16 ottobre 2017

caccia al larice in val di Pejo

Il Mistico, che ha preso in mano il timone della mia barcarola scassata, ha deciso di riportare alla mia attenzione tutti quei luoghi noti e altamente terapeutici, che effettivamente hanno mutato la mia espressione facciale da depressa nera a felice spensierata;
tanto da farmi pure desiderare di immortalarla (non mi faccio mai fotografare), a futura memoria.

Andando a ripescare nel catalogo fotografico scopriamo con orrore che manchiamo dalla Val de la Mare da ben 9 anni, e no, non si può mica andare avanti così.

Quindi leggera capatina al rifugio Larcher mannaggiamente chiuso (sentiero 102), sguardo veloce al lago delle Marmotte e al lago Lungo (sentiero 104), ritorno per lo stesso percorso per rimirare i boschi di larici in pieno foliage + giretto esplorativo lungo il percorso dei larici di Cavaion (sentieri 140 e 140B)

Troviamo una giornata spettacolare: una combinazione di limpidezza e temperature miti, con leggera ventilazione quanto basta per non arrancare, e il risultato eccolo qua.

Paesaggi simil tibetani.




rifugio Larcher, 2610m ca




Il letto scoperto del fu ghiacciaio del Cevedale, ormai spoglio, con carampana in primo piano.




Vioz, 3645m ca


l'alta val Venezia vista da quota 2700


Lago delle Marmotte


lago Lungo da lontano


novella Idefix presidia il suo larice

Attraversamento del bosco:
























Poi in esplorazione lungo il sentiero dei larici di Cavaion, da tenere a mente per un giretto a sé stante.



















problemi di identità?


13 ottobre 2017

scalinata dei larici in val Saènt

Passeggiata terapeutica nel parco dello Stelvio, settore trentino, con entrata dalla val di Rabbi.

Partenza da quota 1380 presso l'albergo-ristorante al Fontanino. Passati dalla malga Stablasol poco più su, e poi sul sentiero 106 fino ai 1780m della malga/bivacco Pra di Saènt . Seguendo le indicazioni abbiamo compiuto l'intero tragitto che porta ad ammirare dei bei larici la cui venerabile età varia dai 300 ai 400 anni. Per ciascuno di loro è presente una scheda che ne illustra le vicissitudini. Gli ultimi 2 li han chiamati le "vedette" e son quelli che dimorano più in alto di tutti, a circa 2000m.
A fine giro l'immancabile transito lungo il tracciato apposito per salutare le cascate del Saènt, che è sempre un piacere risentirle.

Bosco in pieno colore, due cerve a darci il benvenuto, sottofondo musicale a base d'acqua del torrente Rabbies, uccellini pigolanti tra le chiome, sfondo azzurro, nessuno intorno. È questo il periodo migliore per farsi 'sto gran bel regalo.




































Con andatura lenta mi son goduta ogni singolo passo, ogni scorcio e ogni suono, che parevo una tossica in stato di grave astinenza. Avrei abbracciato anche un orso puzzolente, talmente ero soddisfatta di trovarmi là in mezzo. Alla fine felice e serena da sentirmi quasi in colpa.

8 ottobre 2017

ottobre musicale (il mio): mad world

their tears are filling up their glasses
 no expression, no expression
 Hide my head I wanna drown my sorrow
 no tomorrow, no tomorrow 


27 settembre 2017

sorellina di nessuno

Che il mio cactus genealogico mi stesse assai sui cojones
che desiderassi cambiare cognome
che desiderassi vederli estinguersi
avevo ragione da tempi non sospetti, e quanto odio io avere ragione quando si tratta di fare pronostici di famiglia.

Il consanguineo malato di tumore e metastasi, nonostante il buon esito di chemio e intervento chirurgico, ha pensato bene di proseguire il decorso post operatorio perdendo tempo dietro alla favola della terapia dibella o del potere salvifico del succo d'aloe e altre castronaggini suggeritegli da gente che andrebbe decapitata con un coltellino seghettato.
Lui, che quando avevo 16 anni quasi mi obbligò a leggere l'inchiesta sul paranormale di Piero Angela per sviluppare lo spirito critico e scettico.
Ho presenziato al suo funerale 20 giorni fa, e ancora lo maledico. Uuh quanto. Se sapesse. Uuh, se mi sentisse. Uuh.

Tale è il potere delle illusioni, delle false credenze e delle errate convinzioni, che -toh- uno di 49 ci lascia le penne e all'ultimo se ne stupisce pure. Tra la rassegnazione e la benevolenza di uno stuolo di sorelle-capre e di ex ignoranti che invece di esortarlo a fare seriamente lo hanno assecondato sino all'ultimo.
Si può finire così? quanti ancora buttano la vita per cazzate? in nome di cosa? il mito della reincarnazione? dell'aldilà? si, questo è ancora il livello.
Diceva che una volta morto sarebbe passato di notte a fare il solletico ai piedi a tutti. Quelle stanno ancora aspettando, io invece la notte mi sveglio in totale balìa dell'ansia pensando a come avrà vissuto il trapasso, quel fifone. Che aveva il terrore dei chirurghi, oddio quei cattivoni, ma che gli toccasse di schiattare per presunzione, quello no, non lo immaginava proprio.
Perché tale è il potere delle illusioni, delle false credenze e delle errate convinzioni.

La sconfitta della ragione non l'ho vissuta con rimorso o senso di colpa, perché solo il Mistico ed io sappiamo quante volte son rimasta senza voce e senza energie per esportare un grammo di razionalità in quelle menti perse. La mia parte l'ho fatta e ne vado fiera. Mica si può pretendere da una gallina l'eleganza del volo di un'aquila.

Però, non potendo sopportare di venire associata a quel resto della famiglia di capre che quasi potrebbero essere incolpate di omicidio colposo, ho celebrato tra me e me una specie di funerale preventivo e collettivo per tutte loro. Sorellina di nessuno, alla fine, libera da qualsiasi vincolo anche morale, per scelta molto consapevole.
Tirata fuori dal pantano e sostenuta in modi più che concreti dal Mistico prima di tutti, e da uno stuolo di amiche che hanno confermato il detto che "i veri amici si riconoscono nel momento del bisogno". E quanti me ne sono trovata intorno, da Trento a Cagliari passando per Napoli. La mia nuova famiglia allargata multiculturale che a differenza del cactus genealogico mai mi ha fatto sentire sola nell'assurdo che ho vissuto in questi ultimi 14 mesi.

Le montagne insolitamente fredde di questo fine settembre mi hanno subito offerto rifugio, il bosco un riparo, gli animaletti la compagnia. Posso ripartire, olé.


27 agosto 2017

quota 3000

E così ho sfondato quota 3000 nell'estate più improbabile per condizioni fisiche, anzi, PSICOfisiche.
Quota 3030 per l'esattezza. Da Solda, e con l'aiuto della seggiovia per fino e per giunta.

L'idea molto molto balzana era di arrivare all'Hinteres Schöneck (3125m) attraversando la Zaytal e transitando per la Düsseldorferhütte (2721m). Per farlo, una volta tanto ci siamo serviti della seggiovia Kanzel, che dai 1840m di Solda porta ai 2350m della Kanzelhütte in una quindicina di minuti (ahò, sto stracotta de dentro e de fuori, e quel giorno in particolare NON avevo voglia di muovermi già dalle 3.30 del mattino).
Nonostante il fallimento ho apprezzato tutto. In particolare, quello che apprezzo di più è l'ormai consolidato potere lenitivo che ha la montagna sui miei nervi, anche nei momenti in cui avrei voglia di fare la sterminator. Potere lenitivo che sicuramente è dettato anche da motivi di sopravvivenza: certe volte in montagna è meglio pensare a come riportare a casa il fondoschiena integro piuttosto che meditare su come seppellire nei piloni 4/5 della famiglia.

Dal balcone della Düsseldorferhütte lo sguardo è ipnotizzato dai giganti.

sotto e tra la nuvoletta: Sulden Spitze, König Spitze, Zebrù, Ortler

Il rifugio (detto anche Serristori) è molto carino e accogliente, ma ci riserviamo una sosta più lunga per il rientro.

Salendo all'Hinteres Schöneck: Großer Angelus (3520m) con lo sputo di vedretta che ne rimane, e a sx la Vertain Spitze (3545m).



Sotto la Vertain Spitze corre il vecchio sentiero ormai chiuso al transito pedonale.



Il sentiero si fa esposto, in alcuni punti occorre inerpicarsi sulle rocce verticali, e anche se ci sono un po' di cavi d'acciaio a cui impiccarsi per non precipitare troppo, io inizio a camminare a chiappe strette. Sarà il Mistico a fare foto col suo catorcio, perché io son troppo impegnata con la bestemmia libera, con le mani incollate ovunque e il culo a ventosa.



La parte più alta della Zaytal -



- e quella della valle di Solda



Sua Altezza l'Ortler oggi ha la cima libera: giornatona spettacolare per chi ha avuto il cul di arrivarci proprio oggi.



Per la König Spitze invece la solita nuvolaglia.



Zufall Spitzen


Arrivata a 3030m il Mistico mi dice che è ora di scendere. Ho già fatto troppi tratti in verticale esposti sul nulla, sa che la mia capa tosta sarebbe capace di andare ancora ma non si fida. Troviamo un punto relativamente riparato tra le rocce e stiamo li come gli eremiti. Poi ci decidiamo a calare.



La Düsseldorferhütte con annesso laghetto.





Panorama dall'alta Zaytal:



23 agosto 2017

alle falde della König-Spitze

Prima volta a Solda, per andare a vedere l'Hintergratsee e un panorama che avevo in lista da almeno 4 anni. Per il laghetto purtroppo sono arrivata tardi. Evaporato sotto le mazzate del caldo malato di questi tempi.
Solo una pozzanghera.





Partiti dal primo parcheggio (a pagamento) che si trova subito all'entrata del paese. Non abbiamo intenzione di prendere la seggiovia che porta ai 2330m del Langenstein, quindi scegliamo il bel sentiero nel bosco che non è ripido e offre simpatici incontri: fringuelli a secchiate, qualche nocciolaia e combriccole di scoiattoli farabutti che ci hanno sbraitato contro per un bel pezzo.

sentiero 3


sentiero 3

 Anche gli alberi soffrono:



Alcuni massi lungo il sentiero, forse son questi ad aver dato il nome Langenstein alla zona.









Quasi alla fine del sentiero 3, proprio sotto la stazione d'arrivo dell'omonima seggiovia ...
Zollkontrolle!!



Dalla seggiovia piovono orde di umani, parecchi italofoni. Quindi noi ci si affretta lungo il sentiero Morosiniweg che attraversa il vallone morenico ai piedi dell'Ortler.



Il gigante scricchiola in continuazione e fa impressione. Non sono geologa o glaciologa e quindi non ne so decifrare il motivo, ma d'istinto allungo il passo.



Punto panoramico con vista sulle cime del versante orientale della valle di Solda.



Il Morosiniweg:



con un breve tratto munito di cavi di sicurezza




Hintergrathütte, 2661m

Il panorama da cartolina che speravo di portare a casa è privo delle acque azzurre del Gratsee, sob!

König-Spitze a sx, Zebrù a dx





La cima del gigante è rimasta avvolta nella nuvolaglia per tutto il giorno, RI-SOB!!


E per giunta al rifugio hanno avuto il coraggio di rifilarci una ciofeca di caffè che manco i cani avrebbero fatto di peggio. TRIPLO SOB!!!
(origliando le chiacchiere degli italofoni incontrati a Solda pare che la ciofeca sia la specialità più temuta in zona)

Sul versante opposto individuiamo la meta del prossimo giro: la Zaytal con la Dusseldorferhütte (rifugio Serristori)



Qualche scultura su una delle tante deviazioni del sentiero 3 che sale da Solda.



Ciliegina sulla torta, nel tardo pomeriggio sfilalta di buzurri porsche muniti (con targa tettesca, devo dirlo) che sfrecciavano tra i pargoli e le mamme in zona laghetto. È proprio vero, questa pare essere l'estate più cafona di sempre per le località turistiche italiane.