14 dicembre 2008

Gene del mio gene

Ettore è un cordiale signore che va per fiere a vendere prodotti sardi e settimanalmente è presente col suo banchetto tentatore al mercato del sabato di Bassano del Grappa. I suoi sono forse gli unici prodotti davvero originali che ho trovato nei paraggi, quelli che io stessa acquisto durante le vacanze al mare, e i prezzi sono si alti, ma non troppo scandalosi. Immagino che anche il suo non sia un lavoro leggero, ma non è uso a bestemmiare una parola si e una no, cerca di farlo al meglio e basta. Alla fiera di S.Lucia l'ho sniffato per la prima volta 2 anni fa e da allora ci incontriamo regolarmente 2 volte all'anno: una alla fiera di S.Lucia, appunto, e una alla fiera primaverile di S.Giuseppe. Nulla è più libidinoso che mandare all'aria la dieta e stracciarla per codesta roba, altrimenti che li si perde a fare 19 kg, se non per poter fare la scostumata ogni tanto, ma molto più serenamente?

Dolci, formaggi, salumi


Formaggio di Gavoi


La cena è servita, affettata con le apposite posate.

10 dicembre 2008

se mezzo metro vi sembra poco

Trento, ore 16.10, e non è ancora finita.

8 dicembre 2008

serrada di folgaria

Ho trovato le case degli hobbit sull'altipiano di Folgaria. C'erano anche tanti tremendissimi orchetti abbigliati in modo osceno e con delle brutte calzature, che marciavano in fila ordinata verso degli infernali macchinari. Venivano issati e caricati, portati in cima alla montagna e di lì si rotolavano a valle ridendo come idioti. Gli orchetti pare adorino questo tipo di struscio reciproco ed è per questo che si danno appuntamenti collettivi sempre nei soliti posti e negli stessi periodi. In estate per esempio si radunano preferibilmente in agosto sulle patrie spiagge dove fanno delle grandiose gare di cafoneria dove stranamente si classificano immancabilmente tutti al primo posto. In inverno infestano le località montane, con risultati identici, mentre una sempre più rilevante minoranza di orchetti snob ha imparato a strusciarsi anche nelle città d'arte. Mannaggia ai centri commerciali che non son capaci di trattenerli.

7 dicembre 2008

altipiano di folgaria

Per capire davvero quante tonnellate di neve son cadute è sufficiente spostarsi a pochi km dalla città. Un mare di neve.





6 dicembre 2008

panuozzo, mon amour



Impasto per pizza (fatto in casa of course) modellato a forma di ciabatta, cotto al forno, poi aperto e "imbuttunato" a piacere, rimesso in forno e poi pappato a 4 ganasce. In questo caso l'imbuttunamento consisteva in:
melanzane a funghetto con pomodoro, scamorza affumicata a dadini, un velo di gorgonzola, pancetta non troppo grassa.

Senza ritegno.


3 dicembre 2008

lago carezza, passo nigra


Dopo le grandi nevicate impensabile starsene in casa. Ma davanti ad un muro di neve impensabile inoltrarsi senza l'uso di un vero spalaneve. Ma davanti ad un muro di neve in un posto come questo non ci penso nemmeno all'utilità di uno spalaneve, molto meglio lasciare tutto com'è. Passeggiata lungo il sentiero delle legende fallita, ma gratificazione assai, comunque.

29 novembre 2008

non tutta la neve vien per nuocere

La neve per la città è come il trucco per una carampana: nasconde tante cose noiose, la fa sembrare nuova e incuriosisce.




La neve per la città è come un repellente: tiene lontani i perdigiorno che vengono solo per congestionare il traffico e la lascia finalmente vivibile ai suoi effettivi residenti.




25 novembre 2008

val cia, rifugio refavaie

Ricorda vagamente la val di genova, con qualche vantaggio in più però: è meno fredda e non è frequentata, complice la lontananza da ghiacciai e da strade maestre. Una manna per occhi e orecchie. Moltissime tracce di animali, tanto da sospettare fortemente che interi branchi di cervi, caprioli e colonie di lepri ci stessero spiando imboscati da qualche parte, ma nessuno che si sia mostrato a muso aperto. Da ritornarci.













19 novembre 2008

passeggiata che fai, quadrupede che trovi

Il trentino è un posto da cani, e non è un' offesa. Nella vivibile trento è raro incontrare qualcuno che non abbia il suo accompagnatore peloso accanto, e anche la più malferma delle vecchine ne possiede uno, solitamente tignoso (leggi yorkshire), a volte penoso (leggi carlino), spesso normale (leggi meticcio). Ma è nelle valli che si incontrano gli esemplari più belli, e in alta montagna spesso se ne incontrano di maestosi, particolarissimi per indole perchè visibilmente amati ma lasciati molto liberi. Così liberi che ho perso il conto dei cani incontrati durante qualche escursione che hanno liberamente scelto di mollare momentaneamente la loro zona per accompagnarci lungo un tratto del percorso. Come questo san bernardo vistosamente pigro, materializzazione vivente del Nebbia di Heidi, che ci ha sniffati per bene appena scesi dall'auto, e poi ci ha scortato per un pezzo del sentiero che dal passo vallès porta al lago di cavìa. Mi son chiesta sempre come mai tanta fiducia e socievolezza; adesso ho capito che non è nè l'una nè l'altra, semplicemente hanno voglia di farsi un giro in compagnia e lo fanno, quando e con chi vogliono loro, ma scordati che ti obbediscano o che ti diano confidenza. Poi torni a casa e leggere sui giornali di tutti sti politicanti, gentucola, pseudogiornalisti, pseudointellettuali, pseudocapitalisti che farfugliano di libertà mentre ostentano il guinzaglio sperando di farsi accalappiare dal potente di turno per mettersi a servizio, ti fa venire dubbi cosmici su quale sia la razza superiore sul pianeta.

5 novembre 2008

lezioni di modernità e normalità

Mentre noi ancora blateriamo di immigrati, di extracomunitari, di classi separate, di comunisti, di cazzate enormi, gli americani ci danno una sonora lezione di savoir vivre mandando alla White House Barack Obama. Che invidia mi fanno. Intelligente, colto, giovane finalmente, e pure bello, se non avessi visto e sentito con i miei sensi immagini e discorso non avrei potuto crederlo. Così, d'ora in avanti, quando il mondo intero penserà agli Stati Uniti avrà in mente la bella faccia di Obama; mentre quando penserà all'Italia avrà in mente la faccia liftata (e ciononostante incartapecorita) del dinosauro che ci portiamo dietro di elezione in elezione, da troppo tempo a questa parte. Stravotato e adorato come un totem da un popolo stravecchio di mentalità, anacronistico oggi più che mai, che ogni volta che lo vedo e sento mi viene lo schifo; datemi un sacchetto per vomito, formato extra.



Hello, Chicago.
If there is anyone out there who still doubts that America is a place where all things are possible, who still wonders if the dream of our founders is alive in our time, who still questions the power of our democracy, tonight is your answer.
It's the answer told by lines that stretched around schools and churches in numbers this nation has never seen, by people who waited three hours and four hours, many for the first time in their lives, because they believed that this time must be different, that their voices could be that difference.
It's the answer spoken by young and old, rich and poor, Democrat and Republican, black, white, Hispanic, Asian, Native American, gay, straight, disabled and not disabled. Americans who sent a message to the world that we have never been just a collection of individuals or a collection of red states and blue states.
We are, and always will be, the United States of America.
It's the answer that led those who've been told for so long by so many to be cynical and fearful and doubtful about what we can achieve to put their hands on the arc of history and bend it once more toward the hope of a better day.
It's been a long time coming, but tonight, because of what we did on this date in this election at this defining moment change has come to America.
A little bit earlier this evening, I received an extraordinarily gracious call from Sen. McCain.
Sen. McCain fought long and hard in this campaign. And he's fought even longer and harder for the country that he loves. He has endured sacrifices for America that most of us cannot begin to imagine. We are better off for the service rendered by this brave and selfless leader.
I congratulate him; I congratulate Gov. Palin for all that they've achieved. And I look forward to working with them to renew this nation's promise in the months ahead.
I want to thank my partner in this journey, a man who campaigned from his heart, and spoke for the men and women he grew up with on the streets of Scranton and rode with on the train home to Delaware, the vice president-elect of the United States, Joe Biden.
And I would not be standing here tonight without the unyielding support of my best friend for the last 16 years the rock of our family, the love of my life, the nation's next first lady Michelle Obama.
Sasha and Malia I love you both more than you can imagine. And you have earned the new puppy that's coming with us to the new White House.
And while she's no longer with us, I know my grandmother's watching, along with the family that made me who I am. I miss them tonight. I know that my debt to them is beyond measure.
To my sister Maya, my sister Alma, all my other brothers and sisters, thank you so much for all the support that you've given me. I am grateful to them.
And to my campaign manager, David Plouffe, the unsung hero of this campaign, who built the best -- the best political campaign, I think, in the history of the United States of America.
To my chief strategist David Axelrod who's been a partner with me every step of the way.
To the best campaign team ever assembled in the history of politics you made this happen, and I am forever grateful for what you've sacrificed to get it done.
But above all, I will never forget who this victory truly belongs to. It belongs to you. It belongs to you.
I was never the likeliest candidate for this office. We didn't start with much money or many endorsements. Our campaign was not hatched in the halls of Washington. It began in the backyards of Des Moines and the living rooms of Concord and the front porches of Charleston. It was built by working men and women who dug into what little savings they had to give $5 and $10 and $20 to the cause.
It grew strength from the young people who rejected the myth of their generation's apathy who left their homes and their families for jobs that offered little pay and less sleep.
It drew strength from the not-so-young people who braved the bitter cold and scorching heat to knock on doors of perfect strangers, and from the millions of Americans who volunteered and organized and proved that more than two centuries later a government of the people, by the people, and for the people has not perished from the Earth.
This is your victory.
And I know you didn't do this just to win an election. And I know you didn't do it for me.
You did it because you understand the enormity of the task that lies ahead. For even as we celebrate tonight, we know the challenges that tomorrow will bring are the greatest of our lifetime -- two wars, a planet in peril, the worst financial crisis in a century.
Even as we stand here tonight, we know there are brave Americans waking up in the deserts of Iraq and the mountains of Afghanistan to risk their lives for us.
There are mothers and fathers who will lie awake after the children fall asleep and wonder how they'll make the mortgage or pay their doctors' bills or save enough for their child's college education.
There's new energy to harness, new jobs to be created, new schools to build, and threats to meet, alliances to repair.
The road ahead will be long. Our climb will be steep. We may not get there in one year or even in one term. But, America, I have never been more hopeful than I am tonight that we will get there.
I promise you, we as a people will get there.
There will be setbacks and false starts. There are many who won't agree with every decision or policy I make as president. And we know the government can't solve every problem.
But I will always be honest with you about the challenges we face. I will listen to you, especially when we disagree. And, above all, I will ask you to join in the work of remaking this nation, the only way it's been done in America for 221 years -- block by block, brick by brick, calloused hand by calloused hand.
What began 21 months ago in the depths of winter cannot end on this autumn night.
This victory alone is not the change we seek. It is only the chance for us to make that change. And that cannot happen if we go back to the way things were.
It can't happen without you, without a new spirit of service, a new spirit of sacrifice.
So let us summon a new spirit of patriotism, of responsibility, where each of us resolves to pitch in and work harder and look after not only ourselves but each other.
Let us remember that, if this financial crisis taught us anything, it's that we cannot have a thriving Wall Street while Main Street suffers.
In this country, we rise or fall as one nation, as one people. Let's resist the temptation to fall back on the same partisanship and pettiness and immaturity that has poisoned our politics for so long.
Let's remember that it was a man from this state who first carried the banner of the Republican Party to the White House, a party founded on the values of self-reliance and individual liberty and national unity.
Those are values that we all share. And while the Democratic Party has won a great victory tonight, we do so with a measure of humility and determination to heal the divides that have held back our progress.
As Lincoln said to a nation far more divided than ours, we are not enemies but friends. Though passion may have strained, it must not break our bonds of affection.
And to those Americans whose support I have yet to earn, I may not have won your vote tonight, but I hear your voices. I need your help. And I will be your president, too.
And to all those watching tonight from beyond our shores, from parliaments and palaces, to those who are huddled around radios in the forgotten corners of the world, our stories are singular, but our destiny is shared, and a new dawn of American leadership is at hand.
To those -- to those who would tear the world down: We will defeat you. To those who seek peace and security: We support you. And to all those who have wondered if America's beacon still burns as bright: Tonight we proved once more that the true strength of our nation comes not from the might of our arms or the scale of our wealth, but from the enduring power of our ideals: democracy, liberty, opportunity and unyielding hope.
That's the true genius of America: that America can change. Our union can be perfected. What we've already achieved gives us hope for what we can and must achieve tomorrow.
This election had many firsts and many stories that will be told for generations. But one that's on my mind tonight's about a woman who cast her ballot in Atlanta. She's a lot like the millions of others who stood in line to make their voice heard in this election except for one thing: Ann Nixon Cooper is 106 years old.
She was born just a generation past slavery; a time when there were no cars on the road or planes in the sky; when someone like her couldn't vote for two reasons -- because she was a woman and because of the color of her skin.
And tonight, I think about all that she's seen throughout her century in America -- the heartache and the hope; the struggle and the progress; the times we were told that we can't, and the people who pressed on with that American creed: Yes we can.
At a time when women's voices were silenced and their hopes dismissed, she lived to see them stand up and speak out and reach for the ballot. Yes we can.
When there was despair in the dust bowl and depression across the land, she saw a nation conquer fear itself with a New Deal, new jobs, a new sense of common purpose. Yes we can.
When the bombs fell on our harbor and tyranny threatened the world, she was there to witness a generation rise to greatness and a democracy was saved. Yes we can.
She was there for the buses in Montgomery, the hoses in Birmingham, a bridge in Selma, and a preacher from Atlanta who told a people that "We Shall Overcome." Yes we can.
A man touched down on the moon, a wall came down in Berlin, a world was connected by our own science and imagination.
And this year, in this election, she touched her finger to a screen, and cast her vote, because after 106 years in America, through the best of times and the darkest of hours, she knows how America can change.
Yes we can.
America, we have come so far. We have seen so much. But there is so much more to do. So tonight, let us ask ourselves -- if our children should live to see the next century; if my daughters should be so lucky to live as long as Ann Nixon Cooper, what change will they see? What progress will we have made?
This is our chance to answer that call. This is our moment.
This is our time, to put our people back to work and open doors of opportunity for our kids; to restore prosperity and promote the cause of peace; to reclaim the American dream and reaffirm that fundamental truth, that, out of many, we are one; that while we breathe, we hope. And where we are met with cynicism and doubts and those who tell us that we can't, we will respond with that timeless creed that sums up the spirit of a people: Yes, we can.
Thank you. God bless you. And may God bless the United States of America.

30 ottobre 2008

habanero a trento (via Africa)

E poi che gli immigrati non sono un tesoro. Proprio quando ho finito le scorte di habanero de Roma ho trovato tanti altri cari demoni nel negozio di prodotti asiatici di via Romagnosi, gestito da una bella e cortesissima coppia mista: lui trentino, lei thailandese. E si che lo frequento da almeno 2 anni, però questa bella panoramica di habanero mi era sempre sfuggita, fino ad oggi. Mi è stato detto che questi arrivano dall'Africa, e per me vanno benonissimo. C'è di tutto da tutto il sud sud-est del mondo: diversi tipi di riso (per sushi e per altre preparazioni), pasta, salsa di soia classica, iposodica e dolce, zenzero, curry e spezie a iosa, rafano, verdure fresche ed essiccate, e altri innumerevoli prodotti per sbizzarrirsi in cucina e ampliare il proprio panorama gastronomico, nonchè il proprio girovita.

plumcake di banane con noci


L'idea del plumcake di banane alle noci viene invece dagli Stati Uniti e io ho avuto la fortuna di apprezzarne uno fatto proprio da un'americana. Quello fatto da me è abbastanza simile nel gusto, cambia la qualità delle noci e ovviamente l'aspetto: il suo era bello a vedersi e ottimo a mangiarsi, il mio è tremendo a vedersi e decente a mangiarsi. 2 banane mature 140 g zucchero 2 uova 180 g farina 50 g burro 90 g noci tritate lievito per dolci Mescolare il burro ammorbidito con lo zucchero e le uova; aggiungere le banane schiacciate, la farina setacciata con il lievito e le noci. Si può aggiungere del cioccolato fondente. Cuoce 50/60 min a 180° .

29 ottobre 2008

Datemi una malga, por favòr

Per svolgere la mansione di assistente bibliotecario categoria C ( con uno stipendio annuo attorno ai 21.000 € ) madre provincia di Trento chiede assai. Queste sono le materie d'esame :
  • biblioteconomia con particolare riferimento ai servizi, all'organizzazione, gestione, funzionamento della biblioteca di ente locale e al funzionamento delle reti di cooperazione tra biblioteche; bibliografia.
  • principi e tecniche di gestione delle raccolte bibliografiche.
  • comunicazione e promozione dei servizi della biblioteca e della lettura.
  • ideazione, progettazione e gestione di iniziative culturali.
  • conservazione dei beni librari.
  • normativa sull'ordinamento ed il funzionamento delle biblioteche con particolare riferimento alla legislazione provinciale e al regolamento della biblioteca comunale ( circa 220 pagg. di norme e disposizioni, a voler minimizzare ); norme di tutela della privacy e del diritto d'autore.
  • storia e letteratura contemporanea.nozioni di storia locale.
  • editoria italiana contemporanea per adulti e ragazzi.
  • nozioni di archivistica.
  • nozioni di diritto costituzionale e amministrativo con particolare riferimento al procedimento amministrativo.
  • nozioni sull'ordinamento dei comuni nella regione.
  • nozioni sul rapporto di lavoro dei dipendenti dei comuni della regione.
Il tutto spalmato su una miriade di testi scritti in un linguaggio speciale e comprensibile a chiunque, si, chiunque non abbia fatto altro nella vita che sfasciarsi la testa su questi argomenti. Che fai, ti leggi un saggio sulla psicologia? Un trattato di economia? UN SEMPLICE ROMANZO? Ma va là, gnorante, leggiti il Manuale del Catalogatore o la Guida alla Biblioteconomia, vedrai che carrierone ti attende. E per farti una solida cultura generale leggiti l'Ordinamento dei Comuni del Trentino-Alto Adige, la Storia del Trentino o il suo Statuto. Tse, gnorante.
Ci sono ben 3 esami da superare di cui il primo consiste in una prova scritta che può essere un tema di cultura generale o inerente al mondo della biblioteca + vari quesiti a risposta multipla. Il ssecondo consiste in una prova pratica di catalogazione di pubblicazioni monografiche a stampa. Chi dovesse miracolosamente sopravvivere a codesto eccidio potrà accedere all'ultimo esame, la prova orale, dove il sadico di turno provvederà ad atomizzare l'aspirante candidato a suon di domande allucinanti che avranno come tema tutte le materie sopra elencate. Mi chiedo che patrimonio culturale debba avere un assistente bibliotecario di categoria A; e un bibliotecario vero e proprio invece, cosa dovrà saper fare?? tradurre dall'aramaico antico al trentino moderno?? Non c'è altro da aggiungere, se non un' umile considerazione fatta da una povera tapina frescona: ma non era meglio fare un bando di concorso riservato ai soli laureati in materia?? e visto che la provincia dispone di ingenti risorse economiche, non sarebbe meglio fare prima dei corsi specifici per bibliotecari e affini, e poi fare un concorso pubblico?
A dire il vero un corso sta per partire a giorni: Corso di formazione di base per bibliotecari, organizzato dall'AIB del Trentino Alto Adige con i favolosi contributi della provincia di Bolzano. Il corso durerà 240 ore, inizierà alla fine di ottobre e terminerà nel maggio 2009.
Destinatari? persone già in servizio presso biblioteche in qualità di bibliotecari o assistenti di biblioteca che non hanno ancora ricevuto un'adeguata formazione professionale, per i quali vale l'obbligo di frequentare almeno l'80% delle ore previste ”.
Finalità? Il corso intende fornire le conoscenze di base e le competenze necessarie sia all'attuazione delle procedure biblioteconomiche (acquisizione, catalogazione, reference, prestito ...) sia alla gestione e al monitoraggio dei servizi di biblioteca, con particolare attenzione all'uso delle nuove tecnologie informatiche e digitali, nonché il quadro di riferimento legislativo e organizzativo del Sistema Bibliotecario Altoatesino ”.
Con quale faccia pretendono che un semplice diplomato abbia cotanto bagaglio nozionistico quando neppure chi già lavora in biblioteca lo possiede, tanto da dover frequentare un corso per acquisire competenza? Misteri della psichiatria moderna. Ecco cosa avrei dovuto fare: la psichiatra; lavoro ce ne sarebbe a iosa.
Dopo essermi frantumata i neuroni su ben 7 libri, ma che dico libri, testi universitari, e dopo essermi fulminata irreparabilmente le sinapsi cercando di penetrare gli arcani misteri relativi alla Santa Catalogazione, al codice ISBD(M), alle RICA, alla CDD, alla soggettazione ecc. ecc. ho però capito finalmente quello che voglio fare davvero da grande: GRATTARMI DA MANE A SERA. Oppure seppellirmi in una bella malga di alta quota, circondata da mandrie di bovini: quelli veri, però.

19 ottobre 2008

I Falconieri del Re

I Falconieri del Re, giunti da Siena a Sopramonte per la festa dei giorni delle Rimanie, hanno dato un piccolo assaggio di quello che son capaci di fare con i rapaci semi addomesticati. Nella piccola piazza si sono esibiti in un breve ma affascinante spettacolo che ha visto protagonisti una poiana, un falco e un barbagianni che si sono cimentati in voli alti e radenti da invidia verde.

GUFO REALE INDIANO


GUFO REALE INDIANO


POIANA


FALCONI INCAPUCCIATI


14 ottobre 2008

piovono castagne...

Mentre vagavo raminga per boschi in cerca di un cumulo di neve in cui infilare il cranio in fumo mi sono imbattuta in tanti trovatelli sperduti.



Alcuni mi sono caduti tra le braccia direttamente dalle fronde, e io li ho subito accolti nel capiente zainetto. Alla fine ne ho raccattato 1,350 kg in meno di 3/4 d'ora. Presto li metterò al caldo, sperando che non siano abitati.

7 ottobre 2008

convegno del CICAP "eppur si crede"

Non ho potuto partecipare al convegno organizzato dal Cicap a Padova il 4/5 ottobre (che occasione persa, sigh), ma mi hanno mandato un succinto resoconto di quello che è stato focalizzato durante i dibattiti. Sul sito di Paolo Attivissimo presto saranno disponibili anche i video della conferenza; vale la pena ascoltare cosa hanno da dirci. Tra l'altro concordo al mille per mille con lui: quando si ha a che fare con gente ottusa per troppo tempo, non c'è niente di meglio per restaurarsi i neuroni che incontrarsi con persone sane di mente, ragionevoli, equilibrate e colte. Magari potessi vivere circondata da gente così 24 ore su 24.

All'alba del XXI secolo, tra missioni nello spazio, straordinarie nuove scoperte scientifiche e progressi della medicina, non solo sopravvivono ma prosperano credenze irrazionali e superstizioni degne del medioevo. Come sempre guaritori promettono cure miracolose, astrologi affermano di potere prevedere il futuro osservando le stelle e sensitivi sostengono di potere risolvere qualunque problema di amore, salute o lavoro attraverso filtri e riti magici. Ma al vecchio bagaglio di credenze magiche si sono aggiunte negli anni numerose nuove pseudoscienze, molto più subdole perchè credute (o spacciate) per vere anche da legittimi scienziati. E' il caso, per esempio, di chi vorrebbe trasformare suggestioni di tipo religioso in dogmi scientifici, come cercano di fare i moderni "creazionisti", acerrimi negatori di Darwin e dell'evoluzione delle specie. Oppure come chi sostiene che molecole d'acqua pura, prive di qualunque altra sostanza attiva, sarebbero in realtà potenti medicine grazie a misteriose proprietà "magiche" tutte da dimostrare, come avviene con l'omeopatia. O, ancora, c'è chi immagina spiegazioni pseudoscienfitiche per i cosiddetti cerchi nel grano o chi ipotizza complotti globali per avvelenare il mondo intero attraverso le scie degli aeroplani.
Per discutere di questo e altro ancora, il CICAP ha organizzato a Padova, il 4 e 5 ottobre, un Convegno intitolato "Eppur si crede... superstizioni e credenze all'alba del XXI secolo". All'incontro hanno partecipato alcuni tra i più noti scienziati e studiosi che in questi anni si sono occupati di scienza, pseudoscienza e credenze irrazionali. Sono intervenuti, tra gli altri, l'astrofisico Steno Ferluga, l'ordinario di Psicologia del mezzi di comunicazione di massa Luciano Arcuri, i chimici Luigi Garlaschelli e Simone Angioni, la biologa Beatrice Mautino, il patologo Giorgio Dobrilla, l'ingegnere Francesco Grassi, lo studioso di bufale e leggende Paolo Attivissimo e il Segretario del CICAP Massimo Polidoro.
Per allietare la serata, inoltre, è stata allestita una conferenza-spettacolo dal titolo "Magia? Illusioni del paranormale". La conferenza ha presentato il punto di vista del CICAP riguardo alle indagini sui fenomeni misteriosi, con sorprendenti dimostrazioni "dal vivo" di facoltà apparentemente paranormali, a cura di Marco Morocutti del CICAP e il prestigiatore Nicolas D'Amore.
Infine, un intervento straordinario di Piero Angela.
"Una cosa che mi stupisce sempre è che un’iniziativa così bella e così pulita come il CICAP non attragga più persone" ha detto Piero Angela al Convegno che ha registrato il tutto esaurito. E’ un dato oggettivo, infatti, che a fronte delle tante iniziative intraprese dal Comitato (l’indagine, la sperimentazione e la verifica su misteri e fatti insoliti, la pubblicazione di riviste e libri, l’organizzazione di conferenze e convegni, la presenza su Internet, gli interventi sui media, la consulenza a giornalisti e a tutti coloro che ci interpellano...) il numero di persone che si impegna, anche solo sottoscrivendo un abbonamento alla rivista Scienza & Paranormale, non sia sensibilmente cresciuto negli anni. "Oggi, venendo qui, il tassista mi ha chiesto: “Ma i fondi chi ve li dà?”» ha continuato Angela. " "Nessuno", gli ho risposto. Non prendiamo un euro né dalle istituzioni, né da privati, né da sponsor. Ci paghiamo tutto di tasca nostra. Persino la sede, a Padova, ce la siamo comprata raccogliendo sottoscrizioni tra i soci. Siamo andati avanti anni per mettere insieme i soldi necessari: 50 euro qui, 100 là, 10 dall’altra parte... E alla fine ce l’abbiamo fatta. Io credo che questo spirito di partecipazione e di condivisione di obiettivi comuni che anima i soci del CICAP sia qualcosa di bellissimo. Ed è per questo che vorrei che al CICAP aderissero molte più persone. Diventare soci del CICAP è qualcosa di molto gratificante. Per noi, certo, perché significa che il nostro lavoro viene apprezzato, ma soprattutto per chi diventa socio. Perché è una cosa pulita e bella, dove non si entra per fare carriera o per diventare ricchi, ma si ha la certezza di fare qualcosa di utile tanto per gli altri quanto per sé stessi. Trovo che il CICAP sia una vera e propria scuola intellettuale, una palestra insostituibile per il cervello. Non ho difficoltà ad ammettere che spesso ho imparato molto di più sulla scienza occupandomi di pseudoscienza, piuttosto che di ricerca scientifica vera e propria. Perché qui si vede l’altra faccia della scienza e improvvisamente si illumina il paesaggio. Si capisce l’importanza dei controlli, la necessità delle verifiche, di avere un metodo e di avere quel sano scetticismo che è quello che ci tutela e che ci impedisce di cadere nelle trappole".
In occasione del ventennale del CICAP, il prossimo anno, il Comitato intraprenderà una serie di iniziative volte, oltre che a fare il punto su questi 20 anni di lavoro, anche a capire come rinnovarci e attrezzarci per affrontare il futuro. Lo stesso Convegno di Padova è servito per riflettere sul fatto che in questi anni il panorama della disinformazione è enormemente cambiato e si è fatto, se possibile, ancora più insidioso e difficile da controbattere. Se un tempo erano gli Uri Geller, i medium o gli astrologi a tenere banco, oggi la pseudoscienza agisce in modo molto più subdolo. Il CICAP continua naturalmente a occuparsi di tutte queste cose, ma si trova anche ad affrontare, per esempio, i problemi e i rischi per la salute che derivano dalla diffusione di forme di pseudo terapie mediche la cui efficacia non è mai stata dimostrata. Nonostante questa mancanza di prove, per sole ragioni economiche questi prodotti sono presentati, tanto sui giornali quanto nelle stesse farmacie, come rimedi assolutamente validi ed efficaci. Altrettanto, se non più preoccupanti, sono le teorie della cospirazione che negli ultimi tempi stanno fiorendo in tutto il mondo. Teorie che si basano unicamente su una deformazione dei fatti e su una ignoranza voluta o deliberata delle più elementari leggi scientifiche, ma che possono avere effetti deleteri su scelte politiche o sociali che riguardano tutti noi.
Da qui a ottobre 2009, quando il CICAP festeggerà i suoi primi 20 anni in un Convegno davvero speciale, dunque, saranno intraprese una serie di iniziative volte anche a rinnovare e a rinforzare il Comitato. Tra queste, un'importante Conferenza organizzativa, che si terrà in primavera a Torino, dove tutti i soci saranno chiamati a condividere idee, proposte e progetti per il futuro del CICAP.
"Il mio appello a tutti, dunque, è di unirvi a noi" conclude Angela. "C’è bisogno anche di voi che leggete ora queste parole. Se verrete nel CICAP troverete tanti amici con cui confrontarvi, con cui impegnarvi insieme e con cui condividere battaglie e soddisfazioni. Ma soprattutto vi arricchirete moltissimo dal punto di vista morale. Quando ci troveremo al Convegno del ventennale, tra un anno, io mi auguro davvero che il numero dei soci sia sensibilmente cresciuto.
Perché la funzione che esercita il CICAP, una funzione di verifica delle notizie, di corretta informazione, di denuncia di truffe e imbrogli e di tutela dei più deboli, è troppo importante per essere trascurata".

Per aderire ora al CICAP: http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=180021

29 settembre 2008

val Campelle - passo val cion

Approfittando della giornata del FAI c'è uscito un giro a castel Thun, luogo che da sempre contavamo di vedere. C'era una bella vetrina di oggettistica nel cortile all'interno delle mura: alabarde, mazze ferrate e spadini, ma anche cannoni in miniatura e pistole d'epoca che ricordavano tanto il famoso spingardone impugnato da zio paperone per scacciare bassotti, esattori, creditori e nipotastri esosi. Tutto a modico prezzo. Non è ancora terminato il restauro delle stanze, per cui soltanto gli esterni sono visitabili. Per vedere tutto bisognerà aspettare ancora almeno 3 anni (così ci han detto).

mazze per famiglie

Oggi, invece, escursione al passo val cion (2076m), partendo dal ponte conseria (1490m) in val campelle. Veramente la meta agognata era il lago di Lagorai (2270m), ma davanti all'ultimo ostacolo (300 m di dislivello dal passo val cion alla forcella di lagorai, circa un'ora e 30 secondo il segnavia) abbiamo preferito tornare indietro, non per stanchezza ma per questoni di orario: siamo partiti troppo tardi stamattina. Poi che l'imborghesimento non nuoce alla salute. Comunque la si guardi, la catena del Lagorai è per me la zona montuosa più bella del Trentino, selvaggia abbastanza (pochi rifugi, solo tante malghe), molto panoramica e ricca di boschi e di laghi. Da programmare un pit stop al ristorante-rifugio Crucolo, in val campelle: prometteva tante cose buone tipiche della zona (canederli, strangolapreti, zuppa di porcini ecc, ecc. gnammi) a prezzi incredibilmente bassi. Ci sarebbe da subodorare un imbroglio se non fosse che fonti insospettabili ce l'hanno consigliato. Da provare.

cima d'asta


cima stellune


lagorai da psso 5 croci


27 settembre 2008

SULLE REGOLE di Gherardo Colombo

Incontro con GHERARDO COLOMBO.

Gherardo Colombo è un gran signore di cui si è perso lo stampino, che nonostante la stanchezza dovuta ad altri 2 precedenti dibattiti, ci ha impartito per ben 2 ore una rigenerante lezione di civiltà.
L'incontro è stato bellissimo perchè Colombo non si è limitato ad enunciare dall'alto le sue teorie ma ha cercato di coinvolgere il più possibile il pubblico facendoci domande continue per costringerci a ragionare da soli, mettendo anche a nudo le nostre ipocrisie, piccole e grandi, e il nostro dire “si, si” convinto al rispetto delle regole, salvo poi fare esattamente il contrario alla prima occasione da noi ritenuta eccezionale. Impresa ardua.

Era dai tempi delle lezioni di filosofia col grande Andrea de Giorgi che non assistevo ad un tentativo così ben riuscito di scuotimento delle menti intorpidite. Più che una sonora lezione di civiltà una seduta psicoanalitica. E fatta in perfetta lingua italiana senza nemmeno una volgarità, che è una cosa che apprezzo sempre più raramente. Con la sua cultura a 360 gradi, i suoi modi da grande signore, la sua capacità di coinvolgimento, la sua voglia di fare ancora, la sua tenacia, la sua perseveranza, la sua profonda onestà, la sua umiltà, mi ha fatto vergognare di tutte le mie lamentele e dei momenti di apatia civile, ma mi ha fatto anche dimenticare per ben 2 ore della bruttura di una parte consistente del genere umano, di cui faccio parte anch'io senz'altro.

Tutto il suo discorso è partito da un enunciato fondamentale: le persone non sono strumenti ma sono un valore e sono titolari di diritti e doveri. È impossibile che la giustizia funzioni se non cambia il rapporto tra cittadino e regole, e se il cittadino non è educato al perchè delle regole; la bontà di una regola la si evince dalla sua utilità nell'evitare i conflitti. La legalità è l'osservanza delle regole, ma questa osservanza non dev'essere cieca: quando la legge confligge con la dignità e il valore dell'essere umano allora bisogna disapplicarla.
Fino alla seconda guerra mondiale l'ordinamento giuridico di gran parte degli stati era un ordinamento che regolava e legittimava una società di tipo verticale, costituita da soggetti superiori e soggetti inferiori, dove diritti e doveri erano distribuiti in modo diseguale. La giustizia stessa era discriminante perchè era espressione di questi modelli statali che sancivano il concetto di disuguaglianza e su questo si basavano. Il potere stesso si basava sull'accettazione del principio di diseguaglianza: c'erano soggetti adeguati e soggetti non adeguati, per legge. Dopo le guerre mondiali, Auschwitz e i milioni di morti, la bomba atomica e le minacce di distruzione globale, alcuni uomini illuminati si spaventano seriamente e decidono che per disinnescare questi conflitti sempre più rovinosi per la stessa specie umana si deve mettere al centro di tutto la persona, tutte le persone, con la loro dignità e il loro valore. Si decide di estendere i diritti a vaste aree della popolazione che prima ne erano escluse perchè si capisce che l'umanità progredisce solo se tutti i singoli componenti possono progredire.
Comincia a diffondersi in sostanza il modello dello stato di diritto. Le società occidentali, soprattutto quelle più colpite dalle guerre, cambiano da società verticali (con forti diseguaglianze) a società orizzontali (pari diritti, doveri e opportunità per tutti), perchè si è capito che l'alternativa è la guerra continua, e con la potenzialità distruttiva della tecnologia moderna è una cosa che la specie umana non può più permettersi. Questo è il perchè delle regole: un antidoto all'autodistruzione.

Ma rispettare le regole è difficile perchè secoli di cultura della prevaricazione hanno educato profondamente all'idea che gli uomini non sono tutti uguali ma si suddividono in superiori e inferiori. È un'abitudine.Le persone che hanno sempre goduto di status di esseri superiori non vogliono rinunciare ai propri privilegi, e questa mentalità non riguarda solo i nobili, che di privilegi ne avevano di grossi, riguarda anche i poco abbienti, che di privilegi ne hanno di poco conto. È un bisogno di sicurezza quello che impedisce di rinunciare ai propri privilegi, la paura di soccombere davanti all'ignoto, e questa paura nasce dal mancato riconoscimento del nostro limite temporale, dal mettere la morte nell'ordine naturale delle cose. Non si ha la capacità di ragionare nel lungo termine, di vedere lontano e oltre noi stessi.

Le regole sancite dai nuovi ordinamenti degli stati di diritto prevedono una serie di diritti che in definitiva rendono l'uomo più libero di scegliere per se stesso; ma scegliere in libertà significa anche assumersi delle responsabilità. Così molti uomini hanno paura della libertà perchè manca loro il coraggio o la cultura per essere davvero indipendenti e responsabili del loro destino. Da' la libertà all'uomo debole e lui si legherà e te la riporterà.

Quello che non mi convince del tutto nel ragionamento di Colombo è l'idea che una società organizzata orizzontalmente sia meno incline ai conflitti rispetto ad una società organizzata verticalmente. Penso invece che l'istinto della prevaricazione, dello sfruttamento, di voler dominare gli altri, sia insito nella natura umana, è un istinto biologico che ci portiamo dietro da quando vivevamo ancora sugli alberi. In una società organizzata orizzontalmente questo istinto esploderà comunque e innescherà conflitti, e forse è anche giusto così, la selezione naturale ha portato avanti sempre i più forti, non i più deboli.
Quello che bisognerebbe far capire ai trogloditi moderni è che una società organizzata verticalmente bisogna evitarla non perchè non sia giusta ma perchè sul lungo termine non è conveniente per nessuno. Poi ci sarebbe da spiegare ai trogloditi moderni che il concetto di selezione naturale è stato sostituito da quello che oggi si chiama darwinismo sociale, che è il modello sociale tipico della società americana o di quella giapponese: a sopravvivere non è più il più adeguato fisicamente e geneticamente, ma il più adeguato economicamente. Si è sostituita l'importanza del patrimonio genetico con l'importanza del patrimonio economico, ma mentre sul patrimonio genetico non si può barare (ognuno ha quello che ha e non lo può cambiare in nessun modo), sul patrimonio economico si può barare, eccome. Difficile stabilire se all'entità del portafoglio corrisponde un patrimonio genetico portatore di caratteri vincenti in natura, come la resistenza alle malattie, la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici, l'intelligenza, la forza fisica ecc ecc.

È stato fatto l'esempio degli Stati Uniti, società organizzata verticalmente in base al censo, dove il rispetto delle regole è più radicato che in italia, tanto per dirne una. Ma io non sono così persuasa che negli Stati Uniti non ci sia violenza latente nelle persone e voglia di infrangere le regole: mi pare che ci sia un bel numero di persone chiuse in galera, molte in attesa di pena di morte.Colombo dice che per venire fuori da una pericolosa deriva autoritaria che rischia di caratterizzare di nuovo le società democratiche moderne bisogna schiarirsi le idee e ricominciare ad approfondire questioni come i diritti umani, che non sono più scontati come erroneamente si pensa, ma necessitano di tutela costante. Come un organo che se non viene utilizzato si atrofizza, così i diritti vanno usati e ribaditi altrimenti muoiono. I nostri diritti implicano (soprattutto) anche il dovere di rispettare i diritti degli altri, per una sorta di autodifesa comune del diritto comune alla dignità e al rispetto.
Occorre riappropriarsi della propria coscienza, organizzarsi e partecipare sempre alla vita pubblica per evitare che siano sempre troppi altri a decidere della nostra vita. Farsi sentire e lavorare nel quotidiano, nell'ambito delle piccole comunità, e cominciare a cambiare prima di tutto noi stessi, liberarsi dell'ipocrisia e cercare di vivere con coerenza. Davvero però.

23 settembre 2008

cucina orientale

-->Per fare una sorpresa a chi non teme i sapori forti e esotici ho rispolverato questa ricetta che mi insegnò una carissima amica, ora (purtroppo per me) rientrata al suo paese. Ricordo che la preparò davanti ai miei occhi in un batter d'occhio, e me la servì con un contorno di riso bianco cotto a vapore come solo i giapponesi sanno fare. Tagliò a tocchetti un misto di carne di pollo e maiale e lo mise a marinare con salsa di soia e forse mirin. Nel frattempo affettò una mezza melanzana e un peperone verde, da parte mise la fecola di patate e il curry. Poi infarinò la carne marinata con la fecola e la mise in una padella con olio ben caldo, aggiungendo successivamente i dadini di melanzana e peperone verde. Una volta cotto condì il tutto con una generosa spolverata di curry saporito, e il pranzo era pronto: una chicca. Non ricordo se usò qualche altro ingrediente particolare del suo paese, ma credo di si, ogni tanto mi presentava qualcosa di misterioso e impronunciabile. La mia versione non potrà mai competere nemmeno lontanamente con la sua, ma tutto sommato non è malaccio. Ho cercato di alleggerirla per adattarla alle mie esigenze dietetiche, e durante il periodo di magra è stato uno di quei piatti di consolazione di cui non mi sono mai privata.
La sera precedente taglio la melanzana a cubetti e la metto sotto sale con un peso sopra affinchè perda l'acqua amara durante tutta la notte. Il mattino seguente posso proseguire: taglio la carne e la metto a marinare con la salsa di soia; ci metto anche un bel po' di curry, mi piace esagerare. Intanto friggo melanzana e peperone verde con la friggitrice, asciugo tutto bene con carta assorbente e lo metto da parte dopo averlo condito con una bella dose di curry. Poi infarino la carne con la fecola, o con farina di semola, e friggo anche questa con la friggitrice: in 5 minuti è cotta, croccante e soprattutto asciutta; non è facile fare un fritto asciutto con la fecola perchè per sua natura tende ad assorbire olio.
Una volta preparai questa ricetta a casa di amici che non possedevano una friggitrice, ne uscì una sbobba unta e bisunta dalla quale persino il cane aspiratutto si tenne alla larga. Un 'indecenza. Dopodichè regalammo loro una friggitrice per evitare eventuali blocchi epatici.
Dopo aver cotto tutti gli ingredienti mescolo tutto insieme in un recipiente, carne e verdure, e mi do alla pazza ingordigia. Non preparo il riso a vapore, primo perchè non ne sono tanto capace, secondo perchè di solito preparo questa prelibatezza come piatto unico. La versione di oggi prevede 2 varianti sul tema, l'aggiunta di cipolla e dell'ultimo arrivato in casa: l'habanero.

22 settembre 2008

ooopsss...la mafia anca ci, ostrega!

Risale alla vigilia dello scorso ferragosto un vivace battibecco tra noi e un esemplare di postino fulminato.
- "Belli miei, qui ci sta la mafia esattamente come giù" ci disse sconsolato.
- "Ma va là, tu sei terrone esattamente come noi, dovresti sapere bene cosa è la mafia" fu la controrisposta .
- "E io vi dico che qui c'è mafia esattamente come giù, si nota di meno perchè non ti sparano, però ti bucano le ruote, ti tagliano i meli, ti incendiano le ville......l'unico motivo per cui non è visibile è che la provincia dispone di così tanti soldi che può distribuirli ad amici e compari e dopo, con quel che resta, può anche permettersi di fare le cose che deve fare per la gente. Ma se i soldi fossero di meno si vedrebbe esattamente come si vede giù, ve lo dico io...
- " Ma che dici, dai, diciamo che se non stanno attenti diventeranno esattamente come il meridione d'italia, ma mafia è una parola un po' grossa..."
- " E io vi dico che la mafia c'è, forse in città si nota di meno, ma c'è, se non appartieni al loro giro ti fanno fuori".
Martedì 16 settembre, accuse di corruzione, truffa e turbativa d'asta per 5 imprenditori locali (arrestati), 10 persone indagate tra cui un politico di destra e uno di sinistra (è la par condicio). Oggi, dopo aver sperimentato il benessere delle patrie galere, cominciano le prime confessioni. La solita spartizione di appalti pubblici solo tra gli amici e fuori dalle balle gli estranei, l'unica differenza col resto d'italia pare che sia il dialetto usato per contrattare. Il contenuto delle telefonate intercettate è da manuale.
Il postino ci farà nerissimi la prossima volta che ci incontreremo, che fare per attutire l'impatto?? avessi la faccia tosta dei berluscones non ci metterei molto a dire "guarda che mi hai fraintesa, non ho mai detto quello che ho detto" e via così fino allo sfinimento del postino. Funziona sempre, però piuttosto che ridurmi a quel livello meglio affrontarlo a testa bassa e stramaledire la mia insanabile fresconeria, magari invece di massacrarmi a suon di sfottò proverà pietà per una povera fessa.
La lega alleata coi partiti xenofobi di estrema destra intanto vola nei sondaggi, e tra un mese qua si vota: non c'è aria di voler cambiare in meglio, di voler amministrare meglio, di voler distribuire meglio i soldi pubblici, c'è aria da resa dei conti e di vendetta, e noi come al solito se avremo qualche briciola sarà solo grazie a questa guerra tra bande. Perchè i partiti che stanno all'opposizione non vogliono mai realmente cambiare, ma unicamente sostituirsi a quel sistema che solo a parole vogliono abbattere. E' successo a livello nazionale, secondo logica e statistica succederà anche in questa landa che di speciale ha sempre di meno.
Fin qui le cattive notizie.
La buona notizia, invece, è che non è più vero che i nordici ce l'hanno a morte coi sudici: gli vogliono così bene che pur di metterli a loro agio adottano e fanno proprie tutte quelle virtù tanto deplorate in passato, così da farli finalmente sentire a casa. The miracle of money.

21 settembre 2008

a proposito di diete

Il peso ideale non è quello consigliato dalle bilance elettroniche in farmacia: per sapere qual'è realmente il peso ideale è sempre cosa buona e giusta rivolgersi ad un medico competente che lo valuterà considerando altezza, età, massa grassa, massa magra, massa ossea, metabolismo, alimentazione, attività fisica, eventuali malattie ed eventuali assunzioni di farmaci. Naturalmente me ne sono fregata del peso ideale consigliatomi dall'esperta (troppo alto) e senza arrivare a quello suggeritomi dalla bilancia sono arrivata a quello che io ritengo debba essere il giusto peso per me. Cioè quello che mi consente di navigare abbondantemente in una 44, come ho sempre fatto prima del grande big bang.
A futura memoria mia, meglio mettere per iscritto alcune regole fondamentali per riuscire a dimagrire, anche perchè, pesandomi settimanalmente, stento tuttora anch'io a credere di essere calata così tanto in così poco tempo.
Una volta appurato che non ci siano disordini metabolici:
1) diminuire le dosi di condimenti grassi (olio, burro, maionese, ma anche salse speciali tipo pesto al basilico, ai funghi, e tutti quei prodotti industriali in cui la parte grassa la fa da padrone). Si possono sostituire con aceto balsamico, salsa di soia, erbe aromatiche e spezie. Per imparare ad avere orrore dei formaggi sarebbe buono vedere come vengono preparati.
2) diminuire l'apporto di carboidrati (farinacei /amidi) e ricordarsi sempre di assumerne una sola porzione a pasto. Se si mangia pasta o riso non continuare il pranzo con patate di contorno e pane. O l'uno o l'altro.
3) cominciare il pasto con una porzione di verdura cotta o cruda aiuta a mitigare la sensazione di fame bestiale. Oppure leggere la stampa: c'è sempre qualche notizia nauseabonda che riguarda le contraffazioni e le frodi dell'industria alimentare. Potrebbe darsi che vi venga all'improvviso la voglia matta di mangiare sano e leggero e soltanto cibi preparati con le vostre sante mani.
4) considerare come pasto principale il pranzo, tenendosi leggeri la sera. E' più facile metabolizzare un pranzo che una cena.
5) gambe in spalla e zompare regolarmente. E' una baggianata inventata per farci spendere soldi quella che ci vuole far credere che sia indispensabile "andare in palestra". Non è necessario, mentre lo è muoversi di più durante l'arco dell'intera giornata e non confinare l'attività fisica al solo rito settimanale in palestra. Chi può cerchi sempre di fare una passeggiata a piedi o in bicicletta dopo pranzo e dopo cena: non c'è niente di meglio per stimolare il metabolismo. Buttarsi subito davanti a tv o computer è il modo migliore per lievitare.
6) variare gli alimenti il più possibile. Non è vero che stando a dieta si mangi di meno, è vero invece che si può mangiare di più. Spesso si ingrassa anche perchè si mangiano sempre e solo le stesse cose. Quante volte si preparano 100 grammi di pasta perchè "tanto mangio solo quello, posso abbondare" ?. Errorissimo. La mia dieta non è stata deprimente perchè mi sono ingegnata nel cucinare tutto il cucinabile nei modi più disparati, anche andando a spiare le culture degli altri paesi. Non è mica una brutta idea. Credo di non aver mai mangiato tante cose così diverse come quando son stata a dieta.
7) cercare l'aspetto divertente vale per tutte le situazioni stressanti, figurarsi per la dieta dimagrante. L'autoironia aiuta a non drammatizzare e a non prendersi troppo sul serio.
8) spesso durante una dieta dimagrante saltano fuori delle infami patologie, tipo la bulimia o la fame convulsiva diretta solo verso certi alimenti (tipico il caso di chi si strozza coi dolci di nascosto). Invece di avvilirsi come un verme parlarne subito col medico, tanto non serve far finta di nulla.
9) coinvolgere familiari e/o amici può essere motivante per chi è a dieta e istruttivo per loro. Non è detto che si debba rinunciare a organizzare pranzi o evitare inviti come la peste nera, si può benissimo prendersi un giorno di pausa e intanto confrontarsi e consigliarsi sui metodi di preparazione dei vari piatti. Ne escono delle belle.
10) compilare quotidianamente un diario in cui annotare TUTTO quello che si è ingurgitato durante il giorno. Se non ci si è ancora completamente abbrutiti ci si dovrebbe vergognare assai e dalla vergogna potrebbe scaturire un rigurgito di dignità che non fa mai male.
11) se, nonostante tutto, la dieta diventa penosa o, peggio, inutile, consultare uno stregone specializzato nel prendere per il culo la gente: dopo che vi avrà rubato tanti bei soldoni per niente vi verrà la depressione con conseguente blocco dello stomaco. Allora, forse, i chili potrebbero cominciare a sparire da soli per autoconsunzione.

Questi sono grosso modo i corretti abbinamenti per preparare un pranzo completo di primo, secondo e contorno (carboidrati + proteine + fibre e vitamine). La frutta è meglio riservarla per gli spuntini.

● PASTA → LEGUMI O UOVA + INSALATA

● ZUPPE/MINESTRE ( CEREALI + LEGUMI ) → PESCE + INSALATA

● RISO → LEGUMI O PESCE + INSALATA

● COUSCOUS + VERDURA → FORMAGGIO + INSALATA

● PATATE → CARNE + INSALATA

20 settembre 2008

Habanero de Roma

La cosa migliore per preservare la propria salute mentale al rientro da una gran bella vacanza è trovare qualcosa di piacevole anche lì dove ci tocca di vivere. Prima di tutto ricontattare i pochi ma buoni, con cui consolarsi. E' stato così che una coppia di simpatici americani mi ha comunicato la loro improvvisa partenza per Roma; con grande goduria ho ritirato fuori tutte la mappe e le guide in mio possesso e le ho elargite a piene mani, e già che c'ero mi sono lustrata gli occhi riguardando le 320 foto che mi son portata a casa. Loro non lo sanno, ma invece di ringraziarmi dovrebbero pretendere i miei, di ringraziamenti, per avermi dato l'occasione di ripensare a quella che è la città che più adoro da sempre, anche nonostante l'inquilino del campidoglio.
Da Roma, oltre alle foto, mi son portata dietro anche un bel mucchietto di Habanero, i mitici peperoncini messicocubani ai primi posti nella classifica di piccantezza: pane per i miei denti. A Campo de' Fiori, su una bancarella variopinta di frutta e verdura, i nostri occhi si sono incrociati e ne è scaturita un'attrazione fatale nata dalla consapevolezza che eravamo stati creati l'uno per l'altra. Insensibile alle battute allusive di bassa lega del venditore , che fino all'ultimo ha cercato di metterci in guardia contro le proprietà infernali dell'acquisto, ne ho voluto un bel sacchettino. Ma che esagerato pusillanime, mi son detta. Alla prima degustazione devo essermi trasformata in una fiamma ossidrica vivente: corroborante esperienza, tant'è che ci ho preso gusto e lo sto infilando dapertutto (salse, verdure, pesce, frittate). Roba da maneggiare con cura, ma che dico, con curissima, anzi, meglio munirsi di guanti di lattice.
Ora ha riaperto il negozio di prodotti siciliani, che solo pochi anni fa mi aveva beata portando i peperoncini tondi, da fare ripieni, e quelli "piccantissimi" da farci una bella salsina da spalmare ovunque. Ci farò colazione, con quelli.

12 settembre 2008

CAPUT MUNDI

Che sberla incommensurabile rientrare nella riserva dopo i giorni passati a Roma; e mentre speravo in un rientro soft, fatto attraversando gradualmente l'italia come tante camere di decompressione per riabituarmi gradualmente all'aria schizopadana, ho avuto invece uno shock quando ho scoperto con orrore di dover viaggiare in vagone con un padano doc. Che angoscia.
Il simpatico troglodita (ovviamente in giacca e cravatta e dall'aspetto “perbene”) si è faticosamente trattenuto dal mostrarsi apertamente sino alla stazione di Bologna; dopo di che è tracimato come un fiume in piena: ha cominciato ad esprimersi col suo interlocutore nel modo che gli è più congeniale, e cioè a suon di “merda, coglione, cazzo, figlio di puttana” e tutta un'altra serie di combinazioni volgari da voltastomaco anche per me. Man mano che sentiva aria di casa ha cominciato a degenerare a vista d'occhio, tanto da farmi pensare che di lì a poco avrebbe cominciato a grattarsi voluttuosamente lo scroto e a scaccolarsi attaccando i suoi reperti organici sotto i tavolini.
Impossibile immaginare come si comporterà un elemento di tale estrazione tra le 4 mura domestiche. Da Bologna in poi le possibilità erano 2: o lo si impiccava fuori dal finestrino facendo una lunga corda coi lacci delle scarpe raccattati tra gli altri viaggiatori, o ci si tappava le orecchie, come ha signorilmente fatto un viaggiatore seduto di fronte a noi.
Alla prima buzzurrata esternata solennemente dal troglodita, ho pensato alla proprietaria del B&B in cui abbiamo alloggiato, alla sua cordialità, alla sua disponibilità, alla sostanziosa colazione che ci portava ogni mattina in camera; una donna che lavora e, udite udite, non ha perso nemmeno un atomo della sua femminilità. In zona padana, invece, basta che una sollevi il fondoschiena dal materasso che subito si sente in diritto di sbraitare “lavoro iooo!! porco dioooo!!”.
Alla seconda buzzurrata ho pensato al sorvegliante della chiesa di S.Pietro in vincoli; vedendomi ferma sulla soglia e per nulla intenzionata ad entrare (indossavo un vestito scollato), mi ha guardata con compassione e mi ha detto “se avesse un foulard per coprirsi le spalle la lascerei entrare, ma adesso io vado a fumarmi una sigaretta, lei entri e si guardi il Mosè”. Naturalmente non è andato a fumarsi la sigaretta, è rimasto all'entrata della chiesa a sorvegliare, ma io ho potuto ammirare il Mosè.
Alla terza buzzurrata ho pensato al pranzo “Dar Buttero” in Trastevere, alla parmigiana di melanzane, ai bucatini all'amatriciana, agli affettati misti e alla naturalità dei romani sempre pronti a darti informazioni e indicazioni.
Alla quarta buzzurrata ho pensato al pane e alle pizze mangiate da “la Renella”, sempre in Trastevere, buone buone buone, e poi ho pensato che finchè in questa landa di padania si ostineranno a fare pizze secche e salate e pane da strozzarsi non ci si deve poi stupire se gli viene il carattere da carogne.
Alla quinta buzzurrata ho pensato ai vicoli del centro, pieni di ristoranti e localini per tutti i gusti e per tutte le tasche, alla sana indifferenza degli avventori, alla gente che parlava della propria vita e non di quello che aveva visto o sentito in tv.
Alla sesta buzzurrata ho pensato al cielo di Roma, agli spazi aperti, alla monumentalità dei suoi palazzi, ai colori di Villa Borghese, alla sua storia.
Alla settima buzzurrata ho pensato che tutto sommato non sarebbe mica male dividere l'italia in 2 stati separati dal filo spinato; se sotto la mafia ci tocca stare, almeno che sia sotto il sole.
Si si, son sempre molto contenta di essere nella riserva a sud dell'Austria, soprattutto quando preparo le valigie per un viaggio.

30 agosto 2008

val borzago: rifugio "ongari" carè alto

1200 metri di dislivello spalmati su 3 ore di camminata, tutti in salita non sempre ripida, ma costante e soprattutto interminabile. Si parte dalla località pian della sega (?!) e subito si comincia a salire. Dopo circa 2 ore si comincia a intravedere il rifugio, ma è solo un miraggio, ci vuole ancora un'ora di torture prima di approdarvi. Il rifugio è carino, i proprietari gentili, il cagnone che ci ha accolto un bel tipo. Direi che con quest'ultima ascensione ho concluso la stagione delle pene. Programma di domani: escursione dal letto al divano + arrampicata al frigorifero e deviazione per la dispensa; frittatona di cipolle, birra e rutto libero (alla Fantozzi) ; telefoni spenti e tv e computer accesi, possibilmente contemporaneamente.
Partenza dal parcheggio a pian della sega (1260m): h 6.40
Arrivo al carè alto (2460m): h. 9.40
Dislivello: 1200m
Ammortizzatori (ginocchia): da restaurare
Tipologia: escursione lunga e faticosa; fatta una volta, fatta per sempre.

Stria


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29 agosto 2008

rifugio e lago antermoia

Di tutte le escursioni fatte questa è quella che ho sudato di più e di cui non serbavo un buon ricordo. E non è che ricordavo male, è proprio tremebonda. Il sentiero che da Mazzin porta al rifugio Antermoia è ripido, faticoso a salirsi e pericoloso a scendere (è franoso), soprattutto il primo tratto che porta alla località camerloi; in questo primo pezzo del lungo tragitto si giocano circa 900 dei 1150 metri di dislivello, e son da fare in fretta, altrimenti non se ne esce più. Proprio su questo sentiero ci ha lasciato l'anima un povero escursionista non più di 2 settimane fa. Il segreto per non morire di stenti è partire all'alba, in modo da non trovarsi nel bel mezzo della faticosa salita con una temperatura che, pur se non eccessivamente alta, può provocare infarto. Gran finale al rientro con ruzzolone stile Will Coyote; comunque è bello.
Partenza dal parcheggio di Mazzin (1340m circa): h 6.45.
Arrivo al rifugio antermoia (2490m): h 9.35 ; per il lago ancora 2 minuti.
Dislivello: 1150m.
Incontri significativi: una colonia di marmotte al camerloi. Probabilmente prima delle 9 del mattino hanno i riflessi lenti e si muovono solo col pilota automatico perchè, molto educatamente, non ci hanno fischiato e si son lasciate fotografare manco fossero modelle.
Un gruppo di giovanissimi ragazzini, tra cui un bambino piccolo, che con l'accompagnatore zompavano spensierati da una roccia all'altra, dopo essere scesi dal passo di antermoia (2770m) : bella forza, mica portavano zaini pesanti, loro.
Tipologia: escursione massacrante, da non fare più di una volta ogni 3 anni. Lo consiglierei solo a qualcuno che mi stesse davvero sulle balle.

Sassolungo e Sassopiatto


lago antermoia


28 agosto 2008

laghi moregna, delle trote e brutto

Una telefonata all'APT di Predazzo per chiedere informazioni sulla sterrata per la valmaggiore (“andate, andate tranquilli” ci è stato detto), poi non si sa cosa sia successo tra domenica scorsa e oggi, comunque la strada è stata aperta al traffico privato. Meglio non indagare e cogliere l'occasione per fare una di quelle passeggiate che son sempre rimaste in sospeso causa maltempo: il giro che dalla malga valmaggiore, nel Lagorai, porta ai laghi moregna, delle trote e brutto, fino alla forcella coldosè.

Partenza dalla malga valmaggiore (1620m) h 7.30
Arrivo al lago moregna (2081m) h 8.30
per il lago delle trote (2100m) calcolare altri 30 minuti circa dal lago moregna
per il lago brutto (2200m) calcolare altri 30 minuti circa dal lago moregna
per forcella coldosè (2180m) circa 45 minuti dal lago moregna
Dislivello totale 550m circa
Tipologia: escursione semplice, non faticosa, molto panoramica.

lago delle trote


lago brutto


lago moregna