si può attraversare per 2 volte la stessa località. C'è sempre un cantierino che si occupa principalmente di rendere meno noioso e prevedibile un tragitto, altrimenti sai che barba. E poi tutti 'sti stravolgimenti stradali hanno almeno un pregio: ti costringono a socializzare con la fauna locale. Abbiamo attraversato grandi città come Napoli, Roma e Milano, senza mai perderci, e dove andiamo a impantanarci? A Lenzumo, ridente località della val concei. Un cantierino di fattura molto artigianale deviava il percorso, così abbiamo pensato bene di chiedere informazioni agli operai che sistemavano il manto stradale. Appena si son sentiti interpellare educatamente “buongiorno, scusate, ma per uscire di qui da dove si passa?” ci hanno guardato come a dire “uhhhh, eccoli qua, son arrivati i terroni con la loro parlantina sofisticata”. Bagaglio lessicale costituito da 100 parole, si e no, in dialetto per giunta, ci hanno spiegato (si fa per dire) che bisognava tornare indietro e girare di là, dove c'era la “cosa”. La “cosa” altro non era che una croce in cemento posta all'incrocio tra due stradine; si, proprio quella “cosa” che i leghisti difendono a panza in fuori contro quei miscredenti culatton-comunisti della corte europea dei diritti umani che vorrebbero vietarla nelle scuole. La cosa, l'han chiamata, e per fortuna non hanno sottolineato il concetto con il “porco dio”, altrimenti c'era da fare una bella rissa a suon di clave. Va bien, è andata così: non si può mica pretendere di incontrare sempre persone fini.
Le 2 valli, di ledro e concei, non son malaccio. Vanno bene per le passeggiate autunnali, visto che ci son tanti sentieri poco impegnativi (di circa 2 h, 2h 30) che portano sulle montagne circostanti; però non è il Trentino a cui sono abituata, per cui dubito di tornarci.

Lago di Ledro


Il lago di Ledro diventa rosso. Il lago di Tovel sarà verde d'invidia.


Non solo orsi: una salamandra nei pressi del rifugio Nino Pernici.

11 novembre 2009

verso monte Stivo

Una bella passeggiata è quella che dalla localita s.Barbara, nel comune di Ronzo Chienis, porta al rifugio Marchetti sul monte Stivo. Ottima da fare in autunno/inverno, decisamente da sconsigliare in estate: è molto soleggiata, e con le temperature che si raggiungono ormai anche in montagna in luglio e agosto si rischia l'insolazione, a meno che non si sia sufficientemente saggi da mettersi in cammino di buon'ora. Molto panoramica, oltretutto.

panoramica

Fino alla località “le prese” (1480m) la neve è stata scarsina - i colori del bosco sono ancora fulgidi




Ma da questo punto in poi il paesaggio è cambiato decisamente: il bosco finisce, la visuale si apre ed è una buona occasione per ringraziare di avere buone gambe, cuore e occhi sani per poter godere del paesaggio circostante.



Per un breve tratto la neve era ghiacciata qua e là, ma vicino alla malga stivo è diventata bella soffice e farinosa. Non mancava molto al rifugio Marchetti, c'era un bel venticello, e anche se la neve non era tutto sommato così tanta da far temere una valanga assassina abbiamo preferito tornare indietro, anche perchè in effetti non avevamo previsto di arrivare fin su, ma solo di fare un giro di perlustrazione. Ho deciso che se proprio devo perire a causa di qualcosa che mi piace, almeno che sia in seguito ad una porca abbuffata di lasagne, pizza, patatine e formaggi, o in alternativa annegata nel mio mare, ma sotto la neve al freddo no.

un tratto del sentiero 608


il miraggio del rifugio: sembra vicino

Il lago di Garda visto da quassù sembra pure bello: potere della lontananza.

10 novembre 2009

Cominciamo presto: prima neve

Il passaggio dalla stagione estiva a quella autunnale per me è sempre un trauma, che però fortunatamente si riemargina subito alla prima nevicata. Anche chi è dotato di animaccia zozza e arida non può non sentirsi rallegrato dalla visione di un paesaggio montano innevato che luccica sotto un sole abbacinante, soprattutto dopo 4 giorni pieni pieni di pioggerella infida. C'è da sperare che una volta tanto i cannoni sparaneve tacciano, ma ne dubito. Intanto leggo sul settimanale venerdì che in Alto Adige, al Plan de Corones, “quest'anno si può contare su impianti rinnovati e più confortevoli, come la prima cabinovia al mondo con poltroncine in pelle riscaldata”. Mi è venuta in mente la geniale battuta di qualche anno fa della Littizzetto, quando, riferendosi alla coglioneria tipica degli arricchiti, disse che erano talmente dementi da essere capaci di comprarsi delle mutande in grado di avvisarli qualora se la facessero sotto. Ha voglia Michele Serra di dire che non è giusto tradurre l'aggettivo “ricco” con l'aggettivo “coglione”, e che ci sono ricchi perfettamente intelligenti e misurati....ma uno che va in montagna per sciare e poi non si offende nel posare le onorevoli chiappe su quella poltroncina riscaldata non è mica tanto equilibrato. Il minimo che gli si può augurare è che gli vengano le emorroidi.

Intanto sul più umile Bondone:














29 ottobre 2009

Val campelle, malga valsorda

Se non fosse per gli uragani, il caldo infernale estivo e l'invasione di insetti repellenti, il riscaldamento globale non sarebbe neanche una brutta cosa. In attesa delle lugubri e piovigginose giornate novembrine c'è da godersi ancora qualche giorno di cieli limpidi e temperature umane. Pirla chi, potendo, non ne approfitta.
La val campelle è un po' come la val di fiemme: piena di passeggiate per tutti i gusti; e a pensarci bene, che si parta dall'una o dall'altra sponda, sempre sulla catena del Lagorai si va a finire.
Avevo fatto questo percorso qualche anno fa per arrivare ai laghi di rocco (non particolarmente ameni); questa volta ci siamo fermati alla malga valsorda (1900 m), raggiungibile in poco più di un'ora dal parcheggio di ponte conseria. Alla vista del sentiero ripido che dalla malga continua per i laghi mi son meravigliata, come sempre, della difficoltà di parecchi sentieri che ho percorso in 12 anni alla scoperta delle montagne del Trentino.
Non abbiamo incontrato nessuno, silenzio assoluto, solo il suono del torrentello, qualche verso di uccello ogni tanto e furtivi movimenti nel bosco. Dopo un mese abbondante di intensa vita sociale ci voleva proprio per rigenerare l'orso che è in me.




pezzi di Lagorai (cima delle buse - grazie alle precisazioni di Agh)



( mi dicono che è il cengello...)



bosco autunnale



pezzi di Lagorai: Col dei fiori / passo val Cion (grazie alle precisazioni di Agh)

28 ottobre 2009

Il mio primo habanero

Per essere quasi sicuri di avere successo nella semina degli habanero si raccomanda spesso di evitare di mettere 2 piantine per vaso. E' vero, rischiano di affamarsi a vicenda. Le mie però erano così belle che non ho avuto cuore di ucciderne una a favore dell'altra; non erano mica 2 gemelli siamesi, dopotutto. E così son cresciute insieme, e (quasi) insieme hanno figliato. La prima mi ha fatto un unico habanero, bello e buono. Non è detto che una piantina riesca a fare frutti a 6 mesi dalla nascita, e però la mia ci è riuscita, con mio sommo orgoglio. La seconda ne ha fatti 2, ancora verdi, ma che promettono di arrivare a maturazione completa nonostante il calendario. Per essere la mia prima assoluta esperienza di semina posso dirmi appagata. Sapevo che le probabilità di vedere crescere e maturare un habanero in vaso, su un minuscolo balcone, in una città fredda, erano scarsine. Bisogna proprio tenerci per avere successo.

Habanero del Gambia, ancora sulla pianta.


Appena raccolto


Sezionato


Raccolto e mangiato nel giro di un'ora è una bella soddisfazione .

21 ottobre 2009

incontro con Silvano Fuso


Alla presenza di pochi ma buoni, Silvano Fuso, docente di chimica e socio effettivo CICAP, ci ha raccontato quelli che lui ritiene essere i maggiori nemici della scienza; personaggi in carne ed ossa, non entità oscure, che fanno riferimento a 3 precise aree culturali: intellettuali di area filosofica, religiosi vicini al fondamentalismo, ambientalisti di area estrema. Senza assolutamente criminalizzare in toto queste 3 categorie, ha spiegato attraverso vari esempi chi e perchè ritiene la scienza un pericolo e non un fattore liberalizzante e democratizzante per la nostra società.
Tra gli intelletuali (oltre a certi filosofi e certi sociologi) vanno annoverati anche i comuni cittadini, solitamente di estrazione sociale medio - alta, che prediligono i cosidetti “prodotti biologici” e le “medicine naturali”, lasciando trapelare un certo rimpianto per i bei tempi antichi che ha molto a che fare con il romanticismo e assai poco con la realtà. Innanzitutto non è detto che un prodotto sia genuino solo perchè naturale: in natura esistono potenti veleni e sostanze, che benchè innocue, combinate tra loro o a dosi massicce possono comunque creare composti nocivi per la salute. La scienza ha contribuito non poco alla sicurezza alimentare. Non solo, ma grazie al suo progredire, l'età media si è allungata, la mortalità è diminuita, ed è stata un importante fattore di emancipazione per i lavoratori e per le donne in particolare. Senza elettrodomestici e farmaci “femminili” (tipo la pillola anticoncezionale) le donne delle società moderne vivrebbero probabilmente come le donne dei paesi tecnologicamente meno avanzati, costrette a sfornare figli fino alla menopausa, costrette a lavorare dall'alba al tramonto per svolgere quei lavori che noi fortunate facciamo fare a lavatrici, lavastoviglie, forni a microonde, aspirapolvere, frigoriferi, detergenti ecc ecc.
Sulle religioni ci sarebbe da aprire non un dibattito da una sera, ma un convegno perenne. Le religioni, da sempre avevano il compito di spiegare cose apparentemente magiche. Il potere del sapere era quasi una loro esclusiva. Ovvio che la scienza, rendendo di dominio pubblico spiegazioni di fenomeni che nulla avevano di magico o divino, sia stata e sia tuttora il bersaglio principale del potere religioso. Un po' come i maschi di una certa mentalità, che si accaniscono contro le donne perchè non sanno reinventarsi un ruolo sociale dopo l'emancipazione femminile.
Per quanto riguarda l'ambientalismo, Silvano Fuso ha precisato che l'ecologia è figlia diretta della scienza, ed è una cosa sacrosanta e doverosa. Diverso il discorso su certi allarmi ambientalisti lanciati senza conoscenze specifiche. Il dibattito sugli ogm ne è un esempio. A tal proposito il patologo Giorgio Dobrilla, presente in sala, ha ricordato che è nella natura il modificamento genetico e che senza di esso non ci sarebbe evoluzione. Quindi è scorretto dire a priori che gli ogm sono nocivi per la salute, o si dovrebbe avere l'onestà di dire che tutto quello che mangiamo (essendo stato selezionato indirettamente dalla natura stessa e dall'uomo direttamente da tempi prescientifici) è potenzialmente pericoloso per la salute. I veri allarmi in campo di sicurezza alimentare e salute (tabacco, mico tossine, inquinamento) stranamente non vengono ripresi dai crociati anti ogm
Su un solo punto non mi ha convinta, e cioè sul fatto che gli scienziati debbano avere come limite, oltre al codice penale ovviamente, la loro etica e coscienza. Etica e coscienza sono in via d'estinzione, e il codice penale viene stiracchiato e ritagliato su misura dello psicopatico di turno capitato al potere.

13 ottobre 2009

convegno del CICAP 2009 - Abano Terme

Col Cicap c'è sempre da imparare, e non solo di scienza, metodo scientifico e tecnologie. E così i 3 giorni ad Abano Terme mi son serviti non solo ad ampliare un pochino le mie scarne conoscenze scientifiche ma anche a ritrovare con grande soddisfazione un'Italia varia fatta di persone di ogni età e provenienza, tranquillissime, ben disposte al dialogo, pronte a chiacchierare di tutto, e non diffidenti (cosa sempre graditissima). Gli argomenti trattati in 3 giorni di convegno son stati tanti:
- inganni e illusioni della mente (con Sergio Della Sala, Luciano Arcuri, Peter Kramer)
- vampiri, streghe, diavoli e licantropi (vari relatori)
- ufo (con un formidabile mattatore come Marco Morocutti)
- cerchi nel grano
- la riproducibilità della sindone (insieme a Luigi Garlaschelli)
- teorie del complotto (con Lorenzo Montali, Paolo Attivissimo e altri),
- la matematica applicata ai giochi logici e matematici (insieme a Mariano Tomatis) - condizionamenti e trappole mentali (con Gianni Sarcone e Marie Jo Waeber)
- scienza ed educazione, ovvero come comunicare e suscitare curiosità (tra i vari relatori Beatrice Mautino e Stefano Bagnasco, Lorenzo Caligaris, Silvano Fuso e altri).
Ho apprezzato tanto anche la chiacchierata con Piero Angela e quella col mitico Silvan, piacevoli e distensivi. E mi son tolta lo sfizio di stringere mani a personaggi che stimo da parecchio tempo, come lo stesso Piero Angela, per esempio.
Fuori dal teatro Pietro d'Abano che ospitava il convegno ho trovato un'umanità altrettanto disponibile e cortese, dai baristi alle persone comuni alle quali inevitabilmente si chiedevano informazioni varie. Ho trovato anche un albergo ottimo a prezzi accessibili e un ristorantino affatto caro con dei buoni piatti (i ravioli ai funghi con crema di zucca erano buoni e abbondanti).
Difficile il rientro a Trento. Meno male che ad accogliermi ho trovato almeno il sole.

29 settembre 2009

Hot Habanero

Alla fine cotanta sfrontatezza è stata punita; si, perchè non è umano mettersi a mangiare habanero tutti i giorni, e prima o poi qualsiasi organismo si ribella, anche quelli più tosti. E fu così che l'ultimo spaghetto aglio olio e habanero mi trasformò in un vulcano di vomito .
Ero partita verso Napoli e poi Salerno con un percorso segnato su un foglietto di carta alla ricerca dell'azienda agricola Cavallaro Orlando e con l'idea di acquistare un pugnetto di Red Savina e Jolokia. In località Bellizzi, dopo Pontecagnano, ho trovato quello che cercavo: un pazzo come me maniaco dei peperoncini che ha cominciato a coltivarne alcune varietà speciali, tra cui gli habanero. Non aveva i Jolokia, ma i red savina si, e quasi per scusarsi mi ha regalato non solo i savina, ma anche i fatalii, e poi ancora degli altri peperoncini bianchi e dei cetrioli esotici buoni e particolari. Confermata la mia convinzione che la proverbiale generosità di tanti italiani è l'unica cosa che rende sopportabile il vivere in questo manicomio.

habanero fatalii


habanero red savina


habanero bianchi o white rocoto??

Non appagata dell'acquisto, nel giro di pochi giorni mi catapulto all'azienda Stuard di san Pancrazio, in quel di Parma. Anche qui la gentilezza non difetta, e in più ho trovato gli habanero chocolate a 2 euro l'etto e i naga morich a 4 euro l'etto.

habanero naga morich


habanero chocolate

Ma non avevo fatto i conti con l'ennesimo spaghetto infernale mangiato solo un giorno prima, cosicchè ho inaugurato una nuova tipologia di figura di merda mai sperimentata prima, e cioè il vomito improvviso in luogo pubblico. Devo ringraziare il savoir vivre degli emiliani e dei romagnoli, i quali, abituati ai bagordi tipici delle loro località balneari, non si scandalizzano più di tanto nel vedere gente con la faccia verde che vomita l'anima. “Certo però che andare nella terra dello gnocco fritto e ridursi a mangiare un riso bollito scondito a casa di amici è proprio una vergogna” , questo grosso modo il commento dell'uomo che mi son scelta per trascorrerci la vita, un altro che di savoir vivre se ne intende.
Ora mi ritrovo piena di habanero e lo stomaco in piena sommossa che non appena mi azzardo a prenderne uno in mano si contorce penosamente come se volesse schizzarmi fuori e darsela a gambe verso un ospedale geriatrico. Traditore e pusillanime, gli ho fatto gustare e digerire alcune tra le cose più buone del pianeta e adesso mi pianta in asso e fa il delicatino. Lui non lo sa, ma lo attende una bella cura, che poi ha da ricominciare a lavorare.