19 marzo 2008

a spasso per la vigolana e il bosentino

In barba alle losche previsioni meteo che pronosticavano tempo grigio e piovoso, sveglia all'alba (si fa per dire), zaino in spalla, onigiri al salmone nel sacchetto, ed ecco una bella e inattesa giornata di sole adatta per zompare, è proprio il caso di dire, alla riscoperta della Vigolana. E poi impossibile fare un torto all'impiegata dell'azienda turistica di Vigolo, che con disarmante cortesia ha elargito a piene mani (gratis) cartine e mappe nonchè suggerimenti vari circa le innumerevoli attrattive della zona. Così, dopo anni di ignoranza, vengo a scoprire una zona piacevole, inondata dal sole, piena di percorsi e sentierini piacevolissimi per tutti i gusti: dall'arrampicata fino alla cima della Vigolana alla comoda passeggiata fino al castello di Bosentino, esplorando purtroppo solo superficialmente una piccola percentuale dei "60 km della Vigolana". Come già da qualche tempo sospettavo, oggi ho avuto la conferma che la ricca provincia di Trento insieme all'azienda turistica provinciale che ormai è una s.p.a. e basta, continua a privilegiare le solite mete da nababbi trascurando tanti piccoli comuni pieni di cose bellissime dal punto di vista ambientale, che meriterebbero invece di essere valorizzati possibilmente non devastandoli come si è fatto con Madonna di Campiglio (vedi orripilanti gallerie e residence a schiera che non c'azzeccano un tubo col paesaggio circostante).

9 marzo 2008

is there anybody out there??

Il libro di Elena Malaguti "educarsi alla resilienza" descrive bene il concetto di resilienza e vulnerabilità per buona parte delle pagine e solo verso la conclusione passa dal metodo descrittivo a quello propositivo. Riassumendo il concetto o quello che credo di aver capito, la resilienza è la capacità di riprendersi dopo un evento traumatico devastante e di riorganizzare positivamente il proprio percorso di vita. Non riduce una persona ai suoi problemi ma la libera trasformando una sofferenza in punto di forza e occasione di emancipazione. Il suo contrario è la vulnerabilità.
La sua presenza dipende (purtroppo, dico io) da circostanze esterne all'individuo, per cui in assenza di un qualcuno o qualcosa che la motivi non c'è resilienza. Le circostanze esterne sono prima di tutto una o più relazioni affettive stabili e soddisfacenti dal punto di vista umano, e il contesto culturale della società in cui si vive che deve essere non opprimente ma possibilmente solidale.
All'individuo cui si vuole insegnare la resilienza bisogna prima di tutto ricordare l'importanza di identificare i problemi, a dare ai problemi un nome e un peso. Poi bisogna sviluppare la capacità di mantenere relazioni positive e interrompere quelle negative, allontanandosi da tutte quelle persone che vogliono manipolare e manovrare gli altri perchè li considerano solo strumenti.
In sintesi 3 sono i fattori fondamentali per essere e mantenersi resilienti: l'avere, l'essere e il potere (inteso come capacità d'azione).
1) avere: persone positive e fidate con cui dialogare, cui sta a cuore la nostra totale indipendenza e autonomia
2) essere: persone con caratteristiche positive e piacevoli, per esempio essere rispettosi, educati, seri, anche simpatici
3) potere: fare qualcosa di concreto grazie alle proprie abilità manuali, intellettive, linguistiche
Quindi un mix di condizioni esterne (avere: gli altri), e risorse interiori (essere e potere), senza il quale o in assenza di un singolo fattore, la resilienza non può esserci.
Ok.
Resta irrisolto il problema delle condizioni ambientali, ossia come resistere ad una cultura omologante e reprimente, quella che, per dirla come Piero Ricca, ti fa sentire come uno pericolosamente sano in un manicomio. Come resistere con la sola forza della propria etica in mezzo ad un branco dove nessuno condivide i tuoi principi. Perchè non è mica vero che non sono tutti violenti e oppressivi. Provate a vivere alla luce del sole la vostra vita serena e vi accorgerete che sono assai numerosi quelli a cui non piace sentirsi inferiori a nessuno e che cercheranno di far sentire voi dei poverini che vivono per niente.
Un pezzo di Amos Oz, trovato alla fine del libro, aiuta a chiarire il concetto:

Penisole non isole di Amos Oz (tratto da "contro il fanatismo")

Nessun uomo è un'isola dice John Donne in questa meravigliosa frase cui umilmente oso aggiungere: nessun uomo e nessuna donna è un'isola, siamo invece tutti penisole, per metà attaccate alla terra ferma e per metà di fronte all'oceano, per metà legati alla famiglia e agli amici e alla cultura e alla tradizione e al paese e alla nazione e al sesso e alla lingua e a molte altre cose. Mentre l'altra metà chiede di essere lasciata sola di fronte all'oceano. Credo che ci si debba lasciare il diritto di restare penisole. Ogni sistema sociale e politico che trasforma noi in un'isola darwiniana e il resto del mondo in un nemico o un rivale, è un mostro. Ma al tempo stesso ogni sistema sociale, politico e ideologico che ambisce a fare di ognuno di noi null'altro che una molecola di terra ferma, non è meno aberrante. La condizione di penisola è quella congeniale al genere umano. E' quello che siamo e meritiamo di restare. Così, in un certo senso, in ogni casa, famiglia, in ogni relazione umana, stabiliamo un contatto con un certo numero di penisole e faremmo meglio a rammentare tutto questo, prima di tentare di foggiare l'altro, di farlo voltare e pretendere che imbocchi la nostra strada, quando invece ha bisogno di trovarsi di fronte all'oceano, per un certo tempo.

4 marzo 2008

predaia

Ci vuole un bel fondoschiena (e io modestamente ne ho a vendere) per far coincidere un giorno libero con l'ultima giornata invernale di questa stagione. Dopo giorni di camera a gas e caldo malato si è alzato il vento, le polveri sono state spazzate via verso qualche ignota landa fortunata, ed è arrivata aria fredda che ha portato pioggia in valle e neve in montagna. Così, invece di oziare, è nata l'occasione di scoprire l'altopiano della Predaia in versione invernale. Quest'ultima nevicata ha sancito forse per sempre il mio definiivo sdoppiamento: non più solo creatura marina solare ma anche montanara orsa asociale, visto l'alto livello di intolleranza che provo verso chiunque non concepisca l'ambiente alpino come lo intendo io: zero alberghi, zero strade asfaltate, zero impianti sciistici, zero rumori inutili. Con un limite sacrosanto però: quando comincerò ad avere strani desideri di polenta prenoterò subito una seduta psichiatrica intensiva.