28 febbraio 2008

fare di necessità virtù...ma chi l'ha detto??

Ora capisco com'è che coloro che aspiravano a diventare santi seguivano la strada del digiuno: arrivavano ad avere le allucinazioni visive, uditive, olfattive e alla fine della mistica esperienza o si erano trasformati in un mucchietto di ossa venerate in qualche loculo o erano degli autentici santi e geni. Visto che non arriverò mai a ridurmi a un mucchietto di ossa ammuffite solo per far contenta la dietologa, fosse solo per non farmi schifare anche da un cagnazzo randagio, presumo che dovrei diventare un genio dell'arte culinaria per i condannati a dieta troppo ipocalorica.
Et voilà, le lasagne dietetiche (si fa per dire).
Con pesto (scolato dall'eccesso di olio), zucchine (fritte con la friggitrice) e ricotta, senza formaggio grattugiato, senza besciamella, senza mozzarella. Praticamente un'altra cosa, ossia la versione oscena delle mitiche lasagne al pesto; sostanzialmente un altro dei miei impiastri per ingannare i sensi che da un mese mi tormentano.
Ma quelli non son mica fessi: anni e anni di porcate su porcate li hanno plasmati in modo che non appena ingurgito una carotina cotta a vapore mi spediscono per ripicca un incubo notturno.
Comincerò a scriverli su un pezzo di carta appena mi sveglio, 'sti incubi, ci faranno la sceneggiatura per un bel film horror prima o poi, e guadagnerò qualcosa da tutta questa sofferenza, eccchetrippa!

27 febbraio 2008

finché si ride c'é speranza

Non si può rinunciare ad una cena con amici solo perchè si è a dieta, va contro tutte le dichiarazioni di pace, per non dire poi della dichiarazione universale dei diritti umani. E non ci si deve neanche fossilizzare in una caverna a ringhiare contro i propri simili solo perchè si ha paura che ti offrano qualcosa da mangiare. Dimagrire si, regredire allo stato troglodita giammai, dopo tutta la fatica fatta per evolvermi. L'importante è avere buoni amici che hanno di meglio da fare che cercare di convincerti ad assaggiare tutto quello che magari non si erano mai sognato di offrirti nemmeno quando eri disposto a ingurgitare di tutto, pur di fare onore al cuoco (o alla tua stazza). Infatti avevano assai di meglio da fare: per esempio sgranocchiare velocemente sua eccellenza il signor capretto cucinato al forno che avrebbe resuscitato un'anoressica, spazzolare le patate al forno che erano una squisitezza, far sparire alla maniera di mandrake 2 bottiglie di vino rosso, elargire i pasticcini anche al cane, che l'avrei strangolato. "Lo facciamo per te, tu sei a dieta, mannaggia, eh, che ci vuoi fare, coraggio, vedrai.... ";... vedrò la famissima vedrò, altrochè. Battutacce a parte quel (poco) che ho mangiato mi ha rincuorato e mi son fatta 4 grasse (almeno loro..) risate nel vedere questo vasetto di ragù speciale, con questa dicitura: "cinghiale sparato in Maremma". Che significa? tutto e niente. Esiste forse un cinghiale morto in commercio che non sia stato sparato da qualcuno, oppure hanno selezionato una razza speciale con la depressione che si suicida apposta per noi? Tipico esempio di etichetta ingannevole, che vuole suggerire l'idea che un cinghiale selvatico autoctono della Maremma sia stato abbattuto casualmente da un simpaticone per farne ragù, mentre è assai possibile che un cinghiale di allevamento magari importato dall'estero abbia fatto una premeditata brutta fine in un mattatoio toscano. Ma va bien lo stesso, tutto va bene finchè si ride e si sta sereni.

23 febbraio 2008

a proposito di linguaggio scurrile

Dal sito internet del corriere della sera www.corriere.it mi son permessa di ricopiare una storiellina che la dice lunga sul livello di civiltà che NON si è ancora raggiunto in troppe zone d'Italia.

Cassazione: il capo scurrile va licenziato. 
Confermata una sentenza d'appello nei confronti del responsabile reparto di un supermercato. Apostrofava pesantemente tre colleghe.Insultava i suoi dipendenti con «espressioni rozze ed eccessive», «in violazione dei principi di civiltà che non ammettono eccezioni, o attenuazione, neppure nell'ambito delle relazioni professionali», compresi gli ambienti di lavoro «informali». La Cassazione ha così stabilito il licenziamento per giusta causa nei confronti di un caporeparto del settore macelleria di un supermercato milanese del gruppo Standa. Bersagli della sua violenza verbale erano tre colleghe, apostrofate con epiteti come «bastarde, figlie di p..., toglietevi dai c..., vi faccio licenziare». La società, informata dei modi di fare del dipendente, lo aveva cacciato ma il Tribunale aveva ritenuto eccessiva la sanzione e lo aveva reintegrato nel posto di lavoro. RICORSO RESPINTO - Il licenziamento era stato invece convalidato dalla Corte d'Appello di Milano, con sentenza del 2005, in cui i giudici rilevavano che «per quanto l'ambiente di lavoro possa essere informale, nel comportamento e nel lessico usato non ci si può spingere fino alle maniere rozze ed eccessive e ad usare la voce alta, peraltro nelle vicinanze degli spazi frequentati dalla clientela, per richiamare i dipendenti a una più esatta osservanza dei loro obblighi». Un punto di vista pienamente condiviso dalla Suprema Corte, che ha aggiunto che un simile comportamento lede «la dignità e l'amor proprio del personale, oltretutto sottoposto a vincolo di gerarchia nei confronti del capo che commette tali scorrettezze».

Ah ma che bella notizia. Dubito che varrà da deterrente per tutti quei buzzurri che infestano a ogni latitudine e longitudine luoghi di lavoro, di studio, di riposo, di svago, però è una bella soddisfazione per tutte le loro vittime, e ogni tanto ci vuole. Ma, pensavo, se una severità simile venisse applicata davvero finalmente dapertutto che succederebbe? già mi immagino il silenzio tombale che piomberebbe in alcuni studi medici (un luogo a caso) dove si va avanti solo a cazzotti verbali. Che farebbe tanta povera gente che non conosce altro modo di esprimersi se non grugnire nella madrelingua dei loro trisavoli? sarebbero capaci di protestare in nome della "salvaguardia delle lingue locali, degli usi e costumi tradizionali".
Per andar loro incontro gli si potrebbe concedere una zona franca, una specie di ghetto legalizzato dove possono celebrare in santa pace i loro riti tradizionali, i loro rituali di corteggiamento e accoppiamento (dio porco! spogliati, girati, piegati, tasi, ghhhh, ho finì, e fòra di ball) e dove son concesse espressioni culturali che altrove vengono sanzionate.
Non gli si può mica impedire di esprimere la loro identità, eccchecccazz.

22 febbraio 2008

cranaca di una dieta disumana (bis)

Anche chi sta a dieta gode (assai anche)

Si si che si può, eccome. Basta adottare qualche accorgimento in più e si può mangiare di tutto senza farsi necessariamente venire la depressione o morire di inedia. E poi chi è il dietologo che ha mai avuto il coraggio di dire che non si possono mangiare le verdure? nessuno, e se qualcuno lo fa non è un dietologo serio, è solo uno dei tanti cialtroni mascherati (ne esistono a vendere). Quindi bisogna aguzzare i neuroni e inventare qualcosa che non è neanche così difficile da escogitare; per esempio un bel cous-cous con le verdure, proprio come piace a me. Sarebbe più semplice friggere melanzane e peperoni insieme in una qualsiasi padella antiaderente, però così facendo c'é il rischio che assorbano troppo olio, e l'olio va razionato a chi sta a dieta, dunque che fare? friggerle separatamente con la friggitrice. E' un preliminare che allunga i tempi di preparazione, però il risultato è davvero ottimo: i fritti vengono più asciutti e leggeri perchè con la friggitrice non viene assorbito troppo olio. Tant'è vero che dopo aver fritto mi sono ritrovata esattamente con i 2 litri di olio che avevo versato nella friggitrice, segno che davvero poco è stato assorbito: meraviglioso risultato. Anche per fare la salsa di pomodoro non è necessario usare tanto olio, ne basta un cucchiaio scarso, al resto si può sopperire con le tante erbe aromatiche che abbiamo vivaiddio a disposizione; dunque via libera a basilico, origano, erba cipollina, timo e chi più ne ha più ne metta secondo i propri gusti. Se poi si ha la fortuna di disporre di peperoncino fresco ancora meglio. Per preparare invece il cous-cous si può seguire il metodo che usano i giapponesi per cuocere il riso da sushi, e cioè ricoprirlo di acqua fredda (acqua e cous-cous in parti uguali) e lasciarlo cuocere fino a quando l'acqua non è stata assorbita completamente; senza bisogno nè di sale, nè di olio. Che meraviglia, e non è un caso secondo me se, durante la preparazione, dalla radio ad un certo punto sono uscite le note di "what a wonderful world" di Louis Armstrong. Una volta che tutti gli ingredienti sono pronti si mescolano tutti insieme e si può finalmente fare onore alle proprie fauci. Chi se lo può permettere può aggiungere qualche cucchiaino di (troppo sigh!) formaggio grattugiato. Io non può...

18 febbraio 2008

val venegia

A -11° sotto zero puoi essere solo un mostro siderale per non accorgerti di cosa significa morire di freddo; che non è solo un modo di dire, succede davvero. Però per la val venegia si può fare, ne vale sempre la pena, soprattutto se la giornata è splendida. Comunque dopo 4 ore di assideramento selvaggio sono uscita illesa da questa elettrizzante esperienza e ho pensato con malinconia a quanto è bello dopo tutto il contatto caloroso con i propri simili. E' così che ridiscesa di quota sono entrata in drogheria per comprare un banalissimo sapone, contenta di trovarmi intorno tanta bella umanità (??). Contenta almeno fino a quando una cliente che mi precedeva alla cassa non ha sborsato la bellezza di 150 euro, poi scontati a 120 in contanti, per fard, matite per occhi e rimmel vari. Invece di fuggire a razzo ha pagato senza batter ciglio (sicuramente ciglia false da almeno 40 euro l'una) tutta l'intera somma sull'unghia (sicuramente false anche quelle). Giustamente la cassiera davanti a cotanto trucco ha pensato bene di controllare la veridicità dei soldi ricevuti, bigliettone per bigliettone. A pensarci bene il freddo della val venegia era meno raggelante.

16 febbraio 2008

cronaca di una dieta disumana

Allora, qui la trippa si sta estinguendo, lentamente ma inesorabilmente, almeno fino a quando non mi verrà un attacco di pazzia che mi porterà a comprarmi un quintalozzo di formaggi vari da friggere nell'olio e spalmare su un altro quintalozzo di pane. Poi potrei pure morire, d'infarto ma con la panza piena, obesa ma felice. In attesa del lieto evento mi sto studiando alternative per rendere saporito il mio menù quotidiano, ma non è che si possano fare prelibatezze senza olio o senza (troppo sigh) formaggi vari. Così ho provato il tofu, che del formaggio ha solo l'idea: rien à faire. Allora ho provato a fare il sushi e purtroppo mi è venuto abbastanza bene; dico purtroppo perchè io so benissimo di esser capace di trasformare un alimento sano e leggero come le famose palline di riso a base di pesce in tante bombe caloriche a base di tutto.
Qualche giorno fa ho preparato la forma più semplice di sushi a base di tonno, e visto che non era male il mio cervello affamato e diabolico mi ha subito suggerito delle varianti assassine: per esempio, mi punzecchiava il satanasso, non sarebbe mica male un bel cilindrino di sushi avvolto in una fettina di melanzana fritta invece che nell'alga nori; oppure una bella pallina di sushi imbottita di crema ai 4 formaggi, o ancora un'altro cilindro di sushi farcito di omelette e n'duja piccante. E perchè non passarlo nell'uovo sbattuto, nel pangrattato e friggerlo poi in un bel litrozzo di olio bollente? il mio vulcanico encefalo non mi delude mai, quando c'è da elucubrare qualche porcata lo fa davvero.

15 febbraio 2008

nambino d'inverno

Basta un bel manto di neve a trasformare un paesaggio in qualcosa di diverso. Il lago nambino in estate è una cosa oscena affollata e rumorosa, e in inverno cambia aspetto, mostrando forse la sua vera particolarità: quella di un bel laghetto di montagna circondato da boschi e vette, silenziosi e solitari. Dove entrare in punta di piedi, in silenzio, cercando di lasciare meno tracce possibile e magari vergognandosi un po' della propria presunzione. Se poi non se ne è capaci meglio scorrazzare e rumoreggiare sulle apposite piste in folta compagnia.

9 febbraio 2008

bonjour noblesse!

Credevo ormai di essermi abituata ai vari "dio porco", "porco dio", "madonnega", "puttanega", "cazzo" qui e pure lì, "porca merda" e tutto il meglio della cultura italiota alla quale quotidianamente ci si espone anche solo appena si mette piede fuori casa.
Però però.....anche una come me che non è uscita dai migliori college di Oxford ogni tanto si trova a dover chiudere ermeticamente i padiglioni per non essere sopraffatta dal buzzurrimine.
Poi càpita che ti trovi in uno studio medico, o nello studio di un avvocato, o in un negozio del centro, o in un ufficio pubblico, lì dove secondo consuetudine dovrebbe trovarsi il meglio della società borghese; e finalmente ti rilassi, pensi di essere al riparo dalla volgarità con tutta quella bella gente intorno, ben vestita e dall'aspetto curato, serio.
Invece, proprio quando meno te lo aspetti, anche nel luogo più impensabile, c'è sempre un "dio porco", un "porca merda" e un "cazzo" che esce dalla bocca di un gentiluomo o di una leggiadra gentildonna a ricordarti in quale posto fine ed evoluto ti tocca vivere; e non sai se rassegnarti o redarguire il cinghialozzo a 2 zampe che si premura di riportarti così violentemente alla realtà.
Bleah.