30 agosto 2008

val borzago: rifugio "ongari" carè alto

1200 metri di dislivello spalmati su 3 ore di camminata, tutti in salita non sempre ripida, ma costante e soprattutto interminabile. Si parte dalla località pian della sega (?!) e subito si comincia a salire. Dopo circa 2 ore si comincia a intravedere il rifugio, ma è solo un miraggio, ci vuole ancora un'ora di torture prima di approdarvi. Il rifugio è carino, i proprietari gentili, il cagnone che ci ha accolto un bel tipo. Direi che con quest'ultima ascensione ho concluso la stagione delle pene. Programma di domani: escursione dal letto al divano + arrampicata al frigorifero e deviazione per la dispensa; frittatona di cipolle, birra e rutto libero (alla Fantozzi) ; telefoni spenti e tv e computer accesi, possibilmente contemporaneamente.
Partenza dal parcheggio a pian della sega (1260m): h 6.40
Arrivo al carè alto (2460m): h. 9.40
Dislivello: 1200m
Ammortizzatori (ginocchia): da restaurare
Tipologia: escursione lunga e faticosa; fatta una volta, fatta per sempre.

Stria


no comments it's better


29 agosto 2008

rifugio e lago antermoia

Di tutte le escursioni fatte questa è quella che ho sudato di più e di cui non serbavo un buon ricordo. E non è che ricordavo male, è proprio tremebonda. Il sentiero che da Mazzin porta al rifugio Antermoia è ripido, faticoso a salirsi e pericoloso a scendere (è franoso), soprattutto il primo tratto che porta alla località camerloi; in questo primo pezzo del lungo tragitto si giocano circa 900 dei 1150 metri di dislivello, e son da fare in fretta, altrimenti non se ne esce più. Proprio su questo sentiero ci ha lasciato l'anima un povero escursionista non più di 2 settimane fa. Il segreto per non morire di stenti è partire all'alba, in modo da non trovarsi nel bel mezzo della faticosa salita con una temperatura che, pur se non eccessivamente alta, può provocare infarto. Gran finale al rientro con ruzzolone stile Will Coyote; comunque è bello.
Partenza dal parcheggio di Mazzin (1340m circa): h 6.45.
Arrivo al rifugio antermoia (2490m): h 9.35 ; per il lago ancora 2 minuti.
Dislivello: 1150m.
Incontri significativi: una colonia di marmotte al camerloi. Probabilmente prima delle 9 del mattino hanno i riflessi lenti e si muovono solo col pilota automatico perchè, molto educatamente, non ci hanno fischiato e si son lasciate fotografare manco fossero modelle.
Un gruppo di giovanissimi ragazzini, tra cui un bambino piccolo, che con l'accompagnatore zompavano spensierati da una roccia all'altra, dopo essere scesi dal passo di antermoia (2770m) : bella forza, mica portavano zaini pesanti, loro.
Tipologia: escursione massacrante, da non fare più di una volta ogni 3 anni. Lo consiglierei solo a qualcuno che mi stesse davvero sulle balle.

Sassolungo e Sassopiatto


lago antermoia


28 agosto 2008

laghi moregna, delle trote e brutto

Una telefonata all'APT di Predazzo per chiedere informazioni sulla sterrata per la valmaggiore (“andate, andate tranquilli” ci è stato detto), poi non si sa cosa sia successo tra domenica scorsa e oggi, comunque la strada è stata aperta al traffico privato. Meglio non indagare e cogliere l'occasione per fare una di quelle passeggiate che son sempre rimaste in sospeso causa maltempo: il giro che dalla malga valmaggiore, nel Lagorai, porta ai laghi moregna, delle trote e brutto, fino alla forcella coldosè.

Partenza dalla malga valmaggiore (1620m) h 7.30
Arrivo al lago moregna (2081m) h 8.30
per il lago delle trote (2100m) calcolare altri 30 minuti circa dal lago moregna
per il lago brutto (2200m) calcolare altri 30 minuti circa dal lago moregna
per forcella coldosè (2180m) circa 45 minuti dal lago moregna
Dislivello totale 550m circa
Tipologia: escursione semplice, non faticosa, molto panoramica.

lago delle trote


lago brutto


lago moregna


27 agosto 2008

lago iuribrutto

Il lago fa un po' onore al nome che porta: non mi è piaciuto.  L'unico evento degno di essere ricordato è l'incontro con 3 cervi (proprio cervi, non caprioli) lungo la strada per il passo vallès. Non è comunissimo incontrarli, contrariamente a quanto si crede.
Partenza dal parcheggio malga valazza (1900m circa): h 7.40
Arrivo al lago juribrutto (2200m): h 8.50
Dislivello: 300m
Tipologia: passeggiata non faticosa ma da depennare; brutto il percorso e bruttino il lago, mi aspettavo di meglio, vista la zona.

25 agosto 2008

LAVARONESTATE, IL LAGO, UN LIBRO 9° giornata con Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro

L'ITALIA A PIEDI
incontro con Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio lauro, disturbati dalla Banda Osiris.

Un Claudio Sabelli Fioretti stracciato dal pomeriggio trascorso con Marco Travaglio a Gallio (VI), ha concluso ieri sera l'edizione di "Lavaronestate 2008 il lago, un libro". Insieme a Giorgio Lauro e alla Banda Osiris ci ha parlato del suo ultimo libro “a piedi”, la cronaca del loro percorso a piedi lungo l'italia che li ha portati a percorrere 659 km, da Lavarone a Vetralla (VT). Come di ogni viaggio che si rispetti non è mancata la proiezione di diapositive con commenti e descrizioni. La Banda Osiris ha suonato e cantato (benissimo) e fatto cabaret (divertente), per nulla demenziale o scontata; non siamo stati trattati come un pubblico mediocre di bocca buona e questo è tutto merito di Sabelli, credo. Saluti conclusivi con la promessa di rifare tutto l'anno prossimo.

Il tema dominante è stato ancora una volta la necessità e il rispetto delle regole come collante insostituibile delle società moderne e come strumento di disinnesco dei conflitti sociali: le comunità umane stipulano questa specie di patto sociale per eliminare le lotte tribali, in mancanza del quale c'è il caos non solo sociale ma anche economico. Sono state analizzate le cause ataviche della cialtroneria italiana e mi sembra che l'analisi più precisa l'abbia fatta Roberto Scarpinato; precisa ma sconfortante, perchè lascia intendere che i tempi di civilizzazione del popolo italiano siano molto lunghi ancora. Secondo me pecca di ottimismo quando sembra suggerire che la cialtroneria sia un'esclusiva italiana. Mi sembra che il livello di coscienza civile stia regredendo a livello mondiale (parlo almeno delle società occidentali) e che lo scontro non sia più tra chi rispetta le regole e chi se ne frega, ma tra chi vuole abbattere il sistema di diritti umani così come ne è venuto fuori dopo il secondo conflitto mondiale, e chi invece quel sistema lo ritiene fondamentale e lo vuole difendere a tutti i costi. C'è una gran voglia di onnipotenza che intossica la vita di molti, e non solo quelli degli strati sociali economicamente più forti; anche il piccolo e sconosciuto uomo della porta accanto ha sogni di dominio e appena ne ha l'occasione, nel suo piccolo, cerca di attuarli: è questa totale assenza di cognizione dei propri limiti umani a dar vita alla prepotenza, alla corruzione e ai conflitti sociali. Forse è un problema di educazione, e/o, come dice Massimo Fini (grande assente nei dibattiti pubblici, ahinoi) un problema di scarsa cultura della morte: la morte è stata completamente rimossa dalle culture occidentalizzate, alimentando così il mito dell'uomo perfetto e invincibile. Quando la realtà impone all'uomo di fare i conti con la morte, l'invecchiamento e la sofferenza, l'uomo occidentalizzato esce fuori di testa. Diciamo pure che fa cazzate enormi per scongiurare quell'orrore che è la sua fine naturale dall'alba dei tempi. Aiutissimo.

Si è parlato della libertà di stampa, della necessità di sostenere una stampa libera veramente, anche dai condizionamenti degli investitori pubblicitari. Giampaolo Visetti ci ha gentilmente fatto notare che finchè la pubblicità inciderà in modo così opprimente sulla vita o morte di un quotidiano, non ci sarà mai un giornalismo completamente libero. Ci ha invitato a spendere di più per l'acquisto dei giornali in modo da renderli dipendenti dai lettori e non dagli investitori pubblicitari. È giusto questo ragionamento, ma visto il numero microscopico di italiani che ha l'abitudine di leggere (libri e/o riviste), credo sia inattuabile. Anche perchè la carta stampata che non si avvale dei contributi degli inserzionisti pubblicitari costa un bel po' di più, e l'italiano medio preferisce spendere i suoi pochi soldi in telefonini e gadgets tecnologici (fanno tanto status symbol) piuttosto che acculturarsi. Vallo a farglielo capire, ci vorrebbe uno stuolo di neuropsichiatri, ma di quelli bravi davvero però. La domanda ricorrente da parte del pubblico, ad ogni edizione di Lavaronestate, è sempre “ma noi che possiamo fare?”. Anche la risposta è più o meno sempre la stessa: ognuno faccia la sua parte, iniziando dal suo piccolo, intervenendo sulla catena di relazioni umane quotidiane e, come disse Gandhi “siate voi il cambiamento che volete vedere nel mondo”. Per non deprimersi troppo, aggiungo io, vale sempre il suggerimento che ci diede Michele Serra 2 o 3 edizioni fa di Lavaronestate: aspettative zero, di modo che qualsiasi cosa di buono accada, è sempre di buon auspicio.

24 agosto 2008

malga bocche e lago

Mai organizzare un'escursione senza informarsi preventivamente sulla transitabilità delle strade forestali. Si rischia di alzarsi all'alba, arrivare quasi alla meta e accorgersi che la strada è chiusa al traffico da un'ordinanza comunale sconosciuta. Così è stato per la valmaggiore, che eravamo soliti percorrere fino all'omonima malga per poi zompare fino ai laghi moregna, delle trote e brutto (i nomi non li ho inventati io, i laghetti li hanno chiamati proprio così, forse dopo qualche abbondante libagione). Per fortuna la val di fiemme offre tante alternative e quella di oggi è stata niente male. Non capita spesso di fare 750m di dislivello in 2 ore e non sentirli affatto, nonostante la parca cena di ieri sera (sigh) e le 5 ore di sonno. Quelli del pian del redont, per esempio, li ho strabestemmiati centimetro dopo centimetro. E' la variabile umana, assolutamente improgrammabile e imprevedibile. Prima neve sulle cime, venti siderali in quota.
Partenza dal parcheggio del paneveggio (1500m circa): h 7.45 temperatura 2° sempre peggio.
Arrivo alla malga bocche (1950m circa): h 8.45. per arrivare al lago bocche (2250m circa) calcolare un'altra oretta scarsa.
Dislivello: 750m circa.
Tipologia: ottima come allenamento, piacevole per paesaggio e bella visuale sulle pale di s.Martino e sul Lagorai.

lago bocche

23 agosto 2008

LAVARONESTATE, IL LAGO, UN LIBRO 8° giornata con Marco Travaglio

L'ITALIA COL BAVAGLIO
incontro con Marco Travaglio

La prima cosa che ha detto Sabelli appena entrato in sala è stata: “non ho parole”. Era ipergremita già dalle 16.15 , ma alle 17 faceva paura; stravolte tutte le regole sulla sicurezza nei luoghi pubblici, gente allegramente appollaiata ovunque, in terra, sui davanzali, sulla pedana e nessuno che si lamentava. L'età media scesa sensibilmente rispetto ai precedenti incontri, la maggior parte dei partecipanti erano giovani vivaci e attivi. Una goduria per gli occhi e per quei pochi neuroni sopravvissuti che mi son restati. Ma gli incontri con Marco Travaglio sono sempre così, dovrei esserci abituata.
Tre ore di attualità e precisazioni, tantissimi puntini sulle i come fa di mestiere un professionista della cronaca giudiziaria e acuto lettore del “tra le righe” di tutte le leggi approvate in italia nell'ultimo trentennio. Parte subito descrivendo per sommi capi il contenuto del suo ultimo libro “il bavaglio”, una summa di tutte le leggi berlusconiane fatte per impedire i suoi processi e quelli ai suoi amici, ma non risparmia tante sonore legnate all'opposizione del PD che ancora non ha capito con chi ha a che fare e si ostina a definire l'attuale premier “uno statista”. Parla del decreto sicurezza all'interno del quale è stata inserita una nuova categoria della legislazione: la legge racket. Cioè 2 emendamenti che prevedevano il blocco di circa 100.000 processi (tra cui casualmente anche uno del nano), ritirati poi in seguito all'accettazione da parte dell'opposizione del lodo alfano, ossia l'immunità per le più alte 4 cariche dello stato, ossia l'impunità del più nano tra i 4. Nel decreto sicurezza, così come era stato presentato inizialmente, c'era il soffio della schizofrenia di questa classe dirigente: da una parte si intendeva varare leggi severe per tutti i maggiori reati che creano allarme sociale, dall'altra con un emendamento si bloccavano circa 100.000 processi che avevano come oggetto proprio quei reati. La maggior parte della stampa italiana su questo si è autocensurata.
Parla a lungo del processo Mills, del personaggio Mills, che non è scemo, come chiede ironicamente Sabelli, è semplicemente inglese e quindi poco pratico delle furberie di casa nostra, tanto che si è fatto beccare subito.
Precisa che il reato di clandestinità non esiste, nel pacchetto sicurezza si parla solo di “reato di ingresso clandestino”, il che significa che è punibile solo chi è beccato nel momento in cui entra clandestinamente in italia, non chi ci è già. Con buona pace dei simpatizzanti leghisti che hanno votato i loro capibranco per fare piazza pulita di tutti 'sti extracomunitari. E dice che nel pacchetto sicurezza c'è una legge razziale bella e buona: lo stesso reato è punito diversamente a seconda che a commetterlo sia stato un italiano o un extracomunitario clandestino. Ma quello del problema della sicurezza è una grande presa in giro, perchè non si può avere sicurezza se non facendo funzionare la macchina della giustizia e dando fondi a magistrati e polizia giudiziaria. E naturalmente una giustizia che funziona a buona parte della classe politica non conviene, perchè, a giudicare dalle fedine penali, parecchi di loro sarebbero già in carcere. E' così intrisa di illegalità da non potersi permettere assolutamente una macchina giudiziaria che funzioni.
Sulla legge anti intercettazioni è irrefrenabile. E' una legge che in realtà vieta la cronaca giudiziaria, impedendo il controllo sociale del bene pubblico da parte della pubblica opinione; anzi, la vera vittima di questa legge è il diritto delle persone a essere informate e a farsi una opinione, perchè per tutelare la privacy e la reputazione di qualcuno (magari sputtanato sui giornali inopportunamente) c'è già il reato di diffamazione a mezzo stampa. Questo è prefascismo che porta al regime, perchè viene limitato il diritto di dissentire, che è l'essenza della libertà: non a caso, di tutti quei paesi in cui è vietato dissentire si parla come di stati totalitari.
Alla fine questo è il vero conflitto di interessi: il conflitto tra un ceto politico corrotto che vuole mantenere privilegi e impunità, e i cittadini che vogliono uno stato serio e sicurezza sociale. Il conflitto di interessi non è altro che il contrario del nostro interesse. E finchè non ci rendiamo conto di tutti questi raggiri da prestigiatori non ne verremo fuori.
Tante risate, tanti applausi, tanta rassicurazione nel contarsi così numerosi. Alla fine, invitato a scegliere un'opera dell'artista locale Giampaolo Osele, ha optato per lo strappo ricucito su fondo giallo canarino. Giallo come il mio colore preferito. Giallo come il colore dei pazzi.

22 agosto 2008

Val Breguzzo: rifugio trivena e pian del redont


Ci sono tanti accessi al parco adamello brenta, tante vallette laterali che permettono di vedere le stesse vette da un'angolazione diversa. Magari anche con una luce diversa che dipende non solo dalle condizioni meteo ma proprio dalla conformazione della montagna in quella specifica zona, dalla prevalenza o meno di larici o abeti che possono dare un bosco più chiaro o più scuro. Insomma, non è vero che la montagna è sempre uguale, dipende dalla voglia che si ha di scoprire o vedere qualcosa di nuovo, senza pregiudizi. Io, per esempio, avevo la paranoia dell'incontro con l'orso, e invece ci siamo trovati a essere molestati pesantemente da una coppia di equini semiselvatici che ci hanno costretto a trovare rifugio su una roccia al pian del redont.

Per nulla intimiditi dalle bastonate in mezzo agli occhi, l'unico modo per farli retrocedere era quello di emettere suoni gutturali preistorici; noi non ne capivamo il significato, loro sicuramente si. Ci siamo salvati solo perchè la femmina, presa da improvviso estro, ha sollecitato lo stallone ad un amplesso biblico, e noi abbiamo approfittato di quel tenero momento per scendere dalla roccia come ladri e fuggire a razzo col didietro in mano prima che se ne accorgessero. Non abbiamo neanche avvisato gli altri escursionisti che si sono avventurati nella stessa zona del pericolo a cui andavano incontro. Ah, la solidarietà tra montanari...
Partenza dal parcheggio di ponte pianone (1230m): h 7.20 temperatura 10°.
Arrivo al rifugio trivena (1630m): h 8.20 arrivo al pian del redont (1995m) : h 9.15.
Dislivello: 750m circa.
Tipologia: escursione più impegnativa del previsto per il dislivello ma non faticosa.

19 agosto 2008

laghi di s.giuliano e garzonè

Partendo dal parcheggio di malga campo invece che da malga diaga si risparmia quasi un'ora di ascesa e 300 m circa di dislivello. Ma soprattutto si risparmia l'attraversata del primo tratto di bosco umido e buio infestato di mega zanze ferocissime, e non è poco. Pizze di vacca in quantità industriali, avvilente.
Partenza dal parcheggio di malga campo (1700m circa): h 7.15 temperarura 10°
Arrivo ai laghi (1930m circa): h 9 temperatura 12°
Dislivello: 200m circa
Tipologia: escursione facile, panoramica, da fare come allenamento per escursioni più impegnative.

18 agosto 2008

giro dei 5 laghi


Previsioni meteotrentino: tempo sereno molto soleggiato. Non si è notato. Comunque dal 12 luglio al 24 agosto il comune di pinzolo ha introdotto una novità: non si può più arrivare in auto alla malga ritorto (e da lì cominciare il giro dei 5 laghi col sentiero 277), bisogna fermarsi in località patascoss, a valle della funivia “5 laghi”. Il sentiero alternativo proposto dall'assessore comunale al turismo altro non è se non il tracciato della pista da sci, quindi ripido, quindi pietroso, quindi palloso. Lo chiamano 232 e tocca sorbirselo fino a quell'obbrobrio che è il rifugio pancùgolo.
E' in situazioni come questa che ti accorgi di quanto sia tutto sommato scarso il tuo repertorio di insulti e anatemi, checchè ne dicano i tuoi nemici. Il territorio è stato stravolto ad uso esclusivo della funivia (privata), che si permette con i soldi altrui (pubblici) di decidere a che ora, come e quando farti salire. Personalmente, piuttosto che dare anche un solo cent a mafiosi in erba, mi faccio la scarpinata a piedi, anche perchè naturalmente lorsignori prima delle 8.30 non azionano i motori. E si permettono pure la pausa pranzo tra le 12 e le 14, in piena estate, lungo uno dei percorsi più battuti di madonna di campiglio e dintorni.
Arrivati a monte della funivia uno sguardo attorno per bearci di quello scempio, poi leggiamo l'avviso che il biglietto per scendere a valle si paga a valle: non sono esposti i prezzi del biglietto. Ne abbiamo dedotto che, non essendo possibile una roba del genere, la tabella con i prezzi deve essere stata affissa dietro la porta della toilette per disabili, probabilmente redatta in dialetto celtico antico. Per fortuna tutto il resto è a posto, i laghi ritorto, lambìn, nambino, seròdoli e gelato ci sono ancora. Ma il sentiero che dal lago gelato porta al lago nambrone è un suicidio; quando anche i camosci hanno iniziato a guardarci senza alcun timore e con aria pietosa ne abbiamo dedotto che era meglio tornare indietro.
Partenza dal parcheggio: h 7.15 temperatura 5°.
Arrivo al lago gelato: h 10.10.
Dislivello: quasi 700 m.
Incontri significativi: forse 2 aquile, camosci.
Tipologia: escursione non impossibile, ultimo tratto (sentiero per il nambrone) solo per masochisti collaudati.

17 agosto 2008

LAVARONESTATE, IL LAGO, UN LIBRO 7° giornata con Giulio Cavalli

ITALIA, MILANO, LINATE
incontro con Giulio Cavalli

Un altro incontro all'insegna della spensieratezza.
Non è possibile riassumere il lungo e ininterrotto monologo di ieri del giovane attore teatrale Cavalli su ciò che accadde la mattina dell'8 ottobre del 2001 a Linate. Posso solo dire che quello che pareva fosse l'unico incontro anomalo di questa edizione di Lavaronestate è stato invece perfettamente in linea con quelli che l'hanno preceduto. Perchè i dettagli di quell'incidente che ha causato 118 morti (peraltro abbastanza svelati dalla stampa, niente di occulto) sono un ottimo esempio per spiegare come la corruzione, di cui nessuno in italia si spaventa, provoca più disastri dell'immigrazione clandestina. I dirigenti dei vari enti che erano preposti alla sicurezza aeroportuale non erano altro che esponenti di partiti politici trombati alle varie elezioni amministrative nazionali e locali, e messi a occupare poltrone importanti non per competenza ma per tessera. E quando occupi un posto non per merito, ma per amicizie, non puoi essere altro che un cialtrone capace solo di cattiva gestione e la cattiva gestione poi la paghiamo tutti, direttamente come nel caso di Linate, o indirettamente con aumenti della spesa pubblica e quindi più tasse. E' sempre a causa della corruzione che abbiamo docenti universitari più ignoranti delle capre (e di conseguenza studenti meno preparati e competitivi), imprese che lavorano coi piedi (con opere scadenti, tipo la strada in calabria costruita sui rifiuti che è sprofondata al primo nubifragio), medici assassini (vedi i casi a milano, torino o la sanità in sicilia), pubbliche amministrazioni incapaci che ci rendono il vivere quotidiano più costoso e pesante. Non ci vuole molto a capire il nesso tra corruzione e arretratezza economica e sociale e chi non lo capisce o è irrimediabilmente lobotomizzato, o fa parte o aspira a diventare parte della categoria dei cialtroni. Direi che la maggior parte di italiani ha già scelto da tempo da che parte stare.

15 agosto 2008

LAVARONESTATE, IL LAGO, UN LIBRO 6° giornata con Massimo Cirri, Filippo Solibello, Giampaolo Visetti

L'ITALIA POSSIBILE E L'ITALIA IMPOSSIBILE
incontro con Massimo Cirri, Filippo Solibello, Giampaolo Visetti.

Ci si aspettava che questo fosse l'incontro più spensierato, dal momento che i conversatori erano Massimo Cirri e Filippo Solibello; hanno presentato il loro libro “Nostra eccellenza”, non solo un modo per raccontare le storie positive d'italia e di italiani perbene, ma anche per renderle appetibili tanto quanto le storie negative. Ma subito sono stati frenati da Giampaolo Visetti, giornalista di “repubblica” e autore di inchieste sul degrado in italia, il quale, bravissimo tra l'altro, ci ha fatto riflettere sul fatto che “Nostra eccellenza” tutto sommato non è proprio un inno alla positività ma un libro che parla di una delle doti migliori dell'italiano, che è l'arte di arrangiarsi in mancanza di uno stato efficente e di amministrazioni locali serie. Effettivamente, vista così la cosa è completamente diversa. Una volta demolito l'impianto di Cirri e Solibello, Visetti ha raccontato l'italia che lui ha visto durante i viaggi al servizio delle sue inchieste: gli anziani abbandonati in Liguria con le badanti irregolari; le code alle mense della caritas in Veneto, sempre più frequentate dal ceto medio strozzato dai debiti; i campi agricoli della pianura lombarda ceduti ai big della finanza; l'alcolismo invincibile in Friuli; i giovani dell'Emilia che chiedono di poter restare a scuola anche la sera perchè a casa non trovano nessuno. E poi l'inchiesta sul degrado ambientale nel Trentino, la folle idea di ridurre tutto il turismo provinciale al solo turismo invernale; la costruzione di sempre nuovi impianti che servono solo per far aumentare i prezzi delle case degli immobiliaristi, con la convinzione che se il mercato edile tiene, tutta l'economia locale ne avrà beneficio. E poi uno strano fenomeno che avevo notato anche io a cui finalmente trovo conferma, e cioè la manipolazione mentale di cui son vittima tanti trentini che alla fine credono di essere veramente ciò che vedono sui depliant stampati ad uso dei turisti. Una autoesaltazione da TSO, di cui è responsabile anche quel gran genio che ha avuto la sciagurata idea di trasformare il principale ufficio turistico provinciale in S.p.A. Dopo questa istigazione al suicidio, Massimo Cirri ha cercato di recuperare raccontando la storia di quell'istituto tecnico della provincia di Rimini i cui alunni hanno inventato il motorino a metano che fa 190 km con un euro di metano. Ma non può essere omologato nè messo in vendita, almeno in italia. Il buon Cirri era in ottima fede ma avrebbe fatto meglio a star zitto, perchè quella che inizialmente sembrava una bella novità non ha fatto altro che portare acqua al mulino di Visetti, il quale peraltro non sghignazzava affatto. Alla solita domanda disperata di un partecipante che chiedeva “ma noi allora che dobbiamo fare?” Visetti ha dato più o meno la stessa risposta che diede Roberto Scarpinato sabato scorso: meglio non pensare in grande ma in piccolo, creare dei gruppi di persone che si organizzano per risolvere casi concreti; non accontentarsi di una “cultura” intangibile ma acquisire anche la sapienza, ossia la vera capacità di applicarsi in qualcosa, di fare qualcosa con le proprie mani, che, dice Visetti, alla fine apre la strada della concretezza e del saper vivere. E acquisire il senso critico a tutti i costi, per valutare meglio le notizie che ci piovono dall'alto e imparare a distinguere tra ciò che è reale e ciò che è fasullo. Isomma, abbiamo fatto un bel tour ma lo abbiamo concluso al punto di partenza.

14 agosto 2008

LAVARONESTATE, IL LAGO, UN LIBRO 5° giornata con Gianantonio Stella

IL NAUFRAGIO DELL'ITALIA
incontro con Gian Antonio Stella

Nonostante l'orario dell'incontro sia stato cambiato quasi all'ultimo momento la gente è arrivata puntuale e numerosa all'appuntamento con Gian Antonio Stella, uno dei (tanti) vicedirettori del corsera, famoso non tanto per gli articoli ma per i libri-inchiesta che scrive. I suoi lettori devono essere persone di un certo livello perchè non sono mancati nè applausi nè critiche; un dibattito vivace, come si addice al personaggio. L'ultimo suo libro è “la deriva. Perchè l'italia rischia il naufragio ”. Niente di nuovo, comunque già un buon successo di vendita. Vengono analizzate le perenni rogne dell'italia, la scuola, il giornalismo, la giustizia, l'economia, le classi dirigenti, gli ordini professionali (meglio chiamarle corporazioni). Tante accuse generiche con qualche esempio di cronaca per supportare l'idea. La scuola non applica sufficentemente la meritocrazia che è l'unico strumento di mobilità sociale, i professori sono vecchi e incapaci e la colpa del disastro del sistema scolastico pare sia quasi una loro esclusiva. Cita il fatto che gli studenti siciliani si sono classificati all'ultimo posto in Italia come rendimento scolastico, però vantano le più alte percentuali di promozione. Critica i tagli alla ricerca e all'innovazione, (che novità, questa non l'aveva ancora detta nessuno). Per fortuna in sala è presente una giovane insegnante che lo contesta garbatamente ricordandogli che da quando i genitori hanno messo piedi e voce all'interno della scuola è diventato impossibile lavorare. Io immagino che strumenti abbiano molti genitori siciliani per contestare per esempio i voti che gli insegnanti affibbiano ai loro teneri virgulti. Stella comunque ammette.

Parla del lavoro osceno di buona parte del giornalismo italiano, rimproverando la schifosa usanza di pompare i titoli che riguardano gli scippi e di non dire quasi nulla sui grandi scandali tipo il crac della parmalat. Come se i soldi rubati da Callisto Tanzi fossero meno della somma di tutte le rapine fatte in un anno in Italia. Il danno economico non lo pagano soltanto gli investitori ma tutta la collettività perchè è tutta l'economia nazionale a fare una pessima figura: gli investitori stranieri si tengono alla larga non perchè abbiamo i clandestini ma perchè sanno bene che non ci sono regole chiare che li garantiscano. Paragona il sistema giudiziario americano, severissimo con evasori e bancarottieri, col nostro dove Tanzi, Geronzi, Fazio e il resto della banda stanno tutti fuori. Nessuno dice che gli americani sono giustizialisti e forcaioli, ma appena qualcuno invoca regole più severe per regolare il mercato italiano come minimo viene accusato di essere comunista. Storia arcinota e arcideplorata, e nulla risulta cambiato nell'impaginazione dei quotidiani, grandi o piccoli che siano.

Sulla giustizia è stato piuttosto vago, è favorevole alla separazione delle carriere dei magistrati ma non chiarisce i dettagli. Dice che i magistrati lavorano poco e ne addossa interamente la colpa alla categoria. Anche qui generalizza, non sa o non vuole distinguere tra veri fannulloni e magistrati che non possono lavorare per ragioni semplicemente logistiche o mancanza di fondi governativi. Manco mezza parola sulle riforme dei codici penali che hanno appesantito l'iter burocratico dei processi; poi rimedia e recupera aggiungendo brevemente che dopotutto anche il legislatore (dunque il parlamento, dunque la politica) ha le sue colpe nello sfascio. Allelluja. Ma è sul decreto Brunetta che si scalda la sala; Stella l'appoggia entusiasticamente, è ora di porre fine a sprechi così scandalosi del denaro pubblico. I fannulloni vanno puniti non solo per il danno economico che provocano ma anche perchè demoralizzano con la loro strafottenza tutti i lavoratori onesti. Anche qui non analizza i dettagli, tipo fasce orarie per le visite fiscali e decurtamento dello stipendio. Contestato da una coppia che sottolinea come 'sto decreto punisca tutto sommato solo la manovalanza dell'impiego pubblico e non i dirigenti, risponde che si, in effetti bisognerebbe calibrarlo meglio ma comunque è un decreto sacrosanto perchè dà finalmente “il diritto a chi paga lo stipendio di giudicare il dipendente”. E' con questo sollievo che me ne vado a dormire: finalmente l'italia riacquisterà prestigio economico e politico grazie a Brunetta. Ma dov'era finora questo salvatore della patria?

12 agosto 2008

LAVARONESTATE, IL LAGO, UN LIBRO 4° giornata con Giuseppe Ayala

L'ITALIA DI FALCONE E BORSELLINO
incontro con Giuseppe Ayala

E' venuto per presentare il suo libro “chi ha paura muore ogni giorno. I miei anni con Falcone e Borsellino”. Ha detto che si tratta di un libro autobiografico, e in effetti per oltre 2 ore non ha fatto altro che parlare di sé, di quanto era bravo e di quanto era invidiato. C'è stata una sproporzione vistosa tra il numero di volte in cui ha pronunciato la parola “io” e il numero di volte in cui ha nominato Falcone o Borsellino. Non ha avuto problemi nel dire che tutto sommato è stato raccomandato all'inizio della sua carriera da nientepopòdimeno che Gaetano Costa, morto assassinato dalla mafia nel 1981. Tra le varie baggianate che ha sparato c'è quella sulla (presunta) sconfitta delle brigate rosse da parte di uno “stato forte”. Grazie ad una domanda quasi intelligente da parte di un partecipante gli è scappata una risposta forse adeguata; interrogato sulla peculiarità dei siciliani ha infatti risposto che in Sicilia c'è la cultura del favore e non del diritto, e questo perchè la Sicilia è stata colonia per 25 secoli, per cui il rapporto dei siciliani col potere è un rapporto di sudditanza; il siciliano non ha dimestichezza col diritto e la democrazia è questo è il terreno di coltura ideale per la mafia. Ha anche aggiunto che questo rapporto sembra non riguardare più soltanto i siciliani ma anche altre vaste zone d'italia.
Troppo autoreferenziale, il livello è stato inferiore a quello che mi aspettavo; più volte ho avuto l'impressione che stesse parlando ad un pubblico di deficenti e che usasse un linguaggio anche volgare soltanto per strappare l'applauso.
Non scappo mai da un incontro prima che Sabelli pronunci il fatidico “grazie e buonasera a tutti”, però oggi, appena ho sentito dire ad Ayala che l'obbligatorietà dell'azione penale si può anche abolire e il pubblico ministero lo si può assoggettare non al governo, ma al parlamento si (chissà che differenza intravede), beh, allora ho cercato un modo più consono per me di trascorrere il resto del tempo della mia vita.

11 agosto 2008

LAVARONESTATE , IL LAGO, UN LIBRO. 3° giornata con Agnese Moro e Mino Martinazzoli

L'ITALIA DI ALDO MORO
incontro con Agnese Moro e Mino Martinazzoli

Il bello degli incontri con autore organizzati da Sabelli Fioretti è che non sai mai che andazzo può prendere il discorso perchè nulla è prevedibile o scontato, e questa è una gran bella dote e significa che l'omino, anche se l'età anagrafica è alta, è assai più giovane mentalmente di tanti giornalisti che se la tirano da moderni. Ieri mi aspettavo un Davigo secchione capace di parlare solo di leggi, codici e codicilli; ne è venuto fuori invece un grande intrattenitore capace di parlare anche di ben altro, incredibile. Oggi 3° incontro con Agnese Moro (figlia di Aldo Moro) e Mino Martinazzoli, ex qualcosa della vecchia DC. Chi temeva una serata triste concentrata sulla fine drammatica del padre, sul chi, come, perchè e quando, ha dovuto cambiare impostazione mentale, perchè questa rubiconda signora tutto è, tranne che una donna triste e ossessionata dal fantasma del padre. L'occasione era per parlare proprio di un libro su suo padre. Con leggerezza ha raccontato i suoi ricordi personali dell'uomo Moro, con serietà ha cercato di rispondere a quanti hanno tentato di inchiodarla (in buona fede ovviamente) al ruolo di povera vittima, con ironia e prontezza di neuroni ha risposto a chi tentava di carpirle qualcosa sull'attuale situazione politica. La vera sorpresa però è stato Mino Martinazzoli, davvero uomo d'altri tempi. Mi ha fatto pensare che anche il peggio della passata generazione di politici fosse comunque più decente del “meglio” (si fa per dire) dell'attuale classe politica. Sentendo parlare un Martinazzoli e sentendo parlare un qualsiasi politico che impesta la scena italiana odierna ci si accorge dell'involuzione culturale dell'attuale classe dirigente (per non parlare poi dell'involuzione linguistica). E non ho mai pensato che Martinazzoli fosse una cima. Sicuramente però conosce la lingua italiana e la sa usare, e ha cultura storica, politica e letteraria. Roba da comunisti culattoni, direbbero i trogloditi in giacca e cravatta.

rifugio lago corvo e laghi

Il sentiero che dalla malga bordolona porta al rifugio lago corvo è traumatizzante per il corpo e per lo spirito. Il dislivello non è tanto ma il sentiero è lungo, faticoso e accidentato; come 5 anni fa la segnaletica e la manutenzione sono quasi pessime e per giunta è disseminato di pizze di vacca fresche e stagionate a tutte le quote. Non è un granchè come amenità, il paesaggio è da bolgia infernale, zero alberi, tante rocce scoscese ricettacolo di vipere, insomma, uno strazio. Il rifugio invece è molto carino, esternamente e internamente, e anche il paesaggio circostante, corollato di belle cime e di laghetti. Le mediocri condizioni meteo non mi hanno permesso il consueto servizio fotografico.


Partenza dal parcheggio della malga bordolona di sotto (1800m circa): h 6.35 temperatura 7°.
Arrivo al rifugio (2400m circa): h 9.20 temperatura presunta 10° circa
Dislivello: 600 m circa
Ammortizzatori (ginocchia): rassegnati.
Incontri significativi: IL RIFUGIO (non sembra vero di esserci arrivati); un cucciolo di marmotta; il vino rosso trincato alla malga bordolona sulla via del ritorno.
Tipologia: escursione oscenamente massacrante; per tornare eventualmente al rifugio meglio il sentiero da Piazzola di Rabbi.

10 agosto 2008

LAVARONESTATE, IL LAGO, UN LIBRO 2° giornata con Piercamillo Davigo

L'ITALIA DEI CORROTTI
incontro con Piercamillo Davigo

Il giudice serioso e pignolo Davigo ha tenuto egregiamente la scena e quanto a battute spiritose non era secondo nè a Cirri, nè a Solibello, nè a Sabelli. Un bel siparietto, gestito con ironia, per parlare della corruzione in italia.
La corruzione è un reato che stranamente non procura allarme sociale quanto l'immigrazione clandestina, eppure produce pessimi effetti nella vita quotidiana dei cittadini di un paese. La pagano tutti con servizi pubblici scadenti perchè a vincere gli appalti pubblici non sono le imprese più capaci e tecnologicamente avanti ma solo chi paga la tangente più alta o ha le amicizie giuste; il mercato è falsato, non c'è meritocrazia e concorrenza.
Si è parlato del tentativo perenne di abolire l'obbligatorietà dell'azione penale, una delle poche armi che ha un cittadino per assicurarsi l'uguaglianza di tutti davanti alla legge. Davigo ama ripetere spesso che la legalità è il potere di chi non ha potere, e se l'obbligatorietà dell'azione penale fosse abolita, sarebbe il capo del governo o il parlamento a stabilire la scala gerarchica dei crimini da perseguire. Chi lo dice ad una vittima di cattiva amministrazione che il reato che ha subito non è perseguibile in quel momento? e alla vittima di mobbing, di stalking? in base a quale criterio verrà stabilita la priorità? il nostro non lo dice ancora.
Davigo paragona la società ad un condominio: i cittadini sono i proprietari degli appartamenti, la classe politica è l'amministratore, giudici (e polizia aggiungo io) sono i cani da guardia. Se i cani da guardia vedono i ladri entrare nel condominio hanno il compito di abbaiare; se l'amministratore prende a calci i cani, quelli possono andare a cuccia oppure abbaiare più forte per svegliare i condomini.Io credo che i condomini siano lobotomizzati e in coma irreversibile, perchè da anni ritengono più seccante l'abbaiare dei cani che il raggiro degli amministratori e non si accorgono che intanto il condominio su cui posano il fondoschiena sta cedendo. Bah! anzi, bau.

9 agosto 2008

LAVARONESTATE, IL LAGO, UN LIBRO 1° giornata con Roberto Scarpinato

L'ITALIA DELLA MAFIA
incontro con Roberto scarpinato

Dopo la scarpinata non potevo che andare a seguire il dibattito pubblico con Roberto Scarpinato a Lavarone. Uomo e magistrato antimafia di sbalorditiva cultura storica, linguistica, filosofica e umanistica, ha inaugurato la nuova edizione di Lavaronestate2008 il lago, un libro. Ha presentato il suo libro “Il ritorno del principe” scritto insieme a Saverio Lodato, uno dei giornalisti italiani più corazzati in materia di mafia. Ho avuto la mesta impressione che una parte del pubblico, forse la maggioranza, abbia tradotto il “principe” come un riferimento all'attuale (sigh) presidente del consiglio; credo invece che con quel sostantivo Scarpinato intendesse riferirsi ai milioni di prepotenti e arroganti che infestano il bel paese. Non a caso ha citato “Il principe” di Niccolò Machiavelli, (Cesare Borgia, noto assassino), e l'elogio nauseabondo che ne faceva Machiavelli ai suoi tempi, per sottolineare la continuità storica che lega i principi di oggi (che sono tanti) e lo stuolo di giornalisti e/o intellettuali che ne tessono le lodi anche quando seminano obbrobri. Questo è sempre stata la peculiarità italiana. Poi ha sistemato tutti i padani convinti che il metodo mafioso sia prerogativa esclusiva del sud italia citando, da gran uomo di cultura quale è, “I promessi sposi ” di Alessandro Manzoni. Ambientato nel nord italia descrive bene l'andazzo che caratterizzava la società dell'epoca, quando ancora il nord italia non era meta di emigrazione da parte di meridionali e/o extracomunitari. I personaggi sono tutti lombardi, la prepotenza di don Rodrigo è lombarda, l'Innominato è lombardo, i bravi son lombardi, don Abbondio e la sua vigliaccheria son lombardi. Tutti accomunati (prepotenti e vittime) dal metodo mafioso descritto bene da Nicola Tranfaglia nel suo omonimo libro “la mafia come metodo nell'italia contemporanea”. Ha tratteggiato a grandi linee la storia d'italia degli ultimi 5 secoli e ha cercato di spiegarci perchè in italia la storia della criminalità e la Storia si sovrappongono, mentre in altri paesi europei no. Perchè un paese così intimamente corrotto abbia potuto partorire una costituzione così moderna. Perchè buona parte degli intellettuali italiani non alza la voce davanti a porcate che in altri paesi europei scatenerebbero la rivolta della gente comune. Ha citato Nietzsche : l'uomo può solo diventare cio che è; e se questa massima è vera si capisce perchè italia e italiani sono arrivati a questo livello: stanno semplicemente diventando quello che sono sempre stati. Popolo di servitori, in cerca di un potente a cui accodarsi per ottenere vantaggi, di vassalli, valvassori e valvassini al servizio del principe di turno, popolo che è passato dall'età del feudalesimo e da un analfabetismo di massa ai tempi moderni, senza esser passato dall'interiorizzazione del concetto di democrazia, libertà, uguaglianza, dignità. L'interiorizzazione di questi concetti non la si acquisisce semplicemente studiandola sui libri scolastici, bisogna praticarla costantemente per anni, fino a quando non entra nel patrimonio "genetico", e questa pratica gli italiani non l'hanno ancora compiuta. La costituzione italiana, dice Scarpinato, non è nata dalla cultura italiana, è frutto di influenze culturali europee come l'illuminismo francese, è un prodotto di importazione in cui la stragrande maggioranza degli italiani non si identifica. Fu stesa da un ristretto gruppo di italiani illuminati che erano minoranza. Per questo basta un qualsiasi nano carismatico che la voglia demolire e nessuno si scandalizza. Il popolo italiano anela semplicemente a essere quello che è sempre stato e che è. Applausi a iosa e standing ovation. La verve di Solibello non è bastata a dare un tocco di leggerezza alla serata, Sabelli ad un certo punto è ammutolito, ha cambiato colore e faccia tanto da farmi temere per la sua salute. E anche io non sto tanto bene.

rifugio mandron - lago scuro

Secondo fine settimana di agosto, turisti e villeggianti sono arrivati a sciami ronzanti a infestare le località turistiche. I sentieri di montagna non fanno eccezione, quelli della val di genova figuriamoci. Una discreta quota di escursionisti incontrati oggi appartiene alla categoria degli arroganti e presuntuosi, quelli che sui sentieri di alta quota ti guardano con aria da competitore psicotico e sembra che pensino “se c'è arrivata questa quassù figurati cosa posso fare io”. Sono quelli che poi, solitamente, scendono dalle alte quote in elicottero con le orecchie basse e vanno a intasare i pronto soccorso a valle. Per fortuna la maggioranza è costituita da persone normali e pure divertenti, che sanno calcolare benissimo i propri limiti e non devono dimostrare niente a nessuno.

lago scuro (2668m)

Partenza dal parcheggio h 6.45 temperatura 6°.
Arrivo al rifugio h 9.00 temperatura 8° (signora mia non ci sono più le mezze stagioni); calcolare circa ¾ d'ora in più se si vuole arrivare al lago scuro.
Dislivello: 800 m circa.
Incontri significativi: un ermellino che ci ballonzolava davanti agli occhi come un invasato, la torta alle noci mangiata al rifugio (yum yum).
Ammortizzatori: semi-partiti.
Mal di testa: da brevettare.
Tipologia: escursione abbastanza faticosa nonostante la bassa temperatura e il dislivello non impossibile. Il primo tratto ripido sembra non finire mai. Segni della prima guerra mondiale che è arrivata fin quassù: il cimitero vicino al centro studi glaciologico, qualche reticolato, una lapide sperduta dedicata ad un kaiserschuetzen. La panoramica dei ghiacciai è preoccupante, ma non gliene frega nulla a nessuno, tranne i climatologi seri o i montanari anziani. Comunque ne vale la pena.

4 agosto 2008

rifugio larcher - lago delle marmotte

Con mio grande scuorno non c'era il cagnone pelosone biancone con gli occhi neri neri neri; fu il primo cane da rifugio a meravigliarmi per la sua aria aristocratica, anche se aveva un pessimo carattere. Il più bel samoiedo che abbia mai visto. Pensavo di arricchire il mio album fotografico canino e invece son tornata con la coda tra le zampe. Però non è possibile lasciare che un cane così si estingua senza assicurarsi che abbia generato tanti bei batuffoli uguali a lui, almeno lo si clona.


lago delle marmotte

Partenza dal parcheggio: h 7.20
Arrivo al rifugio: h 8.50 (con un'altra mezz'ora scarsa si arriva al lago delle marmotte a quota 2700)
Dislivello: 600 m circa
Tipologia: escursione facile poco impegnativa
Incontri significativi: un sospetto di marmotta tra le rocce sottostanti il rifugio, uno scoiattolino che zompava a turbo con una pigna più grande di lui, e, non meno divertente, un coniglietto selvatico che all'alba di oggi attraversava beato la strada che costeggia il fiume.

3 agosto 2008

LAVARONESTATE 2008, IL LAGO, UN LIBRO

Anche quest'anno quel gran genio di Sabelli Fioretti ci ha organizzato un agosto da ridere, insieme a Massimo Cirri e Filippo Solibello di Caterpillar. Gli ultimi 2 anni ci hanno dato una sonora dose di antidepressivo con la loro positività, quest'anno faranno altrettanto. Non vedo l'ora di assistere all'incredibile accoppiata con Piercamillo Davigo, non riesco a immaginare cosa ne verrà fuori. Per tutto il mese di agosto arrancherò fin qui.